Non è un album facile. Niente canzoni, nessun gancio furbo. Ma “Landfall”, primo frutto della collaborazione fra Laurie Anderson e il quartetto d’archi Kronos Quartet, è un gran disco che parla del concetto di perdita e della potenza del linguaggio attraverso la narrazione delle conseguenze dell’uragano Sandy.
Inizia come un respiro flebile, un suono che si sdoppia e si fa via via più cupo e corposo. Inizia con un presagio di un evento che va preparandosi all’orizzonte, una minaccia che il quartetto d’archi del Kronos Quartet evoca con grande esattezza. C’è qualcosa di mesto e assieme potente nei trenta frammenti musicali che compongono “Landfall”, una tristezza pacata che non sconfina mai nel dramma, ma anzi si trasforma in una forma inusuale di bellezza, un processo di trasfigurazione che sfocia in un sentimento che somiglia se non alla serenità, per lo meno all’accettazione. “Landfall” è il suono della perdita: delle persone che amiamo, degli oggetti che abbiamo accumulato nel corso di una vita, delle specie animali estinte, delle costellazioni che non conosceremo mai, di questo e di tutto. Laurie Anderson e il Kronos Quartet riescono a rendere questo suono poetico e vibrante.