Storia delle canzoni: “Personal Jesus”

Depeche Mode, piccola pubblicità, Elvis, Johnny Cash, blasfemia e Marilyn Manson... Che altro?
Storia delle canzoni: “Personal Jesus”

“E’ probabilmente la canzone più evangelica che abbia mai cantato. Non so se l’autore la intendesse così, ma di questo si tratta”.

Così Johnny Cash commentava nel 2002 la sua cover di “Personal Jesus” dei Depeche Mode – una delle decine eseguite intorno al brano ma, indubbiamente la più potente e, insieme a quella di Marilyn Manson, la più celebre.

Erano trascorsi 13 anni dall’uscita dell’originale che Martin Gore aveva scritto a Milano, dove con la sua band stava preparando “Violator”, settimo album di una formazione che – emersa sulla scena britannica con il successo di “Just Can’t Get Enough” del 1981, seguito da diversi altri come “People Are People” (1984), non aveva alcuna intenzione di rassegnarsi alla sbrigativa etichetta di sorpassato gruppo dance che la critica le aveva affibbiato dopo anni di stanza dalle classifiche. Di fatto .“Personal Jesus” (1989) rappresenta perfettamente il loro avvenuto passaggio nella sfera del cosiddetto “rock industriale”.

La genesi del pezzo affonda all’interno di un’autobiografia insospettabile e intitolata “Elvis and me”, nella quale l’autrice Priscilla Presley parlava del suo rapporto con il marito e defunto Re del Rock’n’Roll, e di come all’interno della loro relazione lo considerasse alla stregua di un Dio. Fu Gore stesso a raccontarlo al Rolling Stone: “Parla di come Elvis fosse il suo uomo e il suo mentore e come spesso questo accada nelle relazioni sentimentali – come il cuore di qualcuno diventi in qualche modo un Dio, e non è certo molto bilanciato per qualcuno, vero?”.

Se la versione di Cash sarebbe stata confessionale, essenziale, spirituale e intensa come solo un grande cantante bianco di gospel nelle mani di Rick Rubin avrebbe potuto renderla, quella di Marilyn Manson (2004) sarebbe stata veemente e guidata da una missione: sferzare l’allora presidente americano George W. Bush per la sua ambiguità in occasione del bombardamento dell’Iraq: un attacco politico mirato contro l’ipocrisia a stelle e strisce dei poteri forti, e un Gesù scelto come simbolo del pericolo del culto della personalità.

Come “Personal Jesus” fosse arrivata a una fama planetaria, conclamata da quella folla immensa che nell’estate del 1990, durante il concerto dei Depeche Mode allo stadio di Wembley cantava con una voce sola come in un mantra e stendendo le mani verso l’alto il ritornello “Reach out and touch faith” merita di essere ricordato. Infatti, presumibilmente, un anno prima buona parte di quegli spettatori aveva scoperto l’esistenza della canzone attraverso un “classified”, ovvero un’inserzione nella sezione della piccola pubblicità, degli annunci personali che si affollano nelle pagine finali delle riviste in trafiletti ammucchiati una sopra l’altro.

L’inserzione era perfetta e sibillina e diceva semplicemente: “Your own personal Jesus”, con sotto un numero telefonico da chiamare. Componendolo, all’altro capo partiva un riff assordante e potente, seguito da quel ritornello che tutti conosciamo.

Alcune riviste, imperturbabili quando si trattava di ospitare le inserzioni di predicatori improbabili, scoperto il trucco la bandirono dai propri annunci. Ma il trucco aveva funzionato e quella scena di folla a Wembley sarebbe diventata un classico di ogni concerto dei Depeche Mode.

(qui il testo di "Personal Jesus")

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