Gino Paoli racconta il doppio album 'Appunti di un lungo viaggio': ‘La morte non mi fa paura’ – VIDEOINTERVISTA
Arriva, si siede e dice che un artista, se è un artista vero, deve andare oltre forme, condizionamenti, schemi. “Ho pensato che si potevano usare note e parole in un’altra maniera. Da una parte eliminando tutto ciò che è forma-canzone, ovvero gli incisi le strofe, le ripetizioni, le rime, dall’altra cercando l’essenzialità”. Gino Paoli l’ha fatto davvero, non è retorica da conferenza stampa. Accade nel doppio “Appunti di un lungo viaggio”, in uscita venerdì 12 aprile. Succede, in particolare, nel primo dei due CD dove il cantautore genovese, 84 anni, si disfa di ogni convenzione e interpreta canzoni dallo stile libero, che s’intrecciano a magnifici strumentali scritti da Danilo Rea.
A dira tutta, prima ancora di spiegare quel che un vero artista dovrebbe fare, Gino Paoli liquida il doppio CD con un laconico: “Da una parte c’è Danilo Rea con gli arrangiamenti dello straordinario Siriginano, dall’altra c’è il trio dei migliori jazzisti in Italia, sempre con l’orchestra arrangiata da Siriginano. La parte cantata sono io con i miei difetti. Tutto qua”. Non è così semplice. “Appunti di un lungo viaggio” è diviso in due. Il primo CD s’intitola “Canzoni interrotte” ed è quello in cui Paoli abbandona ogni convenzione, facendo venire in mente – per l’atteggiamento, non per lo stile – altri grandi vecchi che se ne sono fregati delle regole della canzone, da Scott Walker a Neil Young. Sono 4 pezzi, titolati come le 4 stagioni. Ognuno è formato da frammenti cantati senza esigenze di rima o metrica che sono, appunto, canzoni interrotte legate da movimenti strumentali composti dal pianista Danilo Rea, che si esibisce e incide con Paoli da una dozzina anni.
Durante l’incontro con la stampa, Gino Paoli chiede spesso di ripetere le domande ad alta voce: “Sono leggermente sordo avendo lavorato sott’acqua per metà della vita e a fianco di amplificatori grandi così per l’altra metà”. Poi spiega: “Si chiamano ‘Canzoni interrotte’ perché quando hai detto quel che dovevi dire non c’è bisogno di sbrodolare. Ti fermi. Ho tentato di trovare un’altra forma per esprimermi, una forma che fosse più vicina a me. Quando facevo il pittore fondai con Arnaldo Bagnasco un movimento chiamato essenzialismo. È sempre stato un mio pallino quello di essenzializzare le cose. Se puoi dirlo in 3 parole è inutile dirlo in 50. Certo, comporta il fatto di pensare prima di parlare”. Questa rivoluzione deriva anche dal lavoro svolto con i jazzisti: “La libertà di questi musicisti mi ha molto influenzato”.
Il risultato è a metà strada fra la raccolta di frammenti di composizioni e il flusso di coscienza su temi legati all’età di Paoli, soprattutto i ricordi, i sentimenti, la morte. C’è un’idea di ciclo vitale rappresentato dai nomi delle stagioni. “Ogni cosa ha un fine e in ogni fine c’è un inizio. Questo giro delle stagioni mi dà molta serenità: niente finisce e niente inizia”. A 84 anni non ha paura della morte? “Non credo nella morte”, risponde. “In natura la morte non esiste. Esiste una stagione che finisce affinché ne inizi un’altra. E questa cosa mi dà grande serenità. La morte non mi fa paura. Ho semmai il rimpianto per la morte degli altri, per non aver passato abbastanza tempo con loro”. Ma è come se fossero ancora vivi, canta nel disco. E li ricorda, ad esempio Don Gallo nel frammento di “Primavera” intitolato “Due cani in chiesa”.

Nel secondo CD di “Appunti di un lungo viaggio”, intitolato “I ricordi”, Gino Paoli reinterpreta 13 classici (più l’inedito omonimo) con l’accompagnamento di Rita Marcotulli (pianoforte), Ares Tavolazzi (contrabbasso), Alfredo Golino (batteria) e la Roma Jazz String Orchestra. Si va da “Sapore di mare” a “Il cielo in una stanza”. La scelta delle canzoni è stata fatta da figli, nipoti, cugini, amici, dice Paoli. C’è anche “Ritornerai” di Bruno Lauzi. “Sono anni che faccio canzoni per ricordare gli amici: Luigi, Umberto, Fabrizio. Nello spettacolo ‘Ritornerai’ la fa Danilo Rea. L’ho voluta ricantare dato che Bruno è la persona che mi manca di più, anche se era tanto diverso da me. Litigavamo sempre, però gli volevo bene”.
In maggio e luglio, Gino Paoli terrà tre concerti parecchio impegnativi con i musicisti e il repertorio di “Appunti di un lungo viaggio”: il 12 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il 13 luglio a Umbria Jazz a Perugia, il 18 luglio ai Parchi di Nervi di Genova. Altri spettacoli simili sono in via di preparazione. Intanto, Paoli continuerà a tenere concerti in duo con Danilo Rea e insieme al Tri(o)Kàla. Ma chi glielo fa fare, a 84 anni? “Chi non è mai andato sul palcoscenico non sa che razza di droga è”. Bilanci? “Vorrei che i bilanci li facesse quello che mi metterà nella bara”. In vista del tragico evento vedrà la luce e diventerà credente? “No. Presente il motto degli anarchici? Ni dieu ni maître, né dio né padroni”.