All’arrivo degli anni ’80 David Bowie è già un veterano. Il fragile e misterioso Ziggy Stardust si è tramutato in un genio, in un profeta assoluto del trasformismo rock. Generatore e anticipatore di musiche che altri sentiranno solo molto dopo. Eppure qualcosa gli sfugge. Ancora per poco
[Continua da David Bowie, let’s dance – pt. 1 pt 2 pt. 3 pt. 4]
Al Live Aid del 1985 Bowie si presenta con un mini best of di quattro canzoni. Sembra reticente a presentare il nuovo materiale, anche se sta vivendo un periodo positivo come artista: ha recitato nel film fantasy Labyrinth, la sua pellicola di maggior successo, e si sente decisamente rigenerato in vista del prossimo album Never Let Me Down.
Questa volta la scelta del produttore è molto più sensata o almeno sembra tale. Nel 1986 David Richards è reduce da Blah-Blah-Blah di Iggy Pop e A Kind Of Magic dei Queen e tutto fa pensare che sia l’uomo giusto per realizzare un album che rinnovi il successo commerciale di Let’s Dance. Purtroppo la sua presenza non lascia segni tangibili e il successo dell’album sarà scarso. La realtà, però, è che Bowie ha trovato la sua dimensione più appagante fuori dallo studio di registrazione.
di John Earls – Stefano Solventi, quinta parte della cover story integrale pubblicata su Vinyl n.7 (marzo 2019).
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