Quando arriva al primo disco, per molti addetti ai lavori Jeff Buckley non è già più "Il figlio di Tim", nasce ad Orange County, allevato dalla madre, lontano dal padre. A New York i discografici fanno a gara per metterlo sotto contratto, dopo i suoi fulminanti concerti adl Sin-é, un locale irlandese che ha conosciuto grazie a Glen Hansard, di cui era il roadie dopo che questo si è fatto notare nel film "The committments". Dopo il mini LP "Live at sin-é" a fine 1993, arriva il disco di debutto. Si capisce che Jeff è toccato dalla grazia...
Pubblicato il
23 agosto 1994
Stato culturale
Jeff Buckley è un'icona, e siamo ancora qua a chiederci cosa sarebbe successo se non fosse morto mentre lavorava al suo secondo disco. Ma intanto "Grace" è un disco da storia del rock, bello e disperato, foss'anche solo per quella cover memorabile, di cui vi diciamo poco sotto...
La produzione
Inciso nel corso del 1994 con Mick Grondahl (basso) e Matt Johnson (batteria) insieme al produttore Andy Wallace. Buckley fatica a trovare la chiave giusta per riprodurre la fama dei suoi concerti. Finisce per registrare sette canzoni inedite, (fra cui le rinomate “Grace”, “Last goodbye” e “So real”) e tre cover di artisti quali Leonard Cohen e Benjamin Britten. Il risultato è grazia pura, appunto: uno dei dischi di debutto più amati e fulminanti di tutti i tempi
La canzone fondamentale
"Hallelujah", che Jeff Buckley riprende dalla versione di John Cale, che ha versi mutati rispetto all'originale di Leonard Cohen. La versione di Buckley è un misto di sensualità e spiritualità e diventerà famosissima, quella definituva: ci vorranno serie TV (The O.C.), programmi ed una serie infinita di cover perché a Buckley sia riconosciuto l'avere elevato a classico una canzone al tempo sconociuta.
TRACKLIST:
Lato A
"Mojo Pin"
"Grace"
"Last Goodbye"
"Lilac Wine"
"So Real"
Lato B
"Hallelujah"
"Lover, You Should've Come Over"
"Corpus Christi Carol"
"Eternal Life" Jeff Buckley
"Dream Brother"