“L’amore e la violenza vol. 2” è stato scritto durante il tour del primo volume uscito quattordici mesi fa. “Non si erano esauriti l’immaginario sonoro e le cose che avevamo da dire”, affermano i Baustelle. Siamo però lontani dal collage post moderno dell’album del 2017. Non si canta di violenza e contemporaneità, ma d’amore. E fortunatamente lo si fa senza cadere nei cliché del pop italiano.
Non è che l’amore lo devi per forza cantare abbassandoti al suo livello, dice Francesco Bianconi. E perciò i Baustelle lo cantano, qui, con distacco aristocratico, ammiccamenti popular e quel po’ di maturità che li tiene lontani da certe banalità canzonettare. Niente dichiarazioni d’amore roboanti, né sentimenti esposti con passionalità affettata e nemmeno voci rotte dall’emozione. Non scatta alcun meccanismo d’immedesimazione, non ci sono melodrammi in cui rispecchiarsi. L’amore è una cosa in cui “come minimo ci scappa il morto”