Childish Gambino, la storia e le identità di un artista

Il camaleontico Donald Glover, che ha appena pubblicato “3.15.20”, si nutre di arte a tutti i livelli, lavorando anche nel mondo del cinema e della televisione. Il suo è un percorso fluido e in continua evoluzione

Childish Gambino, la storia e le identità di un artista
Credits: Pavielle Garcia

Durante l’università, Donald e i suoi compagni di corso, per rompere la noia, trovano un’applicazione internet che genera a caso nomi da rapper in stile Wu-Tang. Quello di Donald Glover è Childish Gambino. In un archivio infinito di nomi assurdi, il giovane intravede un frammento del proprio destino, quello che lo porta ai giorni d’oggi in cui pubblica “3.15.20” (leggi qui la recensione). È proprio così: la sua maschera più celebre, quella con cui grazie alla musica indaga fra le pieghe della società e del tempo, proviene dal caso. Una storia molto rap: in tanti, anche fra i nomi di nuova generazione, affidano alla casualità il proprio nome d’arte, anche se guardando il percorso visionario, geniale e caotico del rapper di “This is America”, la sua “non scelta” stuzzica ancora di più la fantasia e i pensieri sul magnetico personaggio. Lo scrisse anche Friedrich Nietzsche: “Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.

Donald McKinley Glover, questo il suo nome completo, nasce a Los Angeles il 25 settembre 1983. La scrittura, la tv e il cinema sono i mondi di cui da subito si nutre, passando da un ruolo all’altro in un vortice di creatività ed esperienze. Scoperto a 23 anni dalla produttrice e autrice Tina Frey, inizia la propria carriera come sceneggiatore per la serie televisiva “30 Rock”, andata in onda fino al 2013 e per cui Glover scrive fino al 2012, comparendo anche con diversi cameo. In contemporanea alla vita da scrittore, comincia a muovere i primi passi nel mondo della recitazione, ricoprendo il ruolo di Troy Barnes nella serie “Community”. Nel 2016 un altro passo avanti: è creatore, attore, sceneggiatore e anche regista della serie tv “Atlanta”, che gli permette di aggiudicarsi un altissimo numero di premi: due Emmy, due Golden Globes, due Writers Guild of America e un Critics’ Choice Award. Il cinema, con le sue visioni, rimane fondamentale nella sua carriera, come nel 2015 quando lavora per Ridley Scott in “The Martian” o nel 2018 quando interpreta il ruolo di Lando Calrissian nel film “Solo: A Star Wars Story”, spin-off della saga di Star Wars. O ancora come nell’anno seguente quando, in collaborazione con Rihanna, annuncia il film intitolato “Guava Island”. Nel suo curriculum non mancano altre parti in svariati film, ruoli da doppiatore o perfino da comico, come in uno speciale per Comedy Central del 2010. È più facile, forse, raccontare ciò che non fa Donald Glover piuttosto che tutti i progetti su cui ha messo le mani.

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Childish Gambino, il suo alter-ego musicale, muove i primi passi nel 2010, la musica è da sempre una delle sue più grandi passioni. Nel 2011 esce “Camp”, il suo primo album per Glassnote Records. L’album, il primo per una major, viene prodotto quasi interamente da lui e dal suo amico svedese Ludwig Göransson (anche lui nel cast di Community), fondamentale, ancora oggi, per la fase realizzativa delle visioni sonore dell’artista. Il lavoro viene accolto bene per contenuti, idee, flow e stile innovativo. Segue nel 2013 “Because the Internet”, che cerca di navigare dentro la psiche degli esseri umani per determinare la funzione che il web ha sulle nostre vite. Un album ostico e ambizioso, come tutte le opere di Gambino che, nonostante abbia ottimi riscontri, è ancora alla ricerca di una precisa identità autorale e compositiva. Svettano alcune collaborazioni, assenti nel primo progetto, e vengono estratti diversi singoli come “3005”, “Crawl”, e “Sweatpants”. Il vero successo nel mondo della musica arriva solo nel 2016 con il terzo disco “Awaken, My Love!”. Gambino indossa un’altra maschera e mostra una nuova trasformazione: l’album è un viaggio nel funk psichedelico in cui il rap appare marginale. Con questo progetto agguanta cinque nomination per i Grammy, vincendo per la migliore interpretazione r’n’b grazie al brano “Redbone”. La canzone viene inserita nella colonna sonora di “Get Out” di Jordan Peele, una delle pellicole horror di maggior successo negli ultimi anni.

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Ormai affermato, lancia nel maggio 2018 il singolo “This Is America”. Un brano crudo e dal successo clamoroso, che debutta direttamente al primo posto in classifica. Una canzone che ottiene quattro nomination ai Grammy 2019. Nomination trasformate poi in vittorie. Il testo affronta alcune ferite aperte per l’America, come quella della violenza causata dalle armi da fuoco e del razzismo verso la cultura afroamericana. Il video, diretto dal regista giapponese Hiro Murai, è un capolavoro di visioni e metafore in cui Gambino alterna danze di antica tradizione africana a improvvise e spietate sparatorie. Il quarto e ultimo album “3.15.20” è l’ennesima mutazione sonora e autorale di Glover: un progetto che sembra generato dal caos dei tempi che viviamo e in cui l’artista affronta l’insicurezza e la paura dell’ignoto, le identità violate dalla dimensione digitale e altri razzismi. È un’altra stella partorita da Donald Glover. Un’ultima curiosità: su Instagram ha un account ufficiale da quasi quattro milioni di follower. Non hai ma postato nulla e non segue nessuno.

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