Paul McCartney: 'Il concerto dei Beatles contro il razzismo'
Anche Paul McCartney ha voluto dare un suo contributo, in forma di messaggio, alla causa della comunità afroamericana, che in questi giorni sta protestando nelle principali città degli Stati Uniti per chiedere giustizia per George Floyd. Il cantautore britannico lo ha fatto con un post pubblicato sui social nel quale - tra le altre cose - ha anche raccontato un aneddoto sui Beatles, ricordando quella volta che il quartetto di Liverpool si rifiutò di suonare davanti a un pubblico segregato.
Avvenne nel settembre del 1964, a Jacksonville, in Florida. Poco prima del concerto, Paul, John, George e Ringo scoprirono che bianchi e neri in platea sarebbero stati separati. Decisero di opporsi alla decisione degli organizzatori del concerto e minacciarono di non salire sul palco, spingendo così i promoter locali a ad abbattere le barriere razziali del Gator Bowl Stadium - lo stadio di football che avrebbe ospitato il concerto - permettendo l'unione tra bianchi e neri. Non solo: partire da quell'episodio si assicurarono che nei contratti firmati con i promoter per i loro concerti venisse inserita una clausola secondo la quale la band non si sarebbe esibita qualora si fosse trovato dinnanzi a un pubblico composto da soli bianchi o da bianchi e neri separati. Scrive McCartney, che raccontò l'aneddoto già nel 2016 durante un'intervista rilasciata per "Eight days a week", il documentario di Ron Howard sui concerti dei Beatles dagli esordi all'esibizione allo stadio di San Francisco nel 1966:
"Ci sembrò sbagliato. Dicemmo: 'Non lo faremo!'. Quel concerto fu il primo da loro organizzato per un pubblico non separato. Dopodiché ci assicurammo che questa cosa fosse garantita dai nostri contratti. Ci sembrava una cosa di buonsenso".
Quanto all'attualità, l'ex Beatle commenta:
"Mi fa arrabbiare che nonostante siano passati sessant'anni il mondo debba finire sotto shock per le orribili immagini dell'assurda morte di George Floyd per mano del razzismo della polizia. Tutti noi supportiamo e stiamo al fianco di chi sta protestando per far sentire la propria voce in questo momento. Voglio giustizia per la famiglia di George Floyd. Voglio giustizia per tutti quelli che sono morti e hanno sofferto. Restare in silenzio non è possibile".