Michael Stipe e l’esperienza mistica con Patti Smith: “Spaccava tutto, era così totalmente liberatorio”

Michael Stipe e l’esperienza mistica con Patti Smith: “Spaccava tutto, era così totalmente liberatorio”

Michael Stipe, frontman dei R.E.M. e figura quasi leggendaria, ha avuto una formazione musicale come tutti noi comuni mortali. Vi siete mai chiesti cosa ascoltasse da ragazzo e cosa lo abbia davvero “risvegliato” a livello musicale? Questa è una piccola storia che lo racconta…

“Cercavo qualcuno per formare un gruppo e Peter [Buck - ndr] era l’unica persona, ad Athens, che mi rivolgeva la parola”, ha detto Stipe in un’intervista del 2002. “Voglio dire che ero molto, molto timido. Lui lavorava in un negozio di dischi: se ne stava lì seduto tutto il giorno, con una specie di ghigno sulle labbra, a strimpellare la chitarra. Una volta ci siamo messi a conversare e a un certo punto abbiamo parlato di mettere insieme un gruppo. L’ho chiamato Richard per i primi tre mesi che ci conoscevamo, ma lui non mi ha corretto nemmeno una volta. Non mi ha mai detto: ‘Mi chiamo Peter, non Richard’”.

In effetti, per Buck, Michael era un tipo intrigante e ricorda: “Non passava inosservato e comprava dischi particolari, cosa che non tutti i clienti facevano. Aveva dei gusti interessanti e diventammo amici”. Ma Michael aveva un background musicale davvero peculiare, tanto che Buck, in seguito ha raccontato: “Posso sinceramente affermare che lui non ha mai messo sul piatto un disco dei Beatles. So che ha ascoltato qualcosa, però mi ricordo un aneddoto successo negli anni Novanta, in volo verso l’Inghilterra; stiamo per atterrare e l’impianto diffonde Tomorrow Never Knows. Alzo il volume e Michael mi chiede: ‘Non è male: chi sono?’. ‘I Beatles’, gli rispondo. Non è un analfabeta musicale – conosce una varietà molto ampia di musica interessante – ma non è come me, che esploro ogni territorio”.

Stipe stesso, più volte, ha confessato che da ragazzo era più facile che ascoltasse i Banana Splits o i Monkees, piuttosto che cose più canoniche. Un compagno della scuola d’arte ricorda che nel 1978, durante gli ultimi colpi di coda del punk, Stipe aveva una passione per il singolo “Ça Plane Pour Moi” di Plastic Bertrand: la cosa meno di trendy e cool che potesse venirti in mente!

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Ma la prima vera epifania musicale per Stipe fu cagionata dalla scoperta della musica di Patti Smith, la sacerdotessa/poetessa  del punk. Tutto era iniziato perché lo aveva colpito lo scatto di Robert Mapplethorpe sulla copertina dell’album di debutto, “Horses”, che una volta finito sul piatto del giradischi scosse fortemente la sua vita di quindicenne. La foto androgina di Mapplethorpe lo stregò e la musica del disco gli fece girare la testa. Infatti Stipe disse a “Mojo”, nel 1996:  “Assomigliava a Morticia Addams. 'Horses?... fu come se mi strappassero gli arti e me li riattaccassero in una posizione diversa. Avevo quindici anni quando l’ho ascoltato: quella era roba piuttosto forte per un quindicenne americano, bianco, borghese, seduto nel soggiorno di casa, con le cuffie in testa per non farsi sentire dai genitori. Fu come avventurarsi nell’oceano ed essere investito da un’onda. Spaccava tutto, era così totalmente liberatorio. Avevo sulle orecchie le cuffie schifose dei miei genitori e me ne stetti alzato tutta la notte ad ascoltare Patti Smith, con una gigantesca tazza piena di ciliegie. Le mangiavo e pensavo: 'O mio dio!... Merda!... Cazzo!'. Poi ho vomitato”.

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Dall'archivio di Rockol - Mike Mills e Michael Stipe raccontano "Automatic for the people"
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