Quando si parla della sua musica, "contaminazione" è la parola che i critici usano più spesso. Lui, al proposito, dice che...
"Da anni si abusa della parola contaminazione. Io credo invece nella contaminazione felice. I ritmi e i suoni che ho ascoltato [...] hanno contribuito in maniera decisa a ricostruire la mia identità, e oggi io sposo e vivo tutti gli elementi di quella musica afroamericana in tutti i miei progetti. Il Napoletanesimo ad esempio, è un involucro comodo, in cui un artista potrebbe rifugiarsi avendo a disposizione degli elementi comodi e sicuri. Io invece sono un napoletano che si muove al di fuori di questa definizione, portando alla nostra cultura di base, esperienze di altri popoli, di altri dialetti e di altre culture. Io credo nella multi dialettalità, nel multi linguaggio. [...] La contaminazione felice nasce quando c'è una forte consapevolezza della propria identità, ma anche una porta aperta a tutto ciò che arriva da altre realtà culturali. Dunque lunga vita agli incontri e agli incroci"