Nel 1984 “Born in the U.S.A.” porta Springsteen al picco di popolarità della sua carriera. Ci aveva lavorato da anni, a quel successo, anche se dopo dopo “The river” e un tour nei palazzetti aveva pubblicato un disco scuro e acustico come “Nebraska”. Dopo una lunga lavorazione, l’album esce finalmente nell’estate dell’84 e vende 15 milioni di copie solo negli Stati Uniti; è seguito dal primo tour che lo porta negli stadi. Nell’85 arriva il primo vero giro di concerti in Europa dopo qualche apparizione negli anni passati.
Springsteen diventa uno dei simboli del decennio. Ma le mosse seguenti sono spiazzanti. La prima è la risposta alla richiesta incessante dei fan: un album dal vivo, che testimoni i suoi concerti torrenziali. “Live 1975-1985” esce nel nel novembre del 1986, ma non è uno dei leggendari show che già circolano come bootleg. E’ una raccolta, in 5 LP o 3 CD, di diverse performance nel corso della carriera. E’ il primo box della storia a debuttare al primo posto della classifica americana, ma i fan non sono contenti.
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Ma decisamente più spiazzante è la mossa che arriva nel 1987, con la pubblicazione di “Tunnel of love”, il seguito di “Born in the U.S.A.”. La differenza tra i due album è evidente fin dalla copertina: aggressiva e a tinte forti quella del primo. Colori tenui, la seconda, con Springsteen con lo sguardo malinconico. Via i jeans, addio al cappellino in tasca. Ora Bruce è un uomo maturo, ben vestito. Ha già raccontato in “The river” il passaggio alla vita adulta, ma questa volta ha vissuto sulla sua pelle la disillusione.
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