Domenico Modugno, il monumento alla canzone italiana

Domenico Modugno, il monumento alla canzone italiana

Nel 1958 ha vinto il primo Festival di Sanremo - negli anni a venire ne avrebbe vinti altri tre - con una canzone che più che un brano è una leggenda, che di nome fa "Nel blu dipinto di blu (Volare)". Lo stesso anno, quando ancora la globalizzazione musicale non era ancora nemmeno un'utopia, ha sbaragliato i Grammy Awards, portandosi a casa i due premi più importanti - Canzone dell'Anno e Disco dell'Anno - con lo stesso brano. E poi ha venduto 22 milioni di copie dei suoi dischi in tutto il mondo, recitato in 38 film e 13 spettacoli teatrali, presentato diversi programmi televisivi e altro ancora.

Domenico Modugno è la canzone italiana, così come la conoscono in tutto il mondo. Ma - attenzione - non ne è il simulacro che presti il fianco a cliché o banalizzazioni. Le riletture che tanti artisti contemporanei hanno proposto e continuano a proporre delle sue opere testimoniano quanto il suo catalogo sia stato capace di non invecchiare, o - al massimo - di invecchiare ottimamente, continuando a restituirci grandi canzoni che, appunto in quanto grandi canzoni, non hanno età.

La favola di Domenico Modugno inizia il 9 gennaio 1928 a Polignano a Mare, in provincia di Bari: qui l'artista impara fin da piccolo a suonare la chitarra e la fisarmonica, e a cimentarsi nella scrittura di canzoni, tanto da comporre la sua opera prima a soli 15 anni.

Allora, però, per le giovani promesse non c'erano i talent, ma semplicemente la vita che viveno tutti: a 19 anni si trasferisce a Torino, dove lavora come gommista in una fabbrica. Dopo il servizio militare, si trasferisce a Roma, dove viene ammesso al Centro Sperimentale di Cinematografia. Dopo alcuni ruoli nel cinema e in teatro (fra questi “Anni facili” di Luigi Zampa, 1953) inizia una serie di trasmissioni radiofoniche e compone canzoni in pugliese, siciliano e napoletano (fra le quali “Lu pisce spada”, “La sveglietta”, “La donna riccia”, “Strada ‘nfosa” e “Io, mammeta e tu”). Il primo successo nella canzone gli arriva come autore di “Lazzarella”, cantata da Aurelio Fierro. E' la gavetta prima della consacrazione.

Nel 1958 Modugno partecipa al Festival di Sanremo con “Nel blu dipinto di blu (Volare)”, che vince, viene tradotta in molte lingue e ottiene due Grammy Awards. L’anno seguente rivince a Sanremo con “Piove (Ciao ciao bambina)” e pubblica “Vecchio frack”, “Notte lunga notte” e “Pasqualino marajà”, nel 1960 si classifica secondo al Festival con “Libero” e pubblica “Notte di luna calante”. Nel 1961 è protagonista della commedia musicale "Rinaldo in campo” di Garinei e Giovannini, di cui compone anche tutte le musiche, e pubblica “La novia”.

Nel 1962 rivince il Festival di Sanremo con “Addio... addio” e pubblica “Selene” e “Stasera pago io”; nel 1963 interpreta in teatro “Tommaso d’Amalfi” di Eduardo De Filippo e pubblica “Lettera di un soldato”; nel 1964 è ancora a Sanremo con “Che me ne importa... a me” e vince il Festival di Napoli con "Tu si' 'na cosa grande".

Sono anni nei quali Modugno è un habitué sul podio del Teatro Ariston. Nel 1966 vince ancora una volta il Festival di Sanremo con “Dio, come ti amo”. Nel 1967 è al Festival con “Sopra i tetti azzurri del mio pazzo amore”, nel 1968 con “Il posto mio” (nello stesso anno pubblica “Meraviglioso”). Nel 1970 è in classifica con “La lontananza”; nel 1971 è in gara a Sanremo con “Come stai?”, nel 1972 con “Un calcio alla città”. 

Nel 1973, 1974 e 1975 Modugno interpreta Mackie Messer nell’ “Opera da tre soldi” di Bertold Brecht e Kurt Weill per la regia di Giorgio Strehler; nel 1974 partecipa (per l’ultima volta in gara) a Sanremo con “Questa è la mia vita” (vi tornerà da ospite nel 1976, 1977 e 1983). 

Nella seconda metà degli anni Sessanta Modugno si divide tra musica - nel 1975 è in classifica con “Piange il telefono”, nel 1976 con “Il maestro di violino” - e teatro, dove nel 1977 recita in “Don Giovanni in Sicilia” e nel 1978 nella commedia musicale "Cyrano".

Il destino, però, ha in serbo per lui delle pessime carte: nel 1984 è colpito da un ictus che ne limita grandemente la parola e i movimenti. Nel 1989 tiene il primo concerto dopo la malattia, in favore dei pazienti dell’ospedale psichiatrico di Agrigento, ma nel 1991 ha una ricaduta della malattia. A Modugno resta giusto il tempo, nel 1993, di incidere la sua ultima canzone, “Delfini”, con il figlio Massimo, prima di lasciare questo mondo la mattina del 6 agosto del 1994 a Lampedusa, nella sua bellissima casa a pochi metri dall'incantevole spiaggia dell'Isola dei Conigli, davanti a quel blu dipinto di blu che, nemmeno quarant'anni prima, l'aveva fatto volare in cima al mondo.

DOMENICO MODUGNO E' PROTAGONISTA DI 'VIVA L'ITALIA'

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