Paul McCartney - la recensione di "Egypt Station"

Paul McCartney - la recensione di "Egypt Station"

 “Egypt Station” è il 25esimo album di studio composto esclusivamente da materiale originale del post-Beatles di McCartney. Registrato tra l’inizio del 2016 e la primavera 2018, l’album è co-prodotto da Paul McCartney e Greg Kurstin (Adele, Pink, Foo Fighters) ad eccezione di un brano “Fuh you”, co-prodotto assieme a Ryan Tedder (ex-One Direction) e Zach Skelton.

I sedici brani (diciotto nell’edizione esclusiva firmata Target, che aggiunge le due tracce bonus “Get started” e “Nothing for free”) sono stati incisi sotto la supervisione dei fonici Steve Orchard e Alex Pasco tra l’Hog Hill Mill Studio nel Sussex (lo studio personale di McCartney) e gli Henson Studios di Los Angeles. Le sovraincisioni sono state effettuate per la maggior parte ad Abbey Road, con altre sedute addizionali ai KLB Studios di San Paolo in Brasile, ai Patriot Studios di Los Angeles e agli Uno Mas Studios nel Tennessee. I due pezzi per coro (“Opening Station” e “Station II”) sono invece stati registrati presso la Emmanuel Presbyterian Church di Los Angeles.

McCartney suona chitarre, basso, pianoforte, clavicembalo, harmonium, percussioni, batteria e conga. E’ accompagnato quasi in tutte le tracce da Greg Kurstin, mentre la live-band composta da Paul Wickens, Abe Laboriel Jr., Brian Ray e Rusty Anderson – anche se non sempre al completo – compare in sei brani. Pedro Eustache (già in “Chaos and Creation in the Backyard”) contribuisce ai flauti, i Muscle Shoals sono ai fiati, mentre gli arrangiamenti orchestrali sono a cura di Alan Broadbent.

Le recensioni internazionali ne hanno parlato bene (per la maggior parte), ma con una sconfortante dose di cliché e luoghi comuni. “Rolling Stone” ha assegnato quattro stelle all’album, con definizioni prêt-à-porter come “splendidamente eccentrico” e “nello stile classico di Paul”.
“Egypt Station” è un disco bizzarro sin dal titolo (un dipinto di Paul, che funge anche da copertina), molto frammentario – McCartney ha parlato di concept, ma non bastano due brevissimi inserti con la registrazione di un coro in una chiesa per trasformare un album in un progetto di portata più ampia – e senza una coesione sonora, elemento che aveva caratterizzato invece il crepuscolare “Chaos and Creation in the Backyard” (2005).

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La storia di “RAM” di Paul McCartney
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