“È un disco che, per essere ascoltato, ha bisogno di intimità”, dicono gli Avion Travel. Dedicate del tempo a “Privé”, primo album del gruppo dopo la scomparsa Fausto Mesolella, e scoprirete almeno quattro, cinque grandi canzoni, alcune destabilizzanti, altre consolatorie. È un disco in cui è possibile sentire degli uomini, persone in carne e ossa, dietro gli strumenti, il loro gusto, le loro intelligenze.
C’è questo suono magnifico e intimorente, a un certo punto nell’ultimo disco degli Avion Travel. È cupo e assieme elegante, un clarinetto basso che descrive un orizzonte fatto di paura e bellezza rinforzato da accordi potenti. È una canzone che parla d’amore e desiderio erotico, ma è il primo suono che m’è venuto in mente quando ho sentito Peppe Servillo dire che in “Privé” gli Avion Travel hanno dato una forma al dolore.