Davide Van De Sfroos a San Siro, una festa di paese trasportata allo stadio - RECENSIONE

Davide Van De Sfroos a San Siro, una festa di paese trasportata allo stadio - RECENSIONE

 A San Siro ci sono 20.000 paganti, dicono gli organizzatori. Riempiono una parte di prato, un po’ del secondo anello sul lato opposto del palco, mentre le curve e il terzo anello sono vuoti. E insomma Van De Sfroos non ha esattamente conquistato il Meazza. È un fenomeno minoritario – per stile e lingua – che, con di caparbietà e ambizione, ha voluto mettere piede in quello che oramai è diventato un luogo simbolo della musica, pur sapendo di non avere alcuna chance di riempirlo. I suoi supporter – tutti in uno stesso luogo, in una stessa sera, come recita lo slogan del concerto del cantante lariano – hanno trasformato la serata in una grande celebrazione della propria unicità. Un pezzo di provincia portato per una sera in uno degli stadi più famosi d’Europa.

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Le misure di sicurezza sono paragonabili a quelle messe in campo per il concerto di Madonna a Torino, dopo il Bataclan. Fuori, un cordone di sicurezza impedisce di avvicinarsi allo stadio privi di biglietto – l’effetto Manchester. Dentro, Davide Van De Sfroos poco prima del pezzo più furioso della serata, “Cyberfolk”, prega il pubblico di continuare a saltare e ballare, ma senza esagerare perché viviamo un periodo di paura – l’effetto Torino. C’è tutta una carriera da celebrare, un quarto di secolo di diversità culturale cantata ed esibita. L’idea è nata dopo Sanremo 2011, ha detto alla Stampa Van De Sfroos, 52 anni appena compiuti. La gente gli diceva: «Adesso manca solo San Siro», lui ha spiegato che «per uno che non ha mai giocato a calcio neppure all’oratorio, entrare in campo a San Siro è come andare sulla Luna». E davvero c’è un tragitto cosmico che separa questo concerto da altri visti allo stadio milanese. «Per la prima volta», ha detto il cantante alla vigilia del concerto, «porterò, e non per una partita di calcio, un certo tipo di popolo allo stadio, l’uomo del paese e del lago, le nostre mamme e le nostre zie, che si riconoscono nelle storie in dialetto che racconto».

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Il Corriere di Como ha dedicato all’evento sedici pagine, roba che neanche il Corriere della Sera quando Bruce Springsteen si esibì a San Siro nel 1985. I biglietti sono stati messi in vendita in pacchetti famiglia (più si è meno si paga), promo amico, ridotti giovani, sconti per abbonati Trenord e autolinee ASF, per pendolari che vanno al lavoro con la “curiera”. Il concerto ha una lunghezza da maratona springsteeniana ed è eseguito con tre diverse band, un po’ come il Ligabue del Campovolo. Si inizia con l’accompagnamento dei giovani Shiver che hanno supportato Davide “in questo anno in cui ho reimparato ad essere folksinger”. Il suono non è granché, le voci “rimbalzano” all’interno dello stadio, ma c’è la giusta energia e sotto il palco si salta, si balla, si paga in piccoli gruppetti, come a un concerto punk. Quasi non ci si accorge del cambio con i musicisti dei Luf. Il suono si fa più possente, con sfumature sudiste americane. “Non capita spesso di cantare una canzone con presente il protagonista”, dice Van De Sfroos e sul palco sale il Cimino dell’omonima ballata. Per “El mustru”, che torna in scaletta dopo una vita, il cantante chiede “un silenzio da stadio, come quando si batte un rigore”. Per “El carnevaal de Schignan” compaiono le maschere di Schignano.

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Il pubblico sparuto sulle gradinate è piuttosto freddo, quello sul prato è scatenato. Ci si prende una pausa con tre pezzi quasi acustici per i quali si uniscono il tastierista Michele Papadia, il violinista Anga Persico, il chitarrista Maurizio “Gnola” Glielmo. La band di quest’ultimo è protagonista della terza e ultima parte. Il suono si fa più rock e muscoloso. La festa continua e per “Il paradiso dello scorpione”, introdotta da un accenno a “E la vita, la vita”, arriva Fabio Treves all’armonica a bocca. Poi è tempo di dediche, come a una festa di paese: “Cyberfolk” è per “Luana che non è potuta venire per assistere il padre”, mentre dal palco il cantante annuncia che stasera Matteo e Fulvio chiederanno la mano a Lina e Daniela. Si finisce dopo due ore e quaranta. Sono 26 canzoni, la scaletta ne prevedeva 30. “C’è tempo per un solo bis”, annuncia Van de Sfroos, che chiude con “La balera”. L’ha detto prima dell’evento, l’ha ripetuto durante il concerto: essere a San Siro per lui è un sogno. L’ha realizzata in uno stadio mezzo vuoto, Molti la considereranno una sconfitta. A giudicare dall’entusiasmo della gente, è stata una vittoria.

 

SET LIST:

Con gli Shiver:
Lo sciamano
La balada del Genesio
Televisiun
Nona Lucia
Il costruttore di motoscafi
Grand hotel

Con I Luf:
De sfroos
El diavul
La ballata del Cimino
Il duello
E semm partii
El mustru
Il figlio di Guglielmo Tell
El carnevaal de Schignan

In acustico:
Ventanas
40 pass
La figlia del Tenente

Con la Gnola Blues Band:
La machina del ziu Toni
Cauboi
Il paradiso dello scorpione
Yanez
Akuaduulza
Hoka hey
Pulenta e galena fregia
Cyberfolk

Bis:
La balera

 

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