Bruno Lauzi conosceva la data della propria morte?

Coincidenza o premonizione?
Bruno Lauzi conosceva la data della propria morte?

Marco Levi, del quale Rockol ha qui recensito il libro "Mitiche canzoni", ci ha inviato un interessante (e un po' inquietante) articolo che pubblichiamo volentieri, lasciando aperta ogni interpretazione all'opinione dei nostri lettori.


È il 1983 quando, ospite di Mike Bongiorno nella trasmissione "Superflash", Bruno Lauzi rilascia un’ambigua profezia sulla fine della sua carriera, sulla sua fine.
Dopo aver cantato il singolo dall’andamento bossanova "Fai fai", portandosi dalla penombra dello spazio riservato al pubblico al luminoso centro dello studio, l’artista genovese è raggiunto da Mike, per l’intervista.

Dopo i convenevoli e la dedica agli amici brasiliani Toquinho e Vinícius de Moraes, Lauzi parla del suo ultimo LP intitolato "Palla al centro", sul cui concept si sofferma. Palla al centro “ha un significato per quelli che hanno già passato i quaranta”, dunque vuole rappresentare il sentirsi un po’ a metà, al centro, del cammino della propria vita, ancora però pieni di voglia di vivere e di giocare, tanto che “…è importante che l’arbitro continui a mettere la palla al centro, e non la porti via con sé negli spogliatoi”.
È proprio sul finale dell’intervista, però, che “il piccolo uomo con un coraggio da leone” – come lo definì Gino Paoli - rivela con leggerezza qualcosa di sorprendente: “Faccio un lavoro più tranquillo, ma efficace, che dura da 23 anni e speriamo duri ancora 23”. 
Siamo nel 1983, ed effettivamente la carriera di Lauzi era iniziata 23 anni prima, nel 1960, quando Giorgio Gaber aveva inciso la sua canzone "Bella" (testo di Mogol). 
Ciò che colpisce però è che esattamente 23 anni dopo, nel 2006, la carriera di Lauzi sarebbe finita - con la morte. 
Come è possibile che Lauzi ne avesse premonizione? Una semplice coincidenza?  
A confutare una tesi puramente coincidenziale, oltre al concept stesso di "Palla al centro", ci sarebbe da considerare anche un dettaglio di tipo numerologico, che porrebbe il destino del cantautore come già scritto, matematicamente. Per descrivere lo spartiacque cronologico della propria carriera, Bruno Lauzi ruota - come una palla - intorno al numero 23. 
Ora, il numero 23 è composto da 2 e 3, che, se sommati fanno 5. 5 è anche il numero delle lettere che compongono il nome di B-R-U-N-O e 5 è anche il numero delle lettere che compongono il suo cognome L-A-U-Z-I. Sommando nome e cognome - da intendere anche come 2+3 e 2+3 e sillabicamente 3 (Bru) + 2 (No) e 3 (Lau) + 2 (Zi)- si ottiene 10, esattamente come si ottiene 10 sommando separatamente 1+9 e 3+7: la data di nascita dell’artista - 1937 - il cui risultato totale (10 + 10) dà 20, ovvero la prima parte della data di morte 2006, mentre la seconda parte (06) è esattamente l’opposto della seconda parte della data di inizio carriera (60), cioè 1960…
Infine, all’interno del contesto, risulta difficile restare indifferenti anche al significato stesso di "Fai fai". Il singolo vuole rappresentare l’amore e la vita come unico antidoto a una poco chiara insonnia: “Fai l’amore e canterai, se l’insonnia visita il tuo letto”, ad una poco chiara preoccupazione che invade l’intera tessitura lirica. 
Verrebbe da domandarsi: di quale insonnia si parla? Quali preoccupazioni turbano il sonno e la tranquillità di Bruno Lauzi che, come recita nel testo, non ha più “14 anni” (ancora: 1+4 dà 5), e soprattutto non ha nessuna voglia di “varcare quella soglia e andare via”?
La domanda resta quindi aperta: Bruno Lauzi conosceva la data della propria morte? 

Marco Levi


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