Album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "Pica!" di Davide Van De Sfroos

Un disco pubblicato dal cantautore lombardo dodici anni fa. Un disco da riascoltare.
Album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "Pica!" di Davide Van De Sfroos

Il quarto album di Davide Van De Sfroos si intitola “Pica!” e viene pubblicato nel 2008. Un disco che nonostante sia cantato, come da consuetudine del cantautore lombardo, in dialetto, nel dialetto a lui familiare, quello del Lago di Como riesce a ritagliarsi una posizione piuttosto alta nelle classifiche di vendita, oltre ad aggiudicarsi per la seconda volta la Targa Tenco, per il miglior disco in dialetto. “Pica!” è un album dove Van De Sfroos esprime, anche questa una consuetudine, una capacità di scrivere, raccontare e cantare storie davvero di prim'ordine. Storie che sono per lo più 'ambientate' nei luoghi a lui più vicini e conosciuti, ma che, come tutte le grandi storie, riescono ad avere un respiro universale.

L'album da riascoltare di oggi è “Pica!”, poi nulla vieta, di andarsi a riascoltare anche il resto della produzione di Davide Van De Sfroos. Oltre a tre video che introducono alla riscoperta pubblichiamo anche la recensione che pubblicammo al tempo dell'uscita nel dicembre 2008.

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Luci spente, divano e l’ultimo cd di Davide Van De Sfroos come unica compagnia. Ben nascosto nei meandri più inconfessabili della mente un accenno di timore che le quindici canzoni di “Pica!” possano non essere all’altezza della precedente produzione dell’uomo del lago.
Un timore del tutto infondato perchè se esiste alle nostre latitudini una persona che ha lo straordinario dono di saper raccontare storie in musica questi è Davide Bernasconi. Storie che parlano di donne e uomini, sogni e delusioni, aspirazioni e paure, amori e miserie. Di buone e cattive fortune. Storie che si possono ascoltare al bar la mattina all’ora della colazione come durante il giorno in un qualsiasi luogo di lavoro oppure al calar della sera quando si cerca conforto nell’amicizia o nell’amore. Storie che si possono leggere sui libri e sui giornali, storie di chi la Storia più che scriverla la subisce.
Come quella narrata in “New Orleans”, la storia di un uragano di nome Katrina che, nel 2005, pensando fosse giunto il giorno del Giudizio Universale, ha pensato bene di travolgere alcuni quartieri – quelli più poveri, naturalmente – della città più importante della Louisiana. Affettuosamente la canzone lancia l'augurio che “… ritornerà il Carnevale e la paura resterà sul fondo del fiume”.

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Oppure la dolente e toccante ballata “Il minatore di Frontale”, la storia di un minatore valtellinese che desidera solamente “…guardare il sole me lo son meritato prima di ritornare dove son sempre stato…” cioè tornare a un lavoro disumano e caino giù nelle viscere della Terra scandito dalla disperata esortazione Pica! (Picchia!).
In “40 pass” sono tre i diavoli venuti da un paese nella grande città spinti dal bisogno o dall’ambizione, per ritagliarsi l’angolino di vita che la rabbia, le capacità o semplicemente la fortuna avrebbe riservato loro. Ma poi, “è andata come è andata o forse come doveva andare” e si ritrovano infine davanti alla grande chiesa per chiedere umilmente una tregua e quel poco di pace e redenzione che andrebbe garantita a chiunque, anche a chi ha in mano le carte sbagliate.
Si racconta di un bravo artigiano ne “Il costruttore di motoscafi” che conosce e sa il proprio mestiere. Conosce e sa il legno e considera orgogliosamente il proprio lavoro un’arte ma anche un destino: costruiva barche suo padre prima di lui, costruiranno motoscafi i suoi figli. Il destino ingrato di chi deve costruire i migliori motoscafi del lago, destinati a gente che non conosce e non sa, non apprezza e ha come compagna la fretta.
“Loena de picch” commuove dicendo di un ragazzo con la luna nera inscritta nel suo presente che torna a casa dopo aver finito il servizio militare, si accomoda in una trattoria dove una vecchia compagna di scuola serve ai tavoli e forse entrambi si guadagneranno un futuro diverso e migliore in questo “incontro tra una rosa e un pipistrello”.
Contrabbandiere di mezza tacca è il Cimino che in una notte di lavoro ai bordi del lago viene circondato dalla polizia e dalla finanza si ritrova così senza avere nessuna via di uscita se non gettarsi nelle gelide acque del lago. Vinto ma non sconfitto, in mutande, ha la forza di trarsi d’impaccio appellandosi al sacro diritto di poter disporre di un minimo di privacy sessuale.
Queste sono alcune delle storie contenute in “Pica!”, non sono le sole, altre ce ne sono e di uguale bellezza. Parole che vengono accompagnate da una chitarra, da un pianoforte, da una fisarmonica, da un violino, da un organo oppure da un’arpa. Che sia folk, country, blues oppure rock, che facciano ballare, cantare o si facciano solamente ascoltare non ha molta importanza, le canzoni di Davide Van De Sfroos sono cosa viva e pulsano suscitando emozione e commozione in chi le ascolta.
Parlano delle nostre radici e di quelli che forse non siamo più, quelli che, bambini entusiasti usavamo invocare a chi ci teneva per mano "Raccontami una storia!"...e la storia cominciò.

(Paolo Panzeri)

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