Erba e ceffoni: i Biffy Clyro tornano in Italia e raccontano la lotta per rendere il rock rilevante – INTERVISTA

Erba e ceffoni: i Biffy Clyro tornano in Italia e raccontano la lotta per rendere il rock rilevante – INTERVISTA

Un nuovo album uscito da due mesi, “Ellipsis”. Un concerto il 20 ottobre a Firenze, un'altra data in arrivo. Un disco solista per il cantante Simon Neil. I fan italiani dei Biffy Clyro, che ai concerti urlano lo slogan “Mon the Biff!” e chiamano il cantante Simo, hanno di che gioire. Illuminati dal neon della #BlueRoom di Twitter, dove stanno per rispondere alle domande dei fan, i tre musicisti scozzesi dicono la loro su cosa significa fare rock nel 2016, che cosa significa suonare le stesse canzoni sera dopo sera, che cosa accade una volta che torni a casa ed esci dalla bolla della vita in tournée. Ieri sera hanno suonato in acustico di fronte a poche centinaia di persone all’UniCredit Pavilion, l’uovo di legno (copyright Devendra Banhart) che serve da centro polifunzionale fra i nuovi grattacieli di Porta Nuova, a Milano. “E sai che è più sfibrante suonare in un contesto così che di fronte a 10 mila persone?”, dice Neil.

Un passo indietro. In luglio il trio – reduce dal primo numero uno in classifica nel Regno Unito col doppio “Opposites” – ha pubblicato l’album “Ellipsis”. Prodotto da Rich Costey, dopo la trilogia curata da Garth Richardson, ha segnato una sorta di ritorno a una musica affilata e nervosa, al netto di alcune ballate. Alcuni testi sono sfoghi: Simon Neil affronta a muso duro chi ha attaccato la band (“Wolves of winter”), parla di droga (“Medicine”) e problemi famigliari (“People”). “È che scrivo canzoni quando sono in uno stato mentale negativo”, commenta il cantante. In un passaggio di “Re-arrange” Neil cattura il motivo profondo del fare musica: “Ho scritto centinaia di canzoni per dare un senso a ciò che è insensato”. È questa ricerca di senso che li spinge a fare musica? “Il rock mi permette di esaminare sentimenti ed emozioni. So che suona strano, ma a volte ascoltare le mie canzoni mi aiuta a scoprire cosa pensavo o cosa provavo nel profondo nel momento in cui le ho scritte. È salutare avere questa valvola di sfogo”. Le, chiamiamole così, medicine sono un altro modo per affrontare l’insensatezza del mondo? In “Medicine” Neil canta di rollarsi una medicina per scordare se stesso… “Ovviamente in quel contesto medicina sta per qualunque dipendenza: droga, alcol, sesso. Io fumo un sacco di erba e bevo e a volte lo faccio per scordare certi dolori – non lo facciamo tutti di tanto in tanto? Quella canzone rappresenta il tentativo di scrollarsi di dosso quelle dipendenze e affrontare la vita con più lucidità”.

C’è poi un pezzo chiamato “On a bang” che somiglia a una sorta di manifesto del trio, dove Neil sputa le parole: “Ho dato tutto per il rock’n’roll: qual è invece il tuo contributo?”. Spiega: “La musica non dovrebbe essere un lavoro o un hobby, ma uno stile di vita. Non è qualcosa che decidi di fare, è una ragion d’essere. E sì, il rock dà un contributo alla società. Non curiamo il cancro, però sappiamo che la musica aiuta la gente, così come in passato ha aiutato noi a scoprire il mondo e ad allacciare rapporti”. E però il rock oggigiorno sembra avere smarrito questa forma di coinvolgimento maniacale, questa intensità, no? “Mi fa male ascoltare le radio e sentire pezzi rock pulitini e conservatori e poi brani hip-hop brillanti e strambi. Il rock deve tornare a scioccare come lo faceva con ‘Back in black’ degli AC/DC, ‘Appetite for destruction’ dei Guns n’ Roses, ‘Superunknown’ dei Soundgarden, ‘Ten’ dei Pearl Jam, e lo deve fare usando il linguaggio di oggi. Non dobbiamo avere paura di evolvere. Sbarazziamoci di ogni regola. Dobbiamo riprendere a fare musica che mette paura. I genitori devono di nuovo urlare esasperati: togli quella musica orribile!”. Però il prossimo album solista di Simon Neil non sarà rock… “No, sarà interamente elettronico, si intitola ‘ZZC’ e uscirà nel 2017. È molto artistico, per così dire, le canzoni durano tutte almeno cinque, sei minuti”.

Dopo il concerto del 20 ottobre alla Obihall di Firenze, i Biffy Clyro torneranno nel nostro Paese all’inizio del 2017, per un concerto a Milano (la data sarà annunciata martedì 13 settembre). Ma cosa accade quando si suonano le stesse canzoni sera dopo sera? Non si scade nella routine? “La sfida maggiore che affronti quando sei in tour è cercare di rendere ogni concerto speciale, e grazie al cielo ci aiutano i fan. Ovvio che non ci riesci, magari per problemi tecnici, magari perché per la testa hai problemi famigliari, perché non sei in forma. È un clichè, ma devi salire sul palco ogni sera come se quel concerto fosse l’ultimo della tua vita”. Il difficile arriva quando si torna a casa. Dopo avere vissuto immerso in una bolla, ogni cosa improvvisamente ti sembra statica. “Ci metti un po’ ad abituarti. Ti sembra che casa non ti appartenga più e ci vuole qualche giorno a riadattarti alla realtà. Quando sei in tour ti rapporti con le persone in modo completamente diverso. Tutto gira attorno a te e perciò cominci a comportarti come un vero egoista. Quindi torni a casa a fine tour, ti guardi attorno e gridi: dove cazzo è la mia cena?! E ti prendi un ceffone da tua moglie”.

(Claudio Todesco)

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