Lo hanno fatto notare molti fan online e – in effetti – fingere che non sia così è l’equivalente di ignorare il proverbiale elefante nella stanza. L’oggetto di questa riflessione veloce è la copertina dell’imminente, stra-annunciato e procrastinatissimo nuovo disco dei Four Horsemen Metallica (che esce il prossimo 18 novembre e si chiama “Hardwired… To Self Destruct”), “colpevole” di essere somigliante – ma davvero tanto – ad altre… e nemmeno troppo oscure.
Ecco come sarà:

Un’illustrazione piuttosto semplice, ottenuta tramite una piccola manipolazione in computer graphic, senza voler strafare. Fin qui nessun problema; peccato che si tratti di un’idea che si può definire in tanti modi, tranne che originale.
Senza pensarci troppo su, vengono in mente almeno altri tre dischi “grossi” con un artwork, un concept e un’impostazione grafica praticamente speculare (e sicuramente ce ne sono altri: anzi, vi invito a segnalarli). Partiamo da giorni vicini al presente, rivangando la copertina dell’ottimo “Angels and Ghosts” (2015), del progetto Dave Gahan and the Soulsavers. Date un’occhiata:

Poi ci sarebbe “Odd Fellows Rest” dei pachidermici Crowbar, un album del 1998 che ha segnato indelebilmente un suono, una scena e la band stessa. Ecco la copertina… Hetfield & co. l’avranno vista e apprezzata?

Infine, per chiudere la micro-carrellata, scaviamo nell’eccellenza psichedelica degli anni Sessanta, con un disco giustamente incensato e riverito da ogni fan del rock che si rispetti: “Forever Changes” degli immortali Love, la band di Arthur Lee. Per questo album Lee e la Elektra scelsero un’illustrazione, su sfondo candido, che mostra le teste dei componenti del gruppo (disegnate, però) assemblate e disposte a formare quello che potrebbe sembrare un cuore pulsante. In questo modo:

Insomma, i Metallica forse potevano spremersi – o far spremere le meningi – un pochino di più. Perché, anche se Bo Diddley insegna che non si può giudicare un libro (qui un album, per traslato) dalla copertina, è anche vero che un primo impatto di questo genere lascia ampio spazio a speculazioni non esattamente edificanti del tipo: se non sono manco riusciti a tirar fuori una copertina che non sembri copiata, cosa possiamo aspettarci dai nuovi pezzi?
Lo scopriremo il 18. Intanto, nell’attesa, spero vi sia venuta voglia di andare a riascoltare almeno uno dei dischi di cui si è brevemente parlato – se non tutti e tre!
[a.v.]
PS: ...e che ne dite di "Wasting Light" dei Foo Fighters (2011)? Non è esattamente la stessa cosa, ma l'idea non è molto lontana...
