Liberato - la recensione di "LIBERATO"

Liberato - la recensione di "LIBERATO"

L'album di Liberato è arrivato sulle piattaforme di streaming tra il 9 maggio (come la sua canzone) e il 10 maggio, mentre su YouTube venivano caricati i video di cinque canzoni contenute nel disco ma non ancora pubblicate prima della sua uscita: "Guagliò", "Oi Marì", "Nunn'a voglio 'ncuntrà", "Tu me faje ascì pazz'" e "Niente" vanno a completare la tracklist del primo album del misterioso cantante napoletano, dopo i singoli (e i relativi video) "Nove maggio", "Tu t'e scurdat' 'e me", "Gaiola portafortuna", "Me staje appennenn' amò", "Intostreet" e "Je te voglio bene assaje". Questo disco e i relativi video costruiscono una nuova forma di racconto musicale, una soap opera digital-musicale inedita in Italia. Ecco perché:

alla fine non importa chi è Liberato, anche se il gioco è funzionato alla perfezione. Contano video e canzoni, conta il racconto di una Napoli che non è né quella di "Un posto al sole" né quella di "Gomorra", le due "serie" che negli ultimi decenni hanno ridefinito l'immagine della città. Liberato deve più a "UPAS", e infatti sui social sono circolati meme con i personaggi dei video con la grafica della soap. Non è un male: le soap, per quanto spesso vituperate, sono la forma di racconto lungo da cui sono state derivate molti degli oggetti più cool che oggi amiamo; "UPAS" ha importato a in Italia e a Napoli un modello internazionale e lo porta avanti con continuità da 23 anni. E Liberato ha provato a costruire una forma di racconto musicale nuova in Italia.

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