Vinicio Capossela, 'Gran Parata del '17' allo Sponz Fest 2017: il report del concerto

Vinicio Capossela, 'Gran Parata del '17' allo Sponz Fest 2017: il report del concerto

Un mondo al rovescio, dove la settimana inizia con il giorno dedicato al riposo e l’invito alla frenesia arriva solo alla fine, mettendo insieme, contro ogni apparente logica, fanfare russe, folk irpino, mariachi sentimentali e ritmi balcanici. Un mondo nuovo, trasfigurato e rinnovato, quello ricercato da Vinicio Capossela, è al centro del quinto appuntamento con lo Sponz Fest, il festival da lui ideato e condotto che anche quest’anno a Calitri, e in altri centri dell’Alta Irpinia dal 21 al 27 agosto, ha visto unire suoni e idee dalle latitudini più disparate in un programma fitto di appuntamenti musicali e culturali. La “Gran Parata del ’17” è stata, in questo iperbolico ribaltamento dell’ordine degli eventi, lo spettacolo di punta della manifestazione, in una sorta di abbraccio collettivo col suo pubblico e la sua comunità dopo lo scompiglio di sette giorni vissuti al contrario. 

Il filo conduttore di questa nuova edizione era appunto capovolgere le consuetudini per ridare un nuovo ordine alla realtà, troppo spesso annientata dalle abitudini. Un tema che invita alla rivoluzione, che, come è noto, non si può fare con eleganza, tranquillità e delicatezza, ma di certo con l’unione di ambiti espressivi diversi, perché creando agitazione non si può far altro che resistenza a un mondo sempre più in via di cristallizzazione. Un grande invito alla festa quindi in un’occasione di incontro e scontro mitizzata in una moderna grande riforma, nel centenario di quella russa.

Una rivolta popolare, dal basso, naturalmente non violenta, ma nemmeno poi così silenziosa, anzi, in cui si sprona al rumoroso cambiamento contro la staticità drammatica degli eventi. Per farlo Capossela si serve, come d’abitudine, della sua poetica curiosa e immaginifica, che unisce un mondo arcaico e fantastico con un territorio - quello che ha visto i suoi stessi genitori lasciare in cerca di miglior fortuna - spesso lontano dalle normali rotte culturali che diventa per l’occasione un crocevia di spunti e intuizioni.

La “Gran Parata del ’17”, l’invito al grande ribaltamento sociale a cento anni dal rovesciamento del regime zarista del secolo scorso, riporta in scena il cantautore nel grande terreno di battaglia del campo sportivo di Calitri, ribattezzato “Sponz Arena”, per una nuova energica alzata di polvere collettiva. Con lui la fanfara dei Dobranotch direttamente da San Pietroburgo ad aprire le danze. I ritmi conducono velocemente il pubblico a un lungo sguardo oltre cortina, perdendosi a est, oltre il Mare Adriatico, tra le sconfinate terre che dai Balcani portano verso San Pietroburgo. Sono proprio le musiche tzigane e slave a fare la serata, in un profluvio incessante di fisarmoniche, violini e un’allegria fracassona e alticcia pronta a emergere a ogni nota. Il gran cerimoniere della serata concede ampi spazi ai suoi ospiti dopo essersi presentato al pubblico con “Al veglione”, uno dei classici con cui è solito chiudere gli spettacoli, nell’ennesimo capovolgimento dell’ordinario. Al grido di combattimento di “All’Incontre’ Я” - uno dei tradizionali comandi del ballo della quadriglia e qui trasformato in un generale invito all’azione - ecco entrare in scena le diverse anime della Gran Parata. La banda dei russi si appropria del palco per animare la prima parte della serata, in quello che è stato il loro debutto in Italia. Un tripudio di suoni e colori dal sapore lontano, che ha finito poi per accompagnare Capossela nel suo repertorio più cosmopolita. Ecco quindi riproposti in una nuova veste brani di vecchia data, come "Il pugile sentimentale” e una divertita “Contrada Chiavicone” per concludere infine l’estemporanea esibizione con il surreale techno-trip cosacco di “Moska valza”, una miscela esplosiva tra il fragore kitsch della piccola orchestra e il cuore sintetico della drum machine di Vincenzo Vasi. Il vento dell’est continua a soffiare forte anche nella seconda parte dello spettacolo, interamente lasciata dal padrone di casa al poliedrico Emir Kusturica e la sua No Smoking Band. Il regista di “Arizona dream” e “Gatto nero, gatto bianco” si rivela un vero fiume in piena, travolgendo l’intera “Sponz Arena” con la sua irruente energia tutta balcanica. Suoni divertiti e vitali lunghi un’ora e mezza, tra violini, fiati e chitarre lanciate in imprese temerarie e allegramente incoscienti. Il suo set si rivela un’unica grande suite, spezzata dal “Tema della Pantera Rosa” di Henry Mancini a dettarne le pause. Nel mezzo un vortice in cui viene frullato di tutto, da composizioni recenti come “Cerveza” al celebre arpeggio di “Shine on you crazy diamond”, il turbo-folk del cineasta non conosce sosta fino alla chiusura del proprio spazio, macinando un’incredibile energia che invitava alla festa, al ballo e, neanche a dirlo, alla rivoluzione.

Un’ora e mezza buona di colossale sbronza balcanica ed ecco nuovamente il capobanda Vinicio Capossela riprendere le redini di un palco che a lungo ha preferito lasciare libero ai suoi compagni di parata, compreso il tragicomico talento alla conquista dell’inutile del “cantante al rovescio” Antonio Pompò. Nonostante qualche intoppo tecnico, la grande festa ha ripreso i temi (e non poteva essere diversamente nei luoghi in cui il disco è stato ideato) di “Canzoni della Cupa", l’album uscito lo scorso anno e che attinge senza soluzione di continuità all’epica folclorica di queste terre. Si comincia quindi con “Franceschina la calitrana”, un vero e proprio cavallo di battaglia ormai, per proseguire il suo fantastico viaggio nel mondo da rivoltare con “Pettarossa", “Maloservizio” e “L’uomo vivo”, il personale inno alla gioia che il cantautore decide di eseguire a più riprese nel corso della parata. Infine, non può dirsi conclusa la grande epica della Rivoluzione senza un canto mariachi, a unire tutti i popoli in un’unica grande sovversione dell’ordine costituito che abbraccia tanto il cuore un po’ traballante dell’Europa quanto quello delle Americhe. Una serata di festa quindi, dove le anime della parata si sono snodate lungo un percorso vasto e articolato che dalle 21,30 circa ha accompagnato il pubblico per oltre quattro ore, in un campo sportivo trasformato in arena, dove tra polvere - e non poteva essere diversamente - gioia e frenesia si è consumato ancora una volta il rito sciamanico della ricreazione, asse portante della poetica di Vinicio.

Una serata sì riuscita per la risposta del pubblico e di un’intera comunità accorsa da lontano e numerosa per seguire con entusiasmo l’intero sviluppo dello Sponz, che però probabilmente ha deluso i fan più accaniti del Capossela cantautore per via di un eccessivo consumo di balcanesimo. Seppure con qualche momento un po’ fiacco, ma comunque lontano da ogni retorica fin troppo abusata, la “Gran Parata del ’17” ha mostrato le intenzioni del suo primo ufficiale di rovesciare le cose, e con questa intuizione di dar loro una nuova vita. Perché rovesciare il mondo significa prima di tutto guardarlo sotto una luce tutt’altro che prevedibile e ordinaria e così finalmente rinnovarlo prima che si esponga troppo al pericolo.
(Marco Di Milia)

SETLIST

“Al veglione”
(Dobranotch solo)
“Contrada Chiavicone”
“Il pugile sentimentale”
“Gymnastika"
“Moska valza”
(Emir Kusturica & No Smoking Band)

Antonio Pompò, cantante al contrario

“Taresuccia"
“Franceschina la calitrana"
“L’acqua chiara alla fontana”
“Dagarola del Carpato”
“Pettarossa"
“Lo sposalizio di Maloservizio”
“L’uomo vivo”
“Gualegna” (Mariachi Tres Rosas)
“L’uomo vivo” (ripresa)
“La golondrina” (uscita)

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