Gemitaiz e MadMan raccontano cosa c'è nella loro “Scatola nera”

Si mostrano vulnerabili, celebrano il proprio successo alla faccia di chi li emarginava a scuola, fanno cantare a Giorgia di “fumo”. E nel 2020 faranno due date nei palasport
Gemitaiz e MadMan raccontano cosa c'è nella loro “Scatola nera”

Dice Gemitaiz che il suo amico MadMan “riesce a esprimere concetti difficili mantenendo una tecnica impeccabile”. MadMan risponde che “Gemitaiz è fortissimo nel linguaggio, esprime immagini e sensazioni con semplicità disarmante, e quando scrive è super-diretto”. I due sono oramai la coppia di fatto del rap, una delle poche solide in un mondo di ego gonfiati. Nel nuovo album “Scatola nera” sparano rime su rime su sesso, fumo, soldi. In più, piazzano qualche pezzo introspettivo in cui mostrano vulnerabilità e fatiche. Nel 2020 porteranno il disco e il suo immaginario nei palasport, nel corso di due concerti speciali prodotti da Magellano: il 13 marzo al Palazzo dello Sport di Roma e il 20 marzo al Mediolanum Forum di Milano, con un’anteprima il prossimo 26 settembre all’Apple Music Live in Piazza Liberty, a Milano.

Per scrivere e incidere “Scatola nera”, Davide De Luca e Pierfrancesco Botugno hanno… californicato. L’album è frutto di due session. La prima si è tenuta a fine febbraio 2019 a Los Angeles, una ventina di giorni in una villa a Beverly Hills. Non a caso, una delle canzoni s’intitola “Californication”, come l’album dei Red Hot Chili Peppers e come la serie televisiva. “Con la base che andava, scrivevamo le nostre cose di getto, contemporaneamente”, racconta MadMan. “In altri casi, ci si riallacciava alle strofe dell’altro. Se una cosa non spaccava, la mollavamo”. Il restante 30, 40% del disco è stato ultimato in una villetta di campagna a Ostuni, in Puglia. “Eravamo sempre tutti presenti, noi e i producer, con Davide che dava la direzione musicalmente”. Gemitaiz: “Da ora in poi i dischi li farò sempre così, come Drake ai tempi di ‘Nothing was the same”. Vivi e lavori in team in un unico luogo, non hai distrazioni, hai sempre in mente il disco. In questo modo abbiamo scritto quattro, cinque canzoni al giorno”.

Il titolo “Scatola nera” è un’invenzione di Gemitaiz. “Evoca un’immaginario di verità e autenticità”, racconta. “la scatola nera è associata agli incidenti perché, anche se siamo rapper e facciamo la bella vita, c’è sempre una parte drammatica da risolvere. Insomma, parla di noi, è introspettivo. Ci attrae la parte negativa, siamo convinti che nella tristezza ci sia del bello. E poi, nessuno ha avuto una vita tutta in discesa. La sofferenza ti porta a confrontarti con la realtà e a crescere. Spesso le persone che non hanno avuto alcun problema nella vita sono un po’ dei coglioni”.

“Scatola nera” è anche una canzone dell’album, quella con l’ospite più sorprendente, Giorgia. MadMan: “L’ha canzone l’ha scritta Davide, ritornello compreso, è un pezzo introspettivo e malinconico dove ci mettiamo a nudo. Mentre eravamo in studio, Giorgia ha scritto a Davide su Instagram dicendo che è in fissa con la sua roba. Abbiamo preso la palla al balzo e le abbiamo chiesto di cantare il ritornello al posto di Davide”. E così, sono riusciti a farle cantare il verso “stare a fumare per tutta la sera”. Gemitaiz: “Non si è fatta molti problemi. È super-professionale, alla mano, simpatica”. MadMan: “E poi basta questa cosa del tabù e del perbenismo che c’è in Italia. A fare da noi testi come quelli americani andresti in galera”. Gemitaiz: “Noi parliamo di canne e la gente si lamenta. Però poi non fanno una piega quando nostri colleghi non fanno altri che dire: puttana puttana puttana”. MadMan: “La mercificazione della donna in Italia va bene”.

Oltre a Giorgia, nell’album sono ospiti Tha Supreme, Salmo, Marracash e Guè Pequeno, Venerus, Priestess e Mahmood. “Lui è un fenomeno. Avevamo già il ritornello quando ci siamo detti: e se ci mettessimo qualcuno che sa cantare davvero?”. Fra le canzoni ce n’è una intitolata “YES”, con la Y sostituita dal simbolo dello yen, la E da quello dell’euro e la S da quello del dollaro. Il rap è riscatto? I soldi rappresentano una forma di riscatto? “Più che altro, è figo che venga riconosciuto e pagato il nostro valore”, dice MadMan. “È figo vivere di questa passione dopo anni a rimetterci. A partire da ‘Detto, fatto’ ho iniziato a pagarci gli affitti”. Secondo Gemitaiz, “il riscatto sta nel fatto che nessuno ci avrebbe dato una lira a scuola perché eravamo degli emarginati. Oggi finalmente viene riconosciuto il nostro valore. Sai che fanno quelli che a scuola ci prendevano per il culo, che ci dicevano che eravamo mongoli? Probabilmente i pizzettari”.

Anche in “Scatola nera” c’è una buona dose di braggadocio, la tipica vanteria da rapper che si ascolta in mille album. Non rischia di diventare uno schema inflazionato? “Nella musica pop italiana, sentire cantare d’amore non rompe il cazzo?”, risponde Gemitaiz. “Ogni genere ha la sua. ‘L’amore mio ti amo’ nel rap diventa ‘ti faccio un culo così’. E poi conta come lo fai. Devi avere una tua chiave”. MadMan: “Come tutti i temi ricorrenti, devi farlo in modo originale. Prendi Guè: non ha mai fatto una strofa brutta”.

E che cosa succederà dal vivo, nei palasport? “Sarà un bel concerto lungo”, promette Gemitaiz. “Faremo come Salmo che con la scenografia ha creato un mondo sul palco. In quanto all’attitudine, non cambia niente: anche davanti a 300 persone abbiamo sempre rappato come se fossimo stati nei palazzetti”.

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