Sanremo 2020, intervista ad Anastasio: “Voglio che la mia musica sia un pugno in faccia”

Il rapper arriva sul palco dell’Ariston con “Rosso di rabbia”: “Racconto un tentativo fallito di ribellione”. Il 7 febbraio esce “Atto zero”, il suo primo album
Sanremo 2020, intervista ad Anastasio: “Voglio che la mia musica sia un pugno in faccia”

Rabbia che non riesce a fluire. Rabbia repressa. Cronaca viscerale di un fallimento. “Il pezzo che porto sul palco dell’Ariston – racconta Anastasio – è il mancato risultato del Sabotatore, colui che vorrei sempre essere. Quello che rompe gli schemi e gli argini, ma che in “Rosso di rabbia” non riesco a replicare. Ogni volta che provo a imitare il Sabotatore, lui scompare perché non è riproducibile a tavolino. Impersonifica l’anelito di ribellione, che non sempre, però, si riesce a concretizzare, schiacciati da quello che ci circonda”. Per comprendere al meglio il brano che il rapper campano di 22 anni porterà al Festival di Sanremo è consigliato ascoltare “Atto zero”, il suo primo album in uscita il 7 febbraio. Nella città dei fiori c’è già stato l’anno scorso, fuori gara, insieme a Claudio Bisio, che ha recitato un monologo sul rapporto padre-figlio. Nella serata delle cover Anastasio omaggerà Renato Zero, interpretando “Spalle al muro”: “È il pezzo giusto, ovviamente ci metterò come sempre del mio”. Il vincitore della dodicesima edizione di X Factor, per raccontare il nuovo progetto discografico, parte dalla copertina: “Ci sono io che prendo un pugno in faccia – continua Anastasio – è una sorta di vaccino preventivo. Sento la pelle bruciare. In realtà sono io che, con la mia musica, vorrei prendere a pugni tutto. Non è il primo capitolo, è proprio un atto zero, il mio percorso deve ancora cominciare. Il disco è un primo passo: è ricco di ricordi, visioni e suoni. Ho cercato di variare molto: ci sono pezzi rap più alla vecchia, sonorità trap, elettronica, canzoni chitarra e voce e anche approcci più rock”.

“Il Sabotatore”, la sesta traccia del progetto, è la chiave per entrare nel mondo di Anastasio. “L’ho scritta due anni fa, è un flusso di coscienza e incoscienza – ricorda – per molto tempo ho pensato che questo personaggio fosse un mio alter-ego, in realtà è colui che inseguo. Parte tutto da lì. Il Sabotatore è lo scrittore nel momento dell’abbandono dei sensi, prima di scrivere, è il tuffatore prima di lanciarsi, è il terrorista prima di premere il bottone. Il Sabotatore si nutre di paure e speranze, assentandosi da se stesso. “Rosso di rabbia” si ricollega a questa figura, è il racconto di una sua mancata manifestazione”. Ci sono dei richiami al “Bomabarolo” di Fabrizio De André. “De André è uno dei miei padri musicali – dice Anastasio – nella canzone di Faber il protagonista cerca il disastro, ma fa solo notizia facendo esplodere il chiosco di giornali. Fa il colpo, ma fallisce anche lui”.

Il disco, la cui produzione artistica è firmata da Slait, Stabber e Alessandro Treglia, racconta la contemporaneità di un ventiduenne che si pone delle domande esistenziali, analizzate da angolazioni diverse, esplorando la gamma dei sentimenti umani. Ampio spazio è offerto alle intricate metafore che contraddistinguono il suo modo di scrivere, ma non mancano anche pezzi più diretti, più “scarni” nel fraseggio, ma comunque intrisi di significato. “C’è quello che vorrei essere, ma anche quello che sono ed ero – sottolinea - “Cronache di gioventù metese” racconta la mia crescita nella provincia sorrentina, “Narciso” invece pone l’accento sul momento in cui ci si assenta da se stessi. Ho cercato di mostrare tutti i miei lati per conoscermi e farmi conoscere”. Non mancano riferimenti al teatro e alla letteratura: “Il fattaccio del Vicolo del Moro” è un brano liberamente ispirato all’opera “Er fattaccio” del 1911 del poeta Amerigo Giuliani in cui un assassino confessa il suo delitto. Il tema della libertà è spesso presente, una libertà che Anastasio rivendica in ambito artistico, anche in riferimento alle polemiche legate alla partecipazione al Festival di Junior Cally. “Più una canzone è controversa e più mi piace, figurati se sono per bloccare chi scrive pezzi pesanti – conclude Anastasio – non si possono mettere steccati al rap e in generale alla musica. Tra l’altro, i pezzi che scandalizzano sono quelli che maggiormente vengono ricordati”.

(Claudio Cabona)

Dall'archivio di Rockol - Anastasio: "Minchia, la prima volta dal vivo...Si può dire minchia su Rockol?" - la videointervista
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