La PFM racconta ‘Emotional tattoos’: “Suoniamo per lasciare tatuaggi emotivi” - INTERVISTA

La PFM racconta ‘Emotional tattoos’: “Suoniamo per lasciare tatuaggi emotivi” - INTERVISTA

Patrick Djivas ascolta la musica ad occhi chiusi e suona con le dita un basso immaginario. Franz Di Cioccio sottolinea i fill più eccitanti con brevi scatti delle braccia. Ogni tanto si guarda attorno, cercando forse di carpire dall’espressione dei presenti le loro reazioni all’ascolto nuovo album della PFM. Allo Studio Metropolis di Milano, dove il disco è stato registrato, i due membri “storici” del gruppo prog milanese stanno facendo sentire alla stampa “Emotional tattoos”. L’album segna il ritorno alla canzone originale dopo i progetti “In classic”,“Stati di immaginazione” e il rifacimento della “Buona novella”. È anche il primo album senza il chitarrista e membro fondatore Franco Mussida. Djivas ha 70 anni, Di Cioccio 71, eppure parlano del disco con l’eccitazione di due ragazzi. Sono orgogliosi di avere inviso un album lungo, ne parlerebbero per ore e avvisano: “Quando venite a vederci portatevi un panino e una bottiglietta d’acqua. PFM suona due ore e tre quarti. Con un concerto più breve non riusciremmo a lasciarvi un tatuaggio emotivo”.
L’album esce per l’etichetta tedesca Inside Out come doppio CD: il disco cantato in italiano e in inglese. Non separati, ma uniti.
Franz Di Cioccio: Così la gente potrà scegliere quale versione ascoltare. I testi in italiano sono di un bravissimo giovane cantautore uscito fuori dalla scuola di Mogol chiamato Gregor Ferretti. Sembra me quand’ero giovane: curioso e pieno di voglia di fare. Gli ho detto: non vogliamo temi ecologisti, però ci devono essere messaggi precisi su cosa significa essere cittadini del mondo. Il titolo “Emotional tattoos” indica la nostra voglia di lasciare dentro chi ascolta dei tatuaggi indelebili. I testi in inglese non sono la mera traduzioni di quelli italiani.
Patrick Djivas: E ti assicuro che ci siamo fatti il culo a scrivere e cantare contemporaneamente in due lingue. Il progetto è internazionale. In un primo momento avevamo pensato di fare solo la versione inglese, poi ci siamo detti: non facciamo la cazzata che abbiamo fatto con “Chocolate kings”. L’idea di fare uscire le due versioni è stata di Inside Out.
Franz: Ci sarà anche il vinile, ma uno dovrà scegliere se prenderlo in italiano o in inglese.
Alcuni testi inglesi sono di Marva Marrow: è la prima volta da “Jet lag” che collabora con PFM, giusto?
Patrick: Sì. L’abbiamo rivista quando abbiamo suonato a Los Angeles, dove vive. Altri testi li ho scritti con Esperide, che in realtà si chiama Silvia Buffagni. È una persona con grande spirito, carisma e una cultura incredibile. E non aveva mai scritto prima il testo di una canzone.
A un primo ascolto, uno dei pezzi forti dell’album sembra “La danza degli specchi”…
Franz: Quando ho proposto questo canto che va contro il tempo, Patrick si è messo le mani nei capelli. Suoniamo in cinque, cinque cose diverse. Eppure stanno insieme.
Il tema strumentale folk ha qualcosa di celtico.
Patrick: È farina del mio sacco. Forse retaggio di una vita precedente: non riesco a sentire la musica che viene dalla Scozia e dall’Irlanda senza provare un brivido. E sia in “Quartiere generale” che nella “Danza degli specchi”, la musica rappresenta un’esplosione potente e popolare. È musica di tutti.
Quel pezzo è un viaggio che parte con un ritmo alla Bo Diddley e poi attraversa il funk, il prog…
Franz: E del resto in inglese “to play” vuole dire anche “giocare”.
Ed è la scelta giusta per il testo che è un viaggio attraverso il tempo e gli stili. Questo gioco di specchi fra musica e testi è una delle caratteristiche dell’album.
Patrick: Come nella seconda parte di “Quartiere generale” dove gli strumenti parlano fra di loro, come persone in una piazza.
E come in “Big bang”, con Stefano Bollani.
Franz: Alla fine del disco ci liberiamo.
Patrick: In quel pezzo Bollani è dappertutto. Solleva la musica.
Franz: È il modo giusto per chiudere un disco dove ci si può permettere anche due minuti di jazz. Ma non c’è alcun virtuosismo fine a se stesso in quest’album. Tutto è fatto per dare valore alla musica. Per imprimere tatuaggi emotivi.
Patrick: Anche nelle parti difficili c’è sempre la ricerca di musicalità.
Franz: Anche la ballad, come “Le cose belle”, è resa come dev’essere, senza camuffarla.
Questo è anche il vostro primo disco senza Franco Mussida. Come avete affrontato questa mancanza?
Patrick: Sai quale è la fortuna quando un musicista esce dal gruppo? Che quello dopo lo scegli. Quello prima fa parte della famiglia e, proprio come un cugino, non te lo puoi scegliere. Noi abbiamo scelto il miglior chitarrista sulla piazza. Gli assoli di chitarra sono tutti dei provini. È un fenomeno.
Franz: Ma al di là di questo, nessuno è mai stato costretto a restare nella PFM. Chi se n’è andato lo ha fatto di sua scelta. Non c’è mai stata nessuna lite. E nella PFM non abbiamo mai preso nessuno che sia la replica di chi è venuto prima. Mussida ha fatto delle cose belle quando c’era. Ora facciamo altre cose.
Ma il suo abbandono non è stato destabilizzante?
Franz: No e dovresti dovuto farmi la domanda quando sono usciti Pagani, Premoli, Piazza. È il collettivo che deve funzionare.
Patrick: Abbiamo avuto fortuna a trovare Marco Sfogli. Ha imparato tutti i brani in una settimana, da solo, non so come abbia fatto.
Franz: Quando suona, suona quello che è lui. Chiunque entri nella PFM deve portare la sua personalità, senza togliere nulla a chi è venuto prima. Ma quelli che vogliono andare avanti hanno il diritto e il dovere di esprimere quel che sono oggi.
Patrick: Siamo come il Real Madrid che può cambiare il centravanti senza indebolirsi.
Avete cambiato il vostro modo di lavorare?
Patrick: Radicalmente, è chiaro. Visto che Franz è il cantante ufficiale della PFM, per la prima volta ha fatto lui le melodie, per poi lavorarci tutti assieme. Ha portato frutti importanti: musiche serene, ma con attorno dei particolari interessanti. Un po’ come diceva Paul McCartney dei Beatles, anche noi siamo alla ricerca dei dettagli.
Franz: Le esperienze del passato non ci interessano, le abbiamo già fatte. Non rimpiangiamo mai nulla. Ognuno fa le sue scelte. Non so Franco cosa stia facendo, se lui è felice io sono tranquillo.
Non sai cosa sta facendo, nel senso che non vi sentite?
Patrick: È come con le ex mogli: magari ti sei lasciato bene, ma se non ci sono figli in comune, quando mai le rivedi?

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