L’ultimo concerto dei Pooh del 30 dicembre in diretta via satellite al cinema - VIDEOINTERVISTA

L’ultimo concerto dei Pooh del 30 dicembre in diretta via satellite al cinema - VIDEOINTERVISTA

Il lungo addio dei Pooh avrà un finale cinematografico. Letteralmente. L’ultimo concerto nella storia della band guidata da Roby Facchinetti si terrà il 30 dicembre all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (Bologna) e sarà trasmesso in diretta su Rtl e via satellite nei cinema (inizio ore 20.30). L’elenco delle sale, circa 200 in tutta Italia, sarà presto disponibile su www.nexodigital.it, la prevendita dei biglietti partirà il 9 dicembre. “Abbiamo scelto Bologna perché è la città in cui siamo nati”. È l’ultimo atto di anno intenso per il gruppo che ha festeggiato 50 anni con concerti negli stadi e il live “Pooh50 L’ultima notte insieme”, disco di platino. L’ultimo abbraccio con i fan prevede, prima di Bologna, altre sei date nei palasport nel mese di dicembre: Acireale (10), Caserta (12), Torino (17), Roma (20), Milano (22) e Treviso (27). Il 1° dicembre uscirà “Pooh50Verona”, libro fotografico di Alessio Pizzicanella prodotto da Contrasto con immagini e backstage delle tre serate del settembre 2016 all’Arena.


L’umore dei cinque Pooh oscilla fra il soddisfatto e il malinconico. Dalle parole di Facchinetti traspare la voglia di andare avanti, ma ancora più forte sembra il desiderio di mantenere la promessa fatta.“È il nostro ultimo viaggio. Domani partiamo per l’America e il Canada. Come ci si sente? Non è una bella sensazione, 50 anni non si cancellano in un attimo. Ogni sera quando salgo sul palco sento il dolore per la chiusura di questa storia. Durante quest’ultimo anno tutti hanno capito quanto importanti sono i Pooh, ma ormai non si può più tornare indietro. Questa è la decisione e questo sarà, costi quel che costi”.
Quando i Pooh, nel settembre 2015, annunciarono due grandi concerti negli stadi a Roma e Milano sapevano che ne avrebbero aggiunti altri. Ma stando a quanto dicono, non immaginavano che l’accoglienza sarebbe stata tanto calorosa. “Salutare il pubblico con due soli concerti”, dice oggi Dodi Battaglia, “sarebbe stato come strapparci il cuore. L’Italia non è fatta solo di Roma e Milano, ma anche di Brescia, Bergamo, Bologna, Messina, Catania. E quando si è trattato di andare a trovare le persone, i Pooh non si sono mai tirati indietro. È uno dei motivi del nostro successo”. La malinconia, spiega Red Canzian, “è stemperata, dall’orgoglio per essere riusciti a portare in porto questa grande nave con le luci accese, non trainata da un rimorchiatore. Ci vuole coraggio per fermarsi quando va tutto bene. Forse dovrebbero farlo anche gli sportivi, è un segnale di dignità. Chiudere così fa onore al nostro marchio, che resterà lì, intoccato”.
L’ultima conferenza stampa dei Pooh è anche il pretesto per fare un bilancio dell’ultimo anno. “Ho visto più giornalisti in questi dodici mesi che nel resto della mia vita”, dice scherzando Riccardo Fogli. Anche il pubblico non s’è fatto pregare: il tour è stato visto da 400 mila persone, secondo la stima di Ferdinando Salzano di Friends & Partners. “Abbiamo trovato più persone di quelle che pensavano di incontrare”, spiega Stefano D’Orazio. “È popolo silenzioso che di solito non riempie le prime file, persone che magari non sanno quanti dischi abbiamo fatto e che sono tornate a vederci. Tutto nella vita deve finire. Addirittura i Pooh”. Secondo Facchinetti, “grazie a questo ultimo tour gli italiani si sono accorti che i Pooh esistono da 50 anni e che hanno fatto quelle canzoni. È forse una delle cose che mi ha stupito e reso felice. Me lo dice mio figlio che la reunion ha avvicinato i giovani alla nostra musica”. Canzian non esclude del tutto la possibilità di rivederli un giorno assieme: “Anche i Pink Floyd si sono riuniti per fare un po’ di pezzi a Wembley. Non ci lasciamo in malo modo. Siamo amici, siamo come fratelli, collaboreremo. Finalmente avremo la possibilità di fermarci e capire quante cose belle abbiamo fatto. Siamo gli ultimi ad esserci resi conto di avere fatto un pezzetto di storia della musica italiana”.
Andrea Rosi, presidente di Sony Music Italia che ha pubblicato i dischi del quartetto dal 1982 in poi, ha annunciato la volontà di lavorare sul catalogo: “Vi chiederemo di darci una mano a scegliere le cose”. Sollecitato da una domanda, il gruppo ha preso posizione sullo scandalo dei secondary ticketing. “Il bagarinaggio” dice D’Orazio “c’era anche negli anni ’70. Non sapevi con chi prendertela, c’era il solito scaricabarile, e poi il bagarino teneva famiglia. Questa cosa nuova è diversa, ci colpisce perché nasce da chi tiene in mano le redini di un modo di fare show business che tradisce e ferisce chi va a vedere i concerti punendoli per l’entusiasmo che provano per un artista. È un suicidio”.
La scaletta del concerto di Bologna non sarà radicalmente diversa da quella degli ultimi concerti, a parte un paio di brani in più scritti dal fondatore Valerio Negrini. Non ci saranno sedie in platea, “perché è una festa”, e ci sarà un secondo palco, dove i Pooh suoneranno pezzi in un’atmosfera più intima. Non è che hanno scelto il 30 per poi annunciare a sorpresa un grande concerto il giorno dopo? “No”, assicurano, “la vigilia di capodanno ci sarebbe stata un’atmosfera sbagliata per un concerto così”. E allora che faranno il 31? “Lo passeremo con i nostri famigliari. Se ci hanno aspettati”.

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