"Amici", Morgan, i suoi (ex) allievi, Elisa: un commento a titolo personale

"Amici", Morgan, i suoi (ex) allievi, Elisa: un commento a titolo personale

Pur sapendo che non servirà a nulla - perché chi commenta su Facebook con frasi del tipo "perché Rockol si occupa di 'Amici'?" lo fa senza leggere il contenuto di quello che scriviamo, e si ferma al titolo - spiego ancora una volta che Rockol si chiama così perché inizialmente, quando è nato, nel 1995, si occupava solo di rock, ma da quindici anni almeno si occupa di tutto quello che succede sulla scena dell'industria musicale, e non esita a "sporcarsi le mani" scrivendo di "Amici" o dei rapper italiani o dei cantanti usciti dai talent o del Festival di Sanremo.
Quindi torniamo a scrivere di "Amici" e di Morgan e della sua uscita dal programma di Maria De Filippi.


Qualche anno fa, quando "X Factor" ancora andava in onda sulla RAI, sono stato chiamato dalla produzione del programma in vista di una possibile mia presenza in veste di giudice. Mi spiegarono in cosa sarebbe consistita, e al secondo colloquio - pochi giorni prima dell'inizio del programma - mi "rassicurarono" sui contenuti della mia partecipazione, dicendo che comunque i miei interventi sarebbero stati "concordati" con gli autori. E' stato a quel punto che ho ringraziato e ho rinunciato alla proposta: a quelle condizioni, cioè alla condizione di fare da "portavoce" delle scelte degli autori senza avere la libertà di espressione che consideravo irrinunciabile, non mi interessava metterci la faccia. Potevo serenamente vivere senza andare in TV, anche se, lo dico con molta tranquillità, quei soldi mi avrebbero fatto comodo.
Più in piccolo, ma analogamente, quando quest'anno gli autori del "Dopofestival di Sanremo" mi proposero di partecipare alla loro trasmissione, per i primi giorni ho rinunciato all'invito; non ritenevo decoroso mettere la faccia e il nome in un programma costruito sulla comicità e non sulle discussioni riguardanti temi specifici (le canzoni, il meccanismo del Festival, la composizione della cosiddetta giuria di esperti). E' finita che ci sono andato, una sera, al Dopofestival, a patto che mi fosse permesso di fare una domanda specifica che avevo anticipato agli autori. Ci sono andato, ho fatto la mia domanda e ho taciuto per tutto il resto del programma.
Perché vi racconto questo?


Perché lo sbaglio che ha commesso Morgan, secondo me e secondo l'idea che mi sono fatta sul modo in cui sono andate le cose (e posso sbagliarmi, s'intende) è stato uno sbaglio dettato dalla presunzione; la presunzione di potere, essendo Morgan, giocare con le proprie regole in un sistema che di regole ne ha molte e precise, che non coincidono con le finalità che poteva avere Morgan da caposquadra dei Bianchi.
Dice bene stamattina Massimo Gramellini sul "Corriere della Sera: "I fuoriclasse sono negati per il comando delle organizzazioni umane perché non hanno l’umiltà necessaria a comprendere e motivare i mediocri".
Facciamo a capirci: ci sarà una ragione se Morgan è il recordman di vittorie in veste di caposquadra a "X Factor". Evidentemente è in grado meglio di altri di intuire e valorizzare il talento. A modo suo, s'intende. Per farlo ha bisogno di essere libero: e se - ipotizzo, ma non penso di essere lontano dal vero - il suo candidato alla vittoria finale era Thomas Bocchimpani (quello che ha "la luccicanza", come ha detto Morgan, e io sono d'accordo con lui, per quello che ho visto in TV), era giusto che giocasse in maniera spregiudicata le sue carte, sacrificando altri componenti della sua squadra all'obbiettivo finale, cioè la vittoria del suo favorito.
E Morgan voleva vincere "Amici" facendo cantare le canzoni nelle quali crede e che ama, non canzoni scelte secondo criteri lontani dalla qualità intrinseca dei brani (che possono essere, dico a caso, la notorietà delle canzoni, o le esigenze di far duettare i concorrenti con gli ospiti, o considerazioni legate a interessi di edizioni musicali).
Ci ha provato, ha sbattuto contro un'organizzazione ferrea, ha pensato di giocarsela da outsider e ha dovuto arrendersi. Peccato: ma così doveva andare, evidentemente.


Quel che dispiace, in termini di "educazione" e quindi di crescita degli aspiranti cantanti, è che si sia detto (vero o no che sia) che sono stati proprio i componenti della sua squadra a contestarlo e a chiederne la cacciata  - e che siano stati esauditi. Perché così si convalida, secondo me, un pensiero profondamente diseducativo. Lo stesso pensiero per il quale gli insegnanti delle scuole non godono più del dovuto rispetto da parte dei loro allievi e da parte dei genitori dei loro allievi. Mia suocera, che è insegnante in una scuola superiore, mi racconta scene inenarrabili, relativamente al comportamento in aula dei suoi allievi e al comportamento dei loro genitori durante i colloqui. Scene che la dicono lunga sulla perdita di credibilità e di autorevolezza degli insegnanti: che sarà anche, in parte, colpa degli insegnanti stessi, che non hanno più la volontà o la capacità o la forza di opporsi a un meccanismo che non riconosce più il valore della meritocrazia (soprattutto perché sono gli stessi dirigenti scolastici che non perseguono più la selettività ma, banalmente e per ragioni strettamente economiche, la possibilità di aumentare il numero degli iscritti ai loro istituti); ma che sono in massima parte colpa di un corpo dirigente - scolastico nel caso di mia suocera, televisivo nel caso di "Amici" e in generale dei talent - che non privilegia la qualità ma l'audience (in termini di numero di iscritti per un istituto scolastico, in termini di spettatori per un programma televisivo).


A margine, molto a margine, ho trovato - come posso dire? - inelegante l'intervento di Elisa sull'argomento: la scelta migliore sarebbe stata quella di tacere, se non altro per rispetto di un collega musicista più anziano. Ma signore si nasce, ed evidentemente qualcuna non lo nacque. Neanche Morgan, intendiamoci, si è comportato signorilmente . Ma qui non sto cercando di attribuire ragioni o torti: sto solo commentando gli avvenimenti, e lo faccio come sempre a titolo del tutto personale, tanto è vero che mi firmo.

Franco Zanetti

 

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