Siamo qui, siamo nella sala stampa dell’Ariston: siamo gli aristonauti. E’ la nostra condanna, il nostro pegno annuale: guardare il Festival da un megaschermo che funziona così e così, circondati da persone che fanno il tuo stesso mestiere, nell’attesa di trovare qualcosa di sensato e originale da scrivere. Lasciamo ad osservatori più qualificati, benché alieni, il compito di fare le pulci alla trasmissione televisiva: condotta da un Fabio Fazio per ora agghiacciato dal panico - ma non può che migliorare - e affollata, curiosamente, da gente che parla italiano con accento americano (il Nobel Renato Dulbecco), francese (Laetitia Casta, per noi già la vincitrice), tedesco (Gustavo Thoeni: peccato non abbia avuto l’opportunità di dire ‘sciolina’).
Vabbé, come dicevamo, siamo qui: se succederà qualcosa che in televisione non si è visto, ve la racconteremo immediatamente. Altrimenti, ci risentiamo alla fine della serata.
Vabbé, come dicevamo, siamo qui: se succederà qualcosa che in televisione non si è visto, ve la racconteremo immediatamente. Altrimenti, ci risentiamo alla fine della serata.
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