E’ successo nel 2004: 11 giugno

Ray non c'è più. Addio al Genio del soul (11 giugno 2004)

Era stanco, il Grande Vecchio. Molto stanco. Prima un'operazione all'anca lo aveva tenuto lontano dal circuito live, obbligandolo, nello scorso agosto, a cancellare (per la prima volta in 53 anni di carriera) il suo programmato tour. La serie di date era stata fatta slittare al marzo di quest'anno, ma poi non se ne era più parlato. Anche perché al Genius era caduta sul capo una tegola ben peggiore. Alla fine dello scorso aprile si era sparsa un'indiscrezione che sembrava cattiva, al punto che parecchi organi d'informazione scelsero di non pubblicare la notizia. Ma purtroppo, a quanto pare, era tutto vero: sebbene al momento di redigere queste note, nella notte tra il 10 e l'11 giugno, ancora manchi la conferma ufficiale, Ray Charles aveva scoperto d'essere affetto da un tumore al fegato. Sempre alla fine dello scorso aprile, Charles, a Los Angeles, si era presentato ad una cerimonia in suo onore in sedia a rotelle; incapace di reggersi in piedi senza aiuto, Ray era parso debolissimo e sussurrò al microfono poche parole prima di congedarsi lasciando con un profondo senso di inquietudine i suoi fan. Ray Charles Robinson era nato ad Albany, Georgia, il 23 settembre 1930. Non vedente dall'età di sei anni a causa di un glaucoma trascurato, Charles studiò composizione e vari strumenti musicali alla St. Augustine School for the Deaf and the Blind. Lavorò come musicista in Florida, poi usò i suoi risparmi per trasferirsi a Seattle, dove giunse due anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Le sue prime registrazioni sono del 1949; nel 1951 il primo successo, il singolo "Baby, let me hold your hand". Per tutti gli anni Cinquanta il musicista, che cominciava a sviluppare il suo tipico "lamento" in stile gospel, mitragliò singoli su singoli in stile R&B. Anche perché, all'epoca, il termine "soul" si usava ben poco. Charles riuscì a catturare l'audience "pop" solamente con una delle sue ultime incisioni per l'etichetta Atlantic (poi passò alla ABC), la mitica "What I'd say". Il suo periodo d'oro rimane quello attorno alla metà degli anni Sessanta. Sfavillante dal vivo, dotato di un carisma eccezionale, l'eroe di "Georgia on my mind" negli ultimi anni non sempre era riuscito a trasferire in sede discografica la sua scintillante verve. Charles si è spento alle 11,35 di ieri nella sua villa di Beverly Hills. Per quanto retorico possa suonare, la musica perde un vero grande.
Schede:

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.