Daiana Lou, arriva il 30 giugno il nuovo singolo 'Say Something': 'Abbiamo ritrovato per strada l'emozione di fare musica'

Daiana Lou, arriva il 30 giugno il nuovo singolo 'Say Something': 'Abbiamo ritrovato per strada l'emozione di fare musica'

Non è diversa da quella di tanti altri loro coetanei, la storia di Daiana Mingarelli e Luca Pignalberi: c’è il talento, l’intraprendenza di non stare ad aspettare che il successo arrivi a trovarti in sala prove e il coraggio di provare a fare della musica il proprio lavoro, anche a costo di uscire - geograficamente - dalla propria comfort zone. L’unica variante, nella favola dei Daiana Lou, è stato il gran diniego a X-Factor, dal quale si sono auto-eliminati preferendo alla rampa di lancio del grande schermo i busker spot messi a disposizione dalla municipalità di Berlino ai musicisti di strada.

“Comunicare le emozioni che proviamo attraverso la musica è il nostro lavoro, e adoriamo farlo”, ci raccontano loro nel seminterrato del Prachtwerk, elegante ibrido tra club e centro culturale di Neukolln, una delle tante zone della capitale tedesca ad esserci guadagnata negli ultimi anni la patente di quartiere alla moda: “Però un conto è farlo per strada, un altro in televisione, dove tutto è studiato, dove bisogna stare nei tempi e nei modi che il mezzo impone. A un certo punto ci siamo accorti che tutto questo ci stava togliendo le emozioni, e quando un artista perde le capacità di emozionarsi ha finito di esistere. Così ci siamo ritirati e siamo tornati qui a Berlino, dove la nostra avventura era cominciata”.

La fuga di ritorno sulle sponde della Sprea non è solo dal piccolo schermo, ma anche dalle conseguenze dell’esposizione avuta durante la breve esperienza al talent show: “Una volta lasciato X-Factor ci hanno contattato parecchie piccole etichette per avviare un progetto discografico”, raccontano loro, “Ci parlavano di percentuali, di visualizzazioni, di numeri, e non restavamo sempre più perplessi”. Poi, la svolta, con l’arrivo dei Produttori Italiani Associati, collettivo di habitué delle cabine di regia della quale fanno parte, tra gli altri, Massimo Calabrese, Marco Lecci, Gianni Marsili, Fulvio Tomaino e Daniele Sinigallia: “Non ci hanno chiesto come volessimo fare un disco, parlato di tempistiche o di strategie promozionali. Ci hanno solo detto: ‘Tornate a casa e ritrovate il gusto di suonare’. Non ci hanno nemmeno tempestato di telefonate, lasciandoci tutto il tempo necessario. E adesso eccoci qui”.

Il qui, per il momento, è un  singolo, “Say Something”, al quale seguirà, il prossimo autunno, un album vero e proprio. Una bella sfida, per chi parte dal busking, arrivare agli studi e ai produttori importanti come Daniele Senigallia seduti in cabina di regia: “Di lezioni ne abbiamo imparate tante, negli ultimi due anni, e il momento di apparente debolezza mostrato durante X-Factor in realtà ci ha reso più forti: il nostro auspicio è quello che l’album ci permetta di esibirci non solo in Italia, ma anche in Europa, perché – ovviamente – la nostra dimensione è quella dal vivo. E poco importa che sia in un angolo di una piazza o all’Auditorium Parco della Musica di Roma [dove lo scorso anno i Daiana Lou hanno suonato due volte, riscuotendo un ottimo riscontro da parte del pubblico, ndr]. Il tipo di contatto che cerchiamo col pubblico rimane sempre quello”.

Non avrebbe potuto cominciare se non a Berlino, la storia dei Daiana Lou? “In Italia la crisi ha creato troppo disagio sociale perché il pubblico decida di uscire la sera e godersi una serata dal vivo: qui è diverso”, raccontano loro, “Qui c’è voglia di confronto, e il pubblico sente la responsabilità del proprio ruolo. Forse è questa la differenza maggiore tra Berlino – perché la Germania, mi dicono, non è tutta così – e l’Italia. L’alchimia venutasi a creare tra noi non avrebbe potuto nascere se non qui, anche se adesso pensiamo possa reggere ovunque”. Pronti per tornare, eventualmente, nello Stivale? “Chissà. Per il momento abbiamo ancora molto da fare qui. Siamo ancora iscritti alle liste comunali dei musicisti di strada e per prendere la postazione domenicale a Mauer Park ci dobbiamo svegliare alle 6 di mattina. È una faticaccia, ma ne vale la pena”.

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