Battiato, il 'pop' e la classica: come disintossicarsi dalla cattiva musica

Battiato, il 'pop' e la classica: come disintossicarsi dalla cattiva musica

Andare ad un concerto di Battiato almeno una volta all'anno fa bene. È necessario, ha un potere curativo, disintossica dalla troppa cattiva musica che, volenti o nolenti, ascoltiamo. Ci si ritrova lì, di fronte al maestro che non ama farsi chiamare maestro ma che tutti si ostinano a chiamare così, alla sua musica: "Riti di purificazione dentro stati di gioia", come canta lui.

L'occasione per disintossicarsi un po', quest'anno, è rappresentata dal mini tour che il cantautore siciliano sta portando in giro per l'Italia e che lo vede condividere il palco con la britannica Royal Philharmonic Orchestra, che ha già accompagnato Battiato sia dal vivo che in studio di registrazione ("Il vuoto" del 2007, e "Fleurs 2" del 2008). I concerti di questa tournée sono pochi, un totale di cinque appuntamenti ospitati in location piuttosto suggestive: come il teatro all'aperto delle Terme di Caracalla, a Roma, dove Battiato si è esibito ieri sera dopo le due date della scorsa settimana a Palermo e Carpi. 

Il cantautore è tornato ad esibirsi nell'affascinante location romana a distanza di venticinque anni esatti dall'ultima volta: in quell'occasione a dirigere gli archi c'era il Maestro Giusto Pio, l'uomo che aveva avuto un ruolo fondamentale nel traghettamento di Battiato dall'avanguardia degli anni '70 al pop dei primi anni '80, quello di "L'era del cinghiale bianco", "Patriots" e "La voce del padrone". Correva l'anno 1992 e il cantautore siciliano aveva da poco pubblicato l'album "Come un cammello in una grondaia", uno dei più difficili della sua carriera, con cui sperimentava il connubio tra "pop" (tra molte virgolette) e classica (nella seconda metà degli anni '80 Battiato si era dedicato alla composizione di un paio di opere liriche, "Genesi" e "Gilgamesh"): il disco metteva insieme canzoni (nella prima parte) e elaborazioni orchestrali di brani di Beethoven, Brahms, Jean-Paul-Égide Martini e Wagner (nella seconda parte). Era la fine dell'estate del 1992, quella di Tangentopoli, e con "Povera patria" Battiato raccontava con desolazione la condizione del nostro paese.

Negli anni successivi alla pubblicazione di "Come un cammello in una grondaia", Battiato ha continuato a sviluppare il connubio pop-classica. Negli ultimi anni, ad esempio, ha più volte riarrangiato in chiave orchestrale i suoi brani, suonandoli poi dal vivo insieme a varie orchestre. La formula è ripetuta anche per questo mini tour estivo: il cantautore, accompagnato dai 40 elementi della Royal Philharmonic Orchestra diretta dal Maestro Carlo Guaitoli (impegnato anche al pianoforte) e da Angelo Privitera (programmazioni), ripropone i suoi brani con arrangiamenti orchestrali. E non ci sono solamente le canzoni più note (che pure non mancano: da "La cura" a "L'era del cinghiale bianco", passando per "Prospettiva Nevskij" e "Voglio vederti danzare"), ma anche quelle meno conosciute ("Stati di gioia", "Tiepido aprile"). 

Se la formula resta più o meno la stessa di alcune recenti tournée di Battiato, stavolta il cantautore introduce una piccola novità. Ogni serata è aperta da una suite composta da diverso materiale proveniente dalle colonne sonore dei tre film di Battiato: da "Perdutoamor" è  tratta la versione strumentale del tema omonimo e l'"Adagio" dal "Concerto per Pianoforte in La Maggiore" di Mozart, da "Musikanten" la "Pastorale" di Beethoven e la canzone "Come away, death" di Roger Quilter, mentre da "Niente è come sembra" sono estrapolati la "Fantasia su un tema di Thomas Thallis" di Vaughan Williams e il tema omonimo cantato. Nella prima parte del concerto la musica si fonde alle immagini estratte dai film con un montaggio creato appositamente: un bel regalo che può essere apprezzato non solo dai fan del Battiato-cantautore, ma anche dai fan del Battiato-regista e sceneggiatore.

I nuovi arrangiamenti (che non sono così diversi da quelli degli ultimi tour con orchestra) danno ai pezzi uno slancio sinfonico. Gli archi della Royal Philharmonic Orchestra hanno un suono vorticoso e imponente e Battiato, sul palco, sembra piuttosto soddisfatto della resa: "Not bad!", dice divertito agli orchestrali. E quando il pubblico lo acclama, con cori e lunghi applausi, lui - con la sua ironia sicula - zittisce tutti: "Abbiamo capito", sussurra al microfono. La scaletta è aperta e il cantautore la costruisce sul momento, confrontandosi con i suoi collaboratori. Ma dietro la scelta dei brani c'è uno studio preciso: verso la fine del concerto, durante il bis, Battiato comincia a discutere con il Maestro e con gli orchestrali. Dopo qualche minuto di consultazione ("Rendeteci partecipi!", urla qualcuno, dal pubblico) il cantautore torna al centro sul palco e dice: "Allora, ci siamo. Queste sono altre tre canzoni. La prima è 'Io chi sono?', che avevamo messo da parte ma che stasera io ho deciso di rinnovare: il testo lo faccio io". La canta presumibilmente in lingua araba, che studiò tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.

L'intonazione del cantautore, bisogna dirlo, non è sempre precisissima: in "Segnali di vita" canta il ritornello un'ottava sotto rispetto all'originale, in "I treni di Tozeur" la voce traballa un po', altre volte preferisce un cantato-recitato più che un cantato-cantato (come in "L'era del cinghiale bianco"). Ma parlare di intonazione di fronte a un personaggio del genere e alla sua arte, lasciatecelo dire, è davvero riduttivo - e i brividi li danno i versi, come quelli di "Povera patria", pezzo ancora oggi attuale e ancora oggi tra i più applauditi ai concerti del cantautore: "Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali, che possa contemplare il cielo e i fiori, che non si parli più di dittature. Se avremo ancora un po' da vivere... La primavera intanto tarda ad arrivare". E sì, andare ad un concerto di Battiato almeno una volta all'anno fa davvero bene.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Perduto amor"
"Come away, death"
"Niente è come sembra"
"Come un cammello in una grondaia"
"Le sacre sinfonie del tempo"
"Il re del mondo"
"Stati di gioia"
"Lode all'inviolato"
"L'animale"
"Tiepido aprile"
"Segnali di vita"
"Povera patria"
"Se mai (Smile)"
"Te lo leggo negli occhi"
"La canzone dei vecchi amanti"
"La stagione dell'amore"
"Gli uccelli"
"Prospettiva Nevskij"
"La cura"
"L'era del cinghiale bianco"

BIS:
"Io chi sono?"
"Summer on a solitary beach"
"Voglio vederti danzare"
"L'era del cinghiale bianco"
"La cura"

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