Adriano Celentano, la storia di “Yuppi Du”

Quest’estate vi raccontiamo le storie di 45 canzoni italiane che, pubblicate a 45 giri, hanno avuto successo fra gli anni Cinquanta e il Duemila.
Adriano Celentano, la storia di “Yuppi Du”

“Yuppi Du”: 1975, A.Celentano, Ed. Clan/Lunapark

Quando nelle sale uscì “Yuppi du”, Adriano Celentano aveva recitato in diversi film (e con registi come Fellini, Corbucci, Germi, Lattuada, Festa Campanile, Argento) e diretto insieme a Piero Vivarelli il bizzarro “Super rapina a Milano”. Dieci anni dopo invece, questo musical fiabesco lanciò la nuova, pressoché definitiva veste del personaggio Celentano: non più il “molleggiato” degli anni ’60, ma il visionario evangelizzatore mediatico ancor oggi in attività in tv. La pellicola, nella quale recitavano anche la moglie Claudia Mori e l’attrice Charlotte Rampling, spiazzò sia i critici che il pubblico (da lui abituato a prove più leggere), ma un successo immediato fu garantito dalla canzone omonima e dalla fotografia di Celentano di spalle (con essa vennero realizzate anche delle magliette, forma di promozione nuova per l’Italia).

Nello scrivere (tutto da solo) il brano, Celentano scelse di non avventurarsi troppo oltre il suo “territorio” dal punto di vista musicale, per tentare qualcosa di nuovo dal punto di vista delle liriche. Dopo un’introduzione di chitarra acustica in puro “stile Celentano” (si pensi al “Ragazzo della via Gluck”), il cantante parte fin dall’inizio con il ritornello del titolo: un suono che doveva essergli piaciuto, privo di particolari significati, come era accaduto per “Prisencolinensinanciusol”, il suo successo del 1972 cantato in un inglese completamente inventato. Ma in questo caso, dopo il ritornello, “Yuppi du” diventa una canzone in inglese vero e proprio – per quanto piuttosto maccheronico. Strofe come “Now before me a cemetery do i see where all the arms of war are buried deep; and from the heaven descends a grand feast where all the nations of the world are united” danno l’impressione che il brano sia stato composto in italiano e poi qualcuno abbia dato una mano ad adattarlo alla bell’e meglio alla lingua di Shakespeare, con la quale il cantante milanese non ha mai avuto troppa familiarità. Tra l’altro, sembra che l’intenzione iniziale fosse di intitolare il film (e forse, chissà, anche la canzone) “Acqua sul nostro amore”.

Negli anni immediatamente successivi, Celentano fece qualche momentaneo passo indietro: canzoni di nuovo in italiano (anche se, come in “Svalutation”, c’era qualche anglicismo) e film più improntati alla commedia all’italiana. Il cantante ha spiegato il perché: “Dopo il successo, dopo ‘Yuppi Du’ a Cannes e le critiche positive, avrei voluto continuare la regia. Ma dovevo pagare i debiti, facendo il cantante o l'attore guadagnavo di più. La differenza tra Celentano di oggi e quello di ‘Yuppi Du’? Oggi direi le stesse cose, sono sempre io. E' cambiato solo l'intorno”.

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Domani racconteremo la storia di “E la vita, la vita” di Cochi e Renato

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Adriano Celentano, la storia di “Chi non lavora non fa l'amore”

Marcella Bella, la storia di “Montagne verdi”

Il testo qui sopra, scritto da Paolo Madeddu, è tratto, per gentile concessione del Gruppo Sugar, dal sito “Galleria della Canzone”, sul quale potete trovare le storie di più di 200 canzoni italiane di grande successo.

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