One-two-three-four! La storia leggendaria dei Ramones

One-two-three-four! La storia leggendaria dei Ramones

Questa “leggenda rock” è un estratto da “Storia leggendaria della musica rock”, volume scritto da Riccardo Bertoncelli e Gianni Sibilla per Giunti Editore. Il volume ripercorre la storia dei grandi artisti attraverso episodi mitologici, aneddoti, storie: Rockol ne sceglie uno e lo pubblica ogni settimana, per gentile concessione dell’editore. In fondo alla leggenda, trovate una playlist con la musica del libro: buona lettura e buon ascolto!


La Forest Hills High School e` la tipica scuola di un quartiere pacifico: mattoni rossi e colonne che fanno il verso all’architettura classica. E` in quell’edificio, costruito negli anni ’40 nel Queens, che si incontrano i fratelli Ramone. Solo che non sono fratelli, non si chiamano Ramone, Forest Hill non e` un fetido sobborgo sottoproletario ma un quartiere benestante. Sono gli anni ’60: John Cummings e Thomas Erdelyi suonano in una band garage rock, i Tangerine Puppets. Douglas Glenn Colvin e` arrivato da poco in zona con la madre dalla Germania, per sfuggire al padre, un militare alcolizzato. Jeffrey Ross Hyman non ha molti amici: gli e` stata diagnosticata una sindrome da disordine ossessivo compulsivo; la sua ossessione principale e` la musica, soprattutto i Who e i Beatles.
Cummings fa un’audizione per i Television ma viene rifiutato. Decide di mettere in piedi una nuova band ma e` Colvin il leader. E` lui che scrive le canzoni, e` lui che canta. E` lui che si fa chiamare Dee Dee Ramone, ispirandosi a Paul Ramon, ovvero il soprannome di Paul McCartney a inizio carriera. Convince gli altri a usare lo stesso cognome: Jeffrey diventa Joey Ramone, John diventa Johnny Ramone, Thomas e` Tommy Ramone.
Il 30 marzo 1974 suonano per la prima volta in pubblico, di fronte a dieci persone. Il 16 agosto si esibiscono al CBGB’s: entro la fine dell’anno saliranno settantaquattro volte su quel palco. E ogni volta, a ogni canzone, è Dee Dee ad attaccare con quello che diventa il grido di battaglia: “one-two-three-four!”. Però non è più lui il frontman: non riusciva a cantare mentre suonava il basso, così è Joey a passare dalla batteria alla voce. Ma rimane compito di Dee Dee urlare quel velocissimo “un-due-tre-quattro!”. Veloce come le canzoni, che non durano quasi mai più di due minuti. E veloce come i concerti: i primi durano venti minuti al massimo; più avanti negli anni dureranno un po’ di più, con il crescere del repertorio, ma non molto.
Grazie a quei primi concerti, nel ’75 ottengono un contratto discografico; l’anno dopo esce RAMONES. Sono brutti, sporchi e cattivi, giubbotti di pelle e capelli lunghi a caschetto, quasi come quelli dei loro idoli Beatles, ma arruffati e sugli occhi. Anche la melodia c’è, come nei Fab Four, ma nascosta sotto un muro di chitarre e sotto slogan come “Hey, ho, let’s go” – le prime parole che vengono ripetute all’inizio del disco, dopo un riff micidiale e distorto di chitarra – “Picchia il ragazzino con una mazza da baseball”. Il disco è un flop, così come i successivi, tutti considerati dei classici. “È arte: certe volte non vende subito, ci vuole del tempo perché il mondo se ne accorga”, commenterà negli anni ’90 Tommy.
L’ultimo show è del ’96; nel frattempo alcuni fratelli se ne sono andati, sostituiti da nuovi membri aggiunti della famiglia Ramone. A fune carriera avranno suonato più di duemiladuecento concerti in vent’anni. Più o meno quanti ne hanno fatti i Grateful Dead in trenta, che però estendevano i loro brani anche a trenta, quaranta minuti l’uno. Due gruppi all’opposto, eppure a loro modo simboli delle loro città, New York e San Francisco.
Nel 2001, poco dopo il crollo delle Torri Gemelle, i Pearl Jam pubblicheranno un 45 giri da regalare ai fan, incidendo una cover dei Ramones. In copertina c’è lo skyline di New York, però al posto delle Twin Towers ci sono le lunghe gambe di Joey, scomparso lo stesso anno per un cancro. Muoiono quasi tutti giovani, i Ramones: Dee Dee nel 2002, Johnny nel 2004, Tommy nel 2014. Ma a quel punto sono già un simbolo universale della musica rock: il loro nome vivrà nelle in finite citazioni delle band che si sono ispirate a quel suono e sulle magliette con il loro simbolo, una versione rivista del simbolo americano, che venderanno quanto e più dei loro dischi.

 

 

 

 

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