I “Milleanni” dei Nomadi, Carletti: “Il testimone da Augusto a Yuri”

Il nuovo concept album della band, con canzoni scelte per raccontare il paese, e due inediti. Con una sorpresa per i fan: un provino inedito di Daolio, che canta assieme al nuovo vocalist Cilloni.

I “Milleanni” dei Nomadi, Carletti: “Il testimone da Augusto a Yuri”

Esce oggi, 31 maggio, il nuovo disco dei Nomadi: si intitola “Milleanni”, contiene 11 canzoni di cui due inedite. Ma soprattutto contiene “Ma noi no”, basata su un provino inedito di Augusto Daolio del 1989: la notizia non è solo la presenza dell’icona della band, scomparsa nel 1992, ma la decisione di Beppe Carletti di affiancare la voce storica con quella presente del gruppo, Yuri Cilloni.
“E’ un nomade vero, e abbiamo trovato una nostra stabilità”, ci racconta il leader del gruppo, negli uffici milanesi, a proposito del cantante subentrato nel 2017 a Cristiano Turato. “Milleanni” è il terzo album con il Cilloni, dopo “Nomadi dentro” e “Nomadi 55”. Ma il duetto virtuale certifca la saldatura tra il passato il presente e il futuro della band: “E’ un provino che non ho toccato, registrato su due piste con un ‘buona la prima’ per vedere se funzionava la canzone. Poi venne incisa nel  ’92, l'ultimo anno di vita di Augusto, e fu pubblicata ’93. Questa incisione ha un sapore particolare e un ritornello diverso da quello già inciso. E’ un regalo alla gente che ama Augusto e i Nomadi. Ed è un passaggio del testimone: alla fine ho intervallato le voci tra Augusto a Yuri. Alcuni fan potranno criticarla.  Me lo aspetto, però non mi interessa perché, era una cosa secondo me giusta”.

La voce di Daolio compare brevemente anche nello strumentale finale, “Il paese”. “E’ un modo di chiudere il disco: l’ho suonata da solo con la fisa e con la voce di Augusto che dice ‘Questo è il paese dove sono nato’. Arriva da un live, e ci sta perché questo disco descrive il nostro paese”.
Carletti spiega che “Milleanni” è un concept, diverso dal greatest hits reinciso di “Nomadi 55”. In questo caso le canzoni sono state scelte per il racconto del presente, evidente fini dai titoli: “Bianchi e neri”, “Mamma giustizia” e “Rubano le fate”, che racconta come il potere possa schiacciare i sogni.

Due gli inediti: la canzone che dà il titolo al disco, basata su una frase della figlia Elena:  “...Mio padre ha mille anni. Mille anni dentro, mille davanti. Perché è un Nomade Dentro’”, innestata su testi scritti da Massimo Vecchi e Lisa Pietrelli. E “L’orizzonte di Damasco”: “Vogliamo ricordare la Siria qua tutto corre tutto tanto veloce e nessuno più ne parla più perché purtroppo tutti giorni ci sono argomenti nuovi di cui parlare. Come abbiamo sempre fatto in tutti 50 e passa anni, siamo sempre stati attenti a quello che ci circonda". Carletti racconta che entrambe le canzoni sono state presentate al Festival di Sanremo, nel 2018 e nel 2019. “Nel 2018, per L’orizzonte di Damasco’, non ci hanno neanche risposto. Per ‘Milleanni’ ci hanno detto che non era piaciuto. Non c’è problema, non ci siamo messi a piangere, sapevo che non ci avrebbero preso”.

Dopo il disco, come sempre, continua il “Neverending tour”: “Suoniamo sempre e siamo anche pò suonati, a forza di suonare”, scherza Carletti. “Siamo un  gruppo così come come lo si pensava una volta, sempre sulla strada: cosa c'è di più bello per uno che ama suonare? Adesso stiamo pensando di rallentare sulla musica in studio, ma so già che non ci riuscirò, sto già pensando al prossimo progetto. Con un repertorio di 320 canzoni potremmo anche vivere di rendita. Ma so che non ci riusciremo. Oggi i dischi servono per far vedere che esisti. Vedo che ci sono artisti come Vasco che pubblicano un singolo ogni tanto… Ma io sono ancora all’antica e mi piace pensare al prossimo disco”.

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