Heavy metal pub - the mix: Korn

Heavy metal pub - the mix: Korn

Una bevuta indimenticabile, per voi fedeli clienti dell’Heavy metal pub, con una band che ha cambiato la storia del metal contemporaneo… nella squadra di pionieri e innovatori che negli anni Novanta rivoluzionarono inaspettatamente il genere, sono di diritto compresi i Korn, band di Bakersfield (California), che ha iniziato a menare i primi fendenti musicali nel 1993 – anno in cui dalle ceneri di una band chiamata L.A.P.D. nacque, appunto, la nuova formazione. L’impatto del quintetto è da subito stato devastante ed è anche grazie a loro se il cosiddetto nu-metal è diventato un fenomeno di portata mondiale, aprendo poi le porte al discorso sonico più ampio dell’alt metal.

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La ricetta è semplice, ma travolgente: chitarre violentissime accordate in tonalità più bassa (il cosiddetto downtuning, per aumentare minacciosità e claustrofobia del suono), forti richiami all’heavy metal più intransigente e al nuovo rock dell’ondata grunge, ma anche tanto groove con ritmi dalle radici funk/hip-hop. Il tutto con un cantato alienato, disturbato.

I primi due album lasciavano solo intuire la personalità deflagrante del gruppo, ma all’arrivo di “Follow the Leader” (1998) il messaggio è divenuto chiarissimo: i Korn erano fra i principali artefici del nuovo modo di fare rock duro, con un’attenzione particolare anche verso il rap – genere che, nonostante alcune fugaci liaison (Anthrax, Aerosmith...) col metal non aveva avuto precedenti solidi.

Rimanere fedeli a questo schema vincente sarebbe stato il cammino più semplice, ma cambiare e sperimentare era un’esigenza troppo profonda: è per questo che dopo la “sbornia” di successo planetario a base di nu-metal/aggro metal il gruppo ha cambiato pelle ancora diverse volte, ora proponendo soluzioni di rock più umorale e d’atmosfera (“Untouchables”), ora più pop (“Untitled”), ma anche vicine al dubstep (“The path to totality”). Scelte che non sempre hanno incontrato il favore dei fan più abitudinari, ma che riflettono un costante voglia di mettersi in gioco e cambiare le carte in tavola. Senza la minima paura.

 

Lunga vita a Jonathan Davis, Head, Munky e Fieldy.

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