NEWS   |   Pop/Rock / 27/11/2016

Chiedi chi era Richey Edwards

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[via Walesonline]

Il rock è un calderone fatto non solo di musica, come ben sappiamo. Ci sono il sex, le drugs, i soldi (o la mancanza di), il business, la “sfiga”, il marketing, la morte, la vita e – a volte – anche il mistero. Come quello che circonda ormai da 21 anni abbondanti Richey Edwards, ex chitarrista e autore di testi per la band gallese Manic Street Preachers.

Come qualcuno ricorderà, forse, Richey fece perdere le proprie tracce intorno al 1 febbraio del 1995 (alla vigilia della partenza per un giro promozionale e un tour negli USA – a qualcuno non viene in mente Ian Curtis?). Sembra una di quelle storie stile “Chi l’ha visto?” dei tempi d’oro. E lo è. Con l’aggravante di essere un cold case, per dirla all’americana, ossia un caso rimasto irrisolto e chiuso con un atto d’ufficio, risolutivo solo a livello burocratico e legale. Infatti Richey dal 2008 è ufficialmente “presumed dead”, sebbene non esista la minima prova della sua morte (così come non ci sono tracce o indizi che lo facciano presumere ancora in vita). Il che lascia aperto l’interrogativo: e se avesse deciso di far perdere le proprie tracce per sempre, cambiando identità, vita, collocazione geografica? Certo, ormai sparire del tutto non è così facile – ma neppure impossibile.

Richey al momento della sua scomparsa volontaria ha 27 anni (un membro – almeno onorario – del club 27, dunque) e non versa in condizioni psicofisiche buone. Anzi, è molto provato dagli eccessi (principalmente alcolici) ed è in terapia con il Prozac, il popolare antidepressivo. Da tempo combatte con una depressione stritolante che lo porta spesso a isolarsi, ma anche ad atti di autolesionismo palesi e sfrontati: si taglia di proposito, procurandosi ferite a volte profonde e facili a infettarsi, non mangia, beve quantità spropositate di vodka e alcolici vari fino a raggiungere stati prossimi al come etilico. Tutto questo nonostante la band stia tutto sommato andando bene (il terzo album, “The Holy Bible” era uscito nell’estate del 1994) e il futuro sia promettente.

Nelle due settimane precedenti alla sua scomparsa Richey ritira – a tranche di 200 al giorno – circa 2800 sterline in contanti (questo denaro, stando ai movimenti registrati dalla sua banca, è tutto ciò di cui lui dispone dal momento della scomparsa e nessun prelievo posteriore è mai stato fatto). Fra l’altro il 14 gennaio si verifica un evento apparentemente minore, ma non da sottovalutare in un quadro psicologico come il suo: il decesso dell’amato cane di famigli Snoopy, che Richey seppellisce con l’aiuto di sua sorella Rachel (e questa sarà l’ultima volta in cui la donna lo vede).

Richey non è felice di partire per gli USA e lo confessa alla madre per telefono il 31 gennaio. La mattina dopo fa check out dal London Embassy hotel di Londra e fa perdere per sempre le proprie tracce.

A posteriori è stato stabilito che il 1 febbraio si è recato a Cardiff, nel proprio appartamento, dove ha lasciato alcuni effetti personali. Nelle successive due settimane pare che si sia recato alla stazione di servizio di Severn View, vicino ad Aust (nel South Gloucestershire). Qui – misteriosamente, visto che pare ci sia arrivato in taxi – trova la sua auto, in cui probabilmente vive per alcuni giorni. Il veicolo sarà poi trovato, infatti, dalla polizia con evidenti tracce che indicano che qualcuno ci ha dormito e mangiato dentro, scaricando anche la batteria (probabilmente per scaldarsi la notte). Il primo pensiero è che Richey si sia suicidato gettandosi dal Severn Bridge, il ponte proprio a pochissima distanza dalla stazione di servizio e tristemente noto come luogo prediletto da molti per mettere fine alla propria vita.

Nessun cadavere viene rinvenuto – anche se alcuni esperti sostengono che, per via delle forti correnti, virtualmente un corpo potrebbe essere stato trascinato molto lontano senza possibilità di ritrovarlo.

Da questo momento tutto tace: Richey non si fa vivo con nessuno, è totalmente scomparso. Molti sostengono che l’ipotesi del suicidio sia errata, in quanto lui aveva più volte dichiarato di non avere la minima intenzione di compiere un simile gesto. Ma il dato di fatto è cristallino: un uomo di 27 anni è svanito nel nulla.

Negli anni seguenti alcuni avvistamenti, periodicamente, riaccendono la fiamma della speranza: nel 1996 un professore inglese dice di avere visto Richey in un mercatino di hippie a Goa, in India; nel 1997 una barista sostiene di averlo visto in un locale di Fuerteventura; infine nel 2004 un turista inglese sostiene di averlo incontrato a Lanzarote su una spiaggia. Tutte piste rivelatesi inconcludenti.

Qualcuno sostiene che Richey potrebbe essersi ritirato in una struttura religiosa, decidendo di abbandonare la vita che fino a quel 1 febbraio del 1995 aveva condotto. In effetti è stata battuta anche questa pista, ma con scarsissimi risultati, per via della difficoltà a ottenere informazioni sulle persone che hanno scelto la vita monacale.

Quello che resta è la trilogia dei primi album dei Manic Street Preachers, “Everything Must Go” del 1996 (con cinque brani a cui Edwards ha partecipato in fase di scrittura) e l’album del 2009 “Journal For Plague Lovers” (i cui testi sono tutti firmati da Richey: la band ha usato il materiale trovato nei suoi quaderni e appunti). Tutto il resto è mistero, condito con un’abbondante sensazione di mancanza di un finale – o almeno una spiegazione esauriente.

Per saperne di più: www.richeyedwards.net

[a.v.]

 

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