“Be lotus my friend”. E’ da questa casuale storpiatura di una frase ai piu` nota che nasce il titolo del nuovo EP dei milanesi Edless, “Belotus”. Non e` la prima volta che la band utilizza il nome di un fiore per rappresentare il proprio progetto artistico: nel 2014, infatti, era toccato all’aconitum (“Aconite”), e alla sua simbologia ambivalente secondo la mitologia classica, esprimere il tema centrale dell’eterna lotta tra luce e oscurità` presente da sempre nella produzione del quintetto milanese. In tale conflitto, il loto esprime un ideale punto di arrivo, essendo considerato un simbolo di purezza, di rigenerazione spirituale e di consapevolezza della propria natura e della propria capacita` di non farsi contaminare dalle “lordure” di questo mondo (rappresentate metaforicamente nell’artwork dal pesce che risale minacciosamente la corrente). “Belotus" e` stato registrato per la maggior parte in presa diretta con tutti i musicisti che suonano insieme nel rispetto della vera tradizione indie-tronic. L'elettronica prende vita mettendosi a disposizione della performance reale del musicista e si fonde con il rock.
Partono come band alternative, evolvono presto portando il suono verso territori più elettronici. Nel 2014 pubblicano “Aconite”, il primo EP. Più sperimentazione e ancora elettronica. Passano due anni ed eccomi arrivare al punto. “Belotus” è il secondo EP di casa Edless, una band che a ragion veduta sta portando avanti un discorso sul proprio suono in modo a mio avviso intelligente...