Imagine Dragons, minimalismo pop e potere dell’amore: Dan Reynolds racconta il nuovo album – INTERVISTA

Imagine Dragons, minimalismo pop e potere dell’amore: Dan Reynolds racconta il nuovo album – INTERVISTA

Minimalisti del pop in nome dell’amore. Il prossimo album degli Imagine Dragons, in uscita nei prossimi mesi, avrà un suono stilizzato, sarà “colorato”, esprimerà “il potere dell’amore”. Così l’ha descritto stamattina il cantante della band di Las Vegas Dan Reynolds, incontrando la stampa italiana. Anticipato dal singolo “Believer”, accompagnato da un videoclip con l’attore Dolph Lundgren, l’Ivan Drago di “Rocky IV”, il terzo disco degli Imagine Dragons è il frutto del periodo positivo attraversato dal cantante, uscito dalla depressione anche grazie alla terapia. “Prima di questo album, l’amore mi sembrava un cliché, non era fonte d’ispirazione. Ho scritto il secondo disco ‘Smoke + mirrors’ in un brutto periodo della mia vita, era cupo e raccontava di una ricerca di risposte che non arrivavano mai. Questo proviene da un luogo più luminoso. È più colorato. Canta il potere dell’amore”.

Nell’arrangiare l’album, di cui non è stato ancora reso noto il titolo, gli Imagine Dragons hanno compiuto una scelta precisa: “Abbiamo cercato di essere minimalisti. Più passa il tempo, più apprezziamo l’uso di singoli suoni che ci sembrano perfetti, al posto di cumulare strumenti uno sopra l’altro. Basta muri di suono costruiti sovrapponendo 100 tracce. Meglio usare una chitarra e il solo tom della batteria, purché suonino in modo perfetto. L’approccio minimalista è il filo conduttore del nuovo album”.

Ogni canzone del disco – almeno a giudicare dalle sei che sono state fatte ascoltare alla stampa italiana – ha un suo approccio, la cura dei particolari rende ogni pezzo un mondo sonoro a parte. Esiste, allora, un tratto caratteristico della nuova musica degli Imagine Dragons? “Siamo sempre stati una band unica, fin dal nome che ci siamo scelti. La stranezza è la bellezza della vita e quindi cerchiamo di valorizzarla al massimo. Creiamo canzoni mettendoci dentro elementi bizzarri ed eccitanti che le facciano suonare fresche e interessanti. Cerchiamo di forzare i confini di ciò che una radio pop può permettersi di passare. Ricordo che ai tempi di ‘Radioactive’ la nostra etichetta ci disse che nessuno l’avrebbe trasmessa perché era troppo strana e heavy per le radio mainstream”.

E invece “Radioactive” è finita al numero 3 della classifica americana. Dopo un’ascesa molto lenta, è rimasta per ben 87 settimane nella Billboard Hot 100, un record tuttora imbattuto. Da allora, gli Imagine Dragons hanno vinto un Grammy, due American Music Awards, hanno venduto 9 milioni di album, hanno tenuto circa 250 concerti riempiendo le arene di mezzo mondo (torneranno in Italia in luglio: il 3 a Verona, il 4 a Lucca). “La velocità con cui questa band è cresciuta ci ha travolti. Avevamo perso ogni senso di umanità. Eravamo diventati scimmiette ammaestrate a cantare e ballare sul palco”.

Dopo essere stati in tour per quasi sette anni di fila, gli Imagine Dragons si sono presi il tempo per ritrovare amici e famiglie. “Finalmente siamo riuscito a guardare le cose dalla giusta prospettiva, ad esprimere gratitudine per quello che ci è accaduto: quando sei nell’occhio del ciclone non capisci nulla, è come se la testa ti esplodesse”. Il gruppo si è preso del tempo anche per scrivere le nuove canzoni, per una volta senza l’assillo di una deadline. “Non parto mai dal testo”, racconta Reynolds. “È solo quando gli strumenti hanno espresso un certo sentimento – può essere dolore oppure amore – che scrivo le parole. Capita che mi ispiri al ritmo, forse perché sono stato un batterista. Come in ‘Believer’, che è uno dei pezzi più percussivi che abbiamo mai fatto, il canto sembra quasi una batteria”.

A proposito di “Believer”, Reynolds ha detto che la canzone “spiega come il dolore e le difficoltà che ho affrontato negli ultimi tempi mi hanno portato a un più sano spazio mentale”. Ma che cosa significa essere un credente per uno come Reynolds, cresciuto in una famiglia di mormoni e volontario della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni? “La mia definizione è cambiata negli ultimi due anni. Un tempo essere credere significava cercare risposte a quesiti teologici al fuori di me, nel mondo, nell’universo: perché siamo qui? Che cosa accade quando moriamo? Oggi essere un vero credente significa essere in pace con me stesso, con la mia vita, con quello che sono. ‘Smoke & mirrors’ era il disco di un uomo pieno di ansie e in crisi spirituale. Quello nuovo è l’approdo a una meta più appagante”.

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