Francesco De Gregori e i 33 giri: “L’unità di misura della musica”

Mentre tutti i suoi dischi vengono ripubblicati per la prima volta in vinile 180 grammi, il cantante racconta il suo rapporto con i vecchi long playing
Francesco De Gregori e i 33 giri: “L’unità di misura della musica”

“Nei primi anni ’70, pubblicare un 33 giri era la mia massima aspirazione. Era l’unità di misura della musica”. Francesco De Gregori è nato col vinile. I primi dischi che ha ascoltato e pubblicato giravano su un piatto. Ora che è protagonista della collana The Vinyl Collection di De Agostini, che prevede la pubblicazione di tutti i suoi album, compresi quelli dal vivo, su vinile 180 grammi, riflette su che cosa rappresenta il vinile per lui.

ESPLORA LA VINYL COLLECTION DI FRANCESCO DE GREGORI: 
​TUTTI GLI ALBUM PER LA PRIMA VOLTA SU VINILE 180 GRAMMI

“La prima musica che mi ha impressionato e che mi ha influenzato l’ho ascoltata in vinile, con tutti gli inconvenienti tipici dell’epoca: si rompevano, si graffiavano, si impolveravano, e poi non è che avessi chissà quale giradischi, la puntina pesava un chilo… Ma era roba forte”. Il primo vinile ascoltato? “Uno dei Beatles, forse ‘Rubber soul’. Subito dopo Dylan e ‘Tutti morimmo a stento’ di Fabrizio De André”.

In principio, De Gregori ha vissuto con una certa indifferenza il passaggio dal vinile al CD. “Un collega mi invitò a sentire la purezza del suono del CD, ma non me ne resi conto. Col tempo ho rivalutato il vinile rispetto al CD anche per la messinscena che l’ascolto richiede: prendere il vinile, sfilarlo delicatamente e collocarlo sul piatto sono gesti che danno valore a quel che stai per ascoltare. È una cosa che non accade con il CD, né tantomeno con lo streaming. All’ascoltatore non è più richiesto lo stesso tipo di impegno”.

Alcuni dischi della Vinyl Collection di Francesco De Gregori escono per la prima volta su vinile. Si tratta di “Pubs and clubs”, “Bootleg”, “Fuoco amico”, “Left and right”, “Mix”. La collezione comprende un album uscito in passato solo in digitale. Si chiama “Unplugged” e contiene la rivisitazione in studio in chiave acustica di 8 canzoni del repertorio del cantante. È stato registrato nel 2013. “Non era pensato per il mercato”, spiega De Gregori. “È la fotografia di un artista in movimento, come ancora mi sento. È stato registrato per divertimento o in previsione di un progetto più articolato. Quando le ho riascoltate, ho ritrovato in queste canzoni la spontaneità, forse anche l’ingenuità tipica di quando registri in una condizione in cui il divertimento prevale sull’impegno professionale”.

“Non sono un collezionista”, aggiunge De Gregori. Non è molto ordinato e perciò tiene i vinili che possiede in vari punti della casa, divisi in maniera irregolare per generi e autori. “Sono oggetti che fanno compagnia, come un caminetto. Per non parlare delle copertine. Io scrivevo i voti a fianco dei titoli delle canzoni sulle copertine dei Beatles. Oggi le copertine non esistono più, sono digitali, impalpabili. Sono uno che ama i libri e la carta. Se mi levate la carta da un disco, mi levate mezzo disco”.

Dall'archivio di Rockol - Francesco De Gregori racconta i suoi album dal vivo
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