NEWS   |   Pop/Rock / 09/11/2017

Noel Gallagher presenta 'Who built the moon?’: 'Il rock ha ucciso il rock’n’roll. E Liam dovrebbe andare dallo psichiatra' - VIDEOINTERVISTA

Noel Gallagher presenta 'Who built the moon?’: 'Il rock ha ucciso il rock’n’roll. E Liam dovrebbe andare dallo psichiatra' - VIDEOINTERVISTA

“Ciao Rockol, sono Liam Gallagher!”. Quando affronta i giornalisti mette su una faccia da duro, ma a Noel Gallagher non manca il senso dell’umorismo. L’ex autore e chitarrista degli Oasis è a Milano per presentare alla stampa italiana il nuovo album “Who built the moon?” del progetto High Flying Birds. Più che il disco di una band è il prodotto di un gran lavoro in sala d’incisione che ha coinvolto una trentina di musicisti, fra cui Johnny Marr e Paul Weller, e soprattutto il produttore David Holmes. Noel ne racconta lo spirito e finisce per prendersela con i rocker che urlano, come Dave Grohl. E del fratello Liam dice che “dovrebbe andare dallo psichiatra”.

“Sono un fottuto genio”, dice di sé, una dichiarazione messa in bella evidenza sulla cartella stampa. Ma il carattere sonoro di “Who built the moon?”, con più elettronica e persino echi di black music, deriva soprattutto dal lavoro di Holmes, noto per l’attività di compositore di colonne sonore oltre ad avere curato remix per U2, Manic Street Preachers, Primal Scream. “È lui la prima influenza del disco”, spiega Gallagher. “Voleva guidarmi in una nuova direzione e perciò mi ha proibito di comporre a casa da solo, senza di lui. Ogni volta che scrivevo qualcosa che suonava anche lontanamente come gli High Flying Birds o gli Oasis mi fermava. Per il primo anno è stato frustrante, ero confuso. Ma appena ho capito la direzione in cui si stava andando ho cominciato a divertirmi”.

Il titolo dell’album deriva dal libro di Christopher Knight e Alan Butler chiamato, appunto, “Who built the moon?”. “Io non credo nelle teorie cospirative, perché sono noiose. Secondo quel libro la Luna sarebbe un corpo estraneo al sistema solare, un oggetto messo là da qualcuno. Chi ha scritto quel libro ha visto troppe volte ‘Guerre stellari’, magari fumando. Però è un cazzo di titolo brillante per un album”. Noel ha anche la definizione pronta per lo stile del disco: “Cosmic pop. Ma in fondo è il mio album più rock’n’roll. La gente pensa che rock’n’roll significhi indossare giacche di pelle, bere Jack Daniel’s, fumare sigarette. E urlare. Per me invece rock’n’roll significa libertà dell’anima e dello spirito, vuol dire fare quel che cazzo che ti va. È questo lo spirito che ho portato in sala d’incisione. Quando ho chiuso il tour di ‘Chasing yesterday’ mi sono reso conto di non potere portare oltre quel sound, avevo esplorato quel che c’era da esplorare. Sono stato fortunato a incontrare David Holmes”.

Gallagher parla di sé come di un cinquantenne che si rifiuta di continuare a fare sempre le stesse cose. “Alla mia età mi sono scoperto più avventuroso. È stato Holmes a instillarmi uno spirito d’avventura nella musica che non pensavo di possedere. La vita è troppo breve per ripetersi. Tratto ogni disco e ogni tour come se fosse l’ultimo. Ecco, se dovessi morire adesso, sarei contento del lavoro che ho fatto”. L’album, dice Noel, è una sorta di antidoto nei confronti di un mondo che spaventa. E lo è senza ricorrere a testi politicizzati. “È facile usare la chitarra per cantare le notizie del giorno, ma a che serve? Scrivere canzoni piene di gioia e speranza, questo è rivoluzionario. La guitar music ha preso una brutta piega, è diventata una questione di urla. Dave Grohl, Green Day e il tizio dei Queens of the Stone Age urlano le notizie, ma chi vuole musica che parla d’attualità? E poi le notizie sono noiose. Trump è noioso. Il tizio nordcoreano ha un aspetto buffo, ma è noioso. Qui lo dico: il rivoluzionario sono io”. Quindi erano noiosi anche i dischi in cui John Lennon cantava d’attualità? “Forse ai suoi tempi le notizie erano meno noiose”.

Non è un addio al rock, ma in qualche modo Gallagher ne prende le distanze. “Non mi piace la musica rock”, dice chiaro e tondo. “Ci sono troppe urla. Ma datti una calmata… Il rock ha ucciso il rock’n’roll. Tingersi i capelli? Mettersi gli orecchini? Farsi i tatuaggi? A cosa servono quelle cose?”. Le parole che pronuncia più spesso parlando di “Who built the moon?” sono gioia e speranza. C’erano ai tempi degli Oasis? “In ‘Definitely maybe’ c’era un senso di gioia. Forse mentre progredivamo nel nostro viaggio musicale abbiamo iniziato ad essere più cinici. Questa volta è stata la musica che scrivevo a suggerire sentimenti di gioia e speranza. E non è facile esprimerle in una canzone pop. Io ce l’ho fatta e del resto sono uno bravo”.

È stato Gallagher, lo scorso settembre, a riaprire la Manchester Arena dopo la strage alla fine del concerto di Ariana Grande avvenuta in maggio. “È stata un’esperienza stranamente confortante. Il mondo in cui l’intera arena ha cantato in coro con me ‘Don’t look back in anger’… è il tipo di momento che un songwriter aspetta per una vita. È un’emozione che non si riesce nemmeno a descrivere. Da una parte è incredibile, dall’altra pensi che è triste perché non avrebbe dovuto mai accadere. Quel concerto ha reso le vittime orgogliose”. Com’è noto, Noel non ha partecipato al primo concerto organizzato da Ariana Grande perché non è stato invitato. Liam Gallagher ha rimarcato la sua assenza e da allora non perde occasione per attaccare il fratello. “È una cosa pazzesca. Quel tizio”, Liam cioè, che Noel non cita mai per nome, “è molto arrabbiato e nessuno sa perché. Anzi, se lo scoprite prima di me, fatemelo sapere. Secondo me ha bisogno di terapia, di uno psichiatra”. E il suo album uscito quasi in contemporanea? “E chi se ne frega? Non io di certo”. E la Regina accusata di non pagare le tasse? “Cazzo, che sorpresona! Non m’importa, so che io ne pago tante, di tasse”. E Bono? “Nei Paradise Papers hanno menzionato il mio nome? No? E allora andiamo avanti”.

Qualcuno gli chiede che musica ascolta. “Se c’è una cosa buona nella tecnologia moderna è che hai tutta la tua collezione di dischi in uno smartphone. Ma ascolto soprattutto cose anni ’60, ’70 e ’80. L’ultima volta che ho pensato che un disco nuovo era fantastico è stato tre anni fa, con quello dei Jungle. Fanno elettronica non dance, e nemmeno guitar music”. Apprezza la riuscita del documentario sugli Oasis “Supersonic” dove “racconto una storia che non verrà più raccontata: quella di una band che viene dal nulla e in poco tempo diventa il più grande gruppo al mondo”. Infine, elogia il Manchester City di Pep Guardiola: “È il fottuto Messia, nonché l’uomo meglio vestito nel mondo del calcio”. Poi scappa a fare altre interviste. Gallagher sarà ospite della puntata del 30 novembre di X Factor e terrà un’unica data italiana l’11 aprile al Fabrique di Milano. “Per la prima volta avrò nella band delle donne”, annuncia.

A breve verrà pubblicata la videointervista completa a Noel Gallagher.

Scheda artista Tour&Concerti
Testi