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XIV FESTA DE LOU DALFIN (VERNANTE 22, 23 E 24 OTTOBRE 2004)
Da venerdì 22 a domenica 24 ottobre 2004 si svolgerà, presso il Palazzetto Polivalente di Vernante (Cn), la quattordicesima edizione della “Festa de Lou Dalfin”. Oltre al ricco programma musicale è prevista anche la “Mostra Mercato di Liuteria ed Artigianato”, aperta nei giorni di sabato e domenica, il “Torneo di Pilo” la domenica pomeriggio e l’incontro amichevole di “balon a 5” (calcetto) tra la rappresentativa della Linguadoca e quella delle Valli Occitane il sabato pomeriggio. L’evento, organizzato dall ”Associazione Culturale Lou Dalfin” in collaborazione con la “Consulta Giovanile” di Vernante è patrocinato dalla Regione Piemonte e dal Comune di Vernante.
UN PO’ DI STORIA
La festa è diventata ormai un classico appuntamento delle Valli Cuneesi, sicuramente il più importante raduno musicale di tutta l’area occitano-italiana.
A partire dall’edizione 2002 gli organizzatori hanno introdotto alcune novità a contorno degli spettacoli musicali: la mostra-mercato di liuteria e artigianato ed il torneo italiano di “Pilo”. Per quanto riguarda l’evento espositivo il successo del 2002 si è ripetuto nel 2003: grande interesse del pubblico, molte presenze da fuori regione e dalla Francia, l’opportunità – rara, diciamolo pure! – di vedere da vicino le tecniche di alcuni tra i liutai più conosciuti in Europa; erano presenti, tra gli altri: Jean Claude Boudet (ghironde), i F.lli Castagnari (organetti e fisarmoniche), Robert Matta (cornamuse), Marc Boluda (chitarre, bouzoukis, mandolini, cetre), Bruno Salenson (cornamuse, oboi, galoubets), Paolo Simonazzi (percussioni), Maurizio Verde di Camoletto (fisarmoniche), Squillari (flauti), Bertrand Gaillard (organetti), Richard Stoitzner (percussioni). Ottima risposta del pubblico anche per il “Pilo”, gioco “nazionale” nizzardo: le regole base di questa disciplina sono semplici: due squadre formate da due giocatori, ed una palla costruita con una moneta bucata ed un volano inserito nel buco. Lo scopo è mettere la palla a terra nel campo avversario, effettuando più palleggi possibili. Ogni giocatore ha a disposizione un proprio campo circolare dalla dimensione di un metro di diametro (per maggiori informazioni si può consultare il sito internet www.chez.com/pilonet).
L’iniziativa è sempre stata organizzata grazie all’aiuto della Federazione Ufficiale del “Pilo” e dell’Associazione Nizzarda “Testador”, i cui rappresentanti si sono attivati organizzando gli stages prima del torneo vero e proprio.
L’EDIZIONE 2004
Anche per l’edizione 2004 gli organizzatori dell’Associazione Culturale Lou Dalfin hanno pensato in grande: la Festa sarà inaugurata venerdì 22: la serata – con inizio previsto verso le 21,30 - vedrà alternarsi sul palco il Gruppo Spontaneo di Musica Moderna portacolori della Val Vermenagna, ed il cantautore di fama internazionale Massimo Bubola: le intenzioni sono quelle di riunire un’entità locale che si sta imponendo all’attenzione del pubblico grazie ad un raffinato pop fatto di atmosfere sussurrate e postmoderne ed un mostro sacro della canzone italiana. Tutti e due gli artisti sono freschi di uscita discografica: “Fino a mai dire basta” (Sciopero/Sony) il disco dei primi, “Segreti Trasparenti” (Eccher Music) il lavoro di Bubola.
Durante il cambio palco e dopo il concerto è prevista l’esibizione di alcuni suonatori della Val Vermenagna che proporranno agli ascoltatori le arie e le danze tipiche di questa parte di Occitania. Il sabato proporrà un programma ancora più ricco: si partirà presto, alle 16, con la partita amichevole di calcio a 5 tra la rappresentativa occitana del Lengadoc e quella delle Valli. Dopo questa introduzione sportiva si passerà alla parte “ludica” con gli aperitivi nei bar di Vernante accompagnati da esibizioni di musicisti tradizionali: l’intento è quello di coinvolgere tutto il paese, portando nei vari locali alcuni degli artisti impegnati nella tre giorni musicale. La serata inizierà verso le 21 con le Trobairitz d’Oc, duo vocale tutto al femminile che propone brani del repertorio tradizionale. Dopo di loro saliranno sul palco La Talvera, celebre gruppo occitano d’oltralpe che da più di 25 anni lavora alla riscoperta ed al rinnovamento delle tradizioni musicali della terra d’Oc, e La Coixinera, band catalana di Saraus che fonde le sonorità tradizionali della sua terra (ghironda, flauti, organetto, tamburini, cornamusa) con gli strumenti moderni (chitarra, basso e batteria). Spetterà naturalmente ai festeggiati “Lou Dalfin” il compito di continuare la serata presentando i brani della loro nuova fatica discografica “L’òste del Diau” uscita nello scorso giugno. Infine è prevista una “festa nella festa” che continuerà fino a notte inoltrata e vedrà alternarsi in consolle alcuni DJ provenienti da tutta l’Occitania e non solo, tra cui DJ Polo (Marsiglia), abituale collaboratore dei Massilia Sound System e DJ Paolone AKA, storico animatore delle notti torinesi nonché giornalista affermato a livello nazionale.
L’ultimo giorno di Festa, la domenica, vedrà protagoniste anche le attività collaterali alla musica, senza tuttavia dimenticare quest’ultima: a partire dalle 15 si ripeterà il Grande Torneo di “Pilo”, che quest’anno sarà ingrandito e proporrà numerosi premi in più rispetto alla scorsa edizione; l’intera giornata vedrà sicuramente un notevole afflusso di visitatori alla mostra-mercato di liuteria e artigianato che sarà allestita a partire da sabato pomeriggio in uno stand riscaldato adiacente al palazzetto; si è infatti deciso di cambiare rispetto alle passate edizioni e di separare l’esposizione dall’area concerti: in questo modo gli interessati potranno osservare e provare gli strumenti senza essere disturbati dalla musica e dalle danze degli spettatori. La maggiore area deputata alla mostra permetterà altresì di invitare un maggior numero di liutai e di ampliare la presenza anche ai numerosi artigiani presenti nelle limitrofe Valli, il cui lavoro sul territorio è troppo spesso dimenticato.
A fare da accompagnamento sonoro a queste attività vi saranno tre gruppi di giovani musicisti delle valli, La Chardouso, i Charé Moulâ e i Sadral, ed il rodatissimo Lou Giari d’Oc. Come nelle precedenti edizioni in tutti i tre giorni di festa verrà allestito, naturalmente, un servizio bar che quest’anno proporrà una serie di birre esclusivamente artigianali fornite dal Birrificio Troll di Vernante: i partecipanti potranno così degustare la Dorina (bionda), la Shangri-la (rossa), la Dahu (stagionale chiara) e la Palanfrina (stagionale alle castagne). Questa scelta di proporre delle birre prodotte in terra occitana va naturalmente nella direzione di un rapporto privilegiato con il territorio che è da sempre una delle colonne portanti dell’Associazione Lou Dalfin.
È notizia dell’ultim’ora che Sergio Berardo & Co si sono aggiudicati il Premio Tenco per il miglior album dialettale del 2004. Questo importantissimo riconoscimento verrà consegnato al gruppo sul palco del Teatro Ariston di Sanremo il 28 o 29 ottobre. La festa sarà dunque l’occasione per festeggiare insieme un traguardo che non è solo di Lou Dalfin, ma di tutto il popolo occitano.
Info line: +393381391915 [email protected] www.loudalfin.it
LOU DALFIN
Fondato da Sergio Berardo, il gruppo dei LOU DALFIN nasce nel 1982 col obbiettivo di rivisitare la musica tradizionale occitana. Una "line-up" acustica (ghironda, fisarmoniche, violino, plettri, clarinetto, flauti) e un repertorio di brani storici e popolari – sia strumentali che vocali - caratterizzano il percorso artistico della formazione originaria. Con quest'approccio vengono registrati due LP: "En franso i ero de grando guero" nel 1982 (ormai esaurito e recentemente riedito in cassetta) e "L'aze d'alegre" nel 1984. Nel 1985 il gruppo si scioglie per lasciare spazio ad altri progetti musicali: L'Arp, La Ciapa Rusa e Lou Nouvè de l'Argentiera tra i più noti.
Lou Dalfin "resuscita" nell'autunno del 1990: Sergio riunisce attorno a sé vari musicisti delle più diverse estrazioni musicali - folk, jazz e rock. L'inizio di questa seconda esperienza ha rappresentato il naturale momento di transizione del gruppo dalla formula acustica a quella attuale. Accanto agli strumenti più tipici della tradizione - vioulo, pivo, armoni a semitoun, pinfre, arebebo, viouloun, ecc. – sono introdotti basso, batteria, chitarra e tastiere. E’ il nuovo suono dei Lou Dalfin. Un’ideale e un fine esplicito ne indicano la direzione: rendere la tradizione occitana fruibile dal maggior numero di persone possibili. La sfida viene lanciata: dalle etichette folk a quelle rock e pop, dalla musica di nicchia a quella popolare. Perché le radici culturali di pochi divengano patrimonio di tutti. Non si rinnega la propria storia – anzi - ma la si rende molteplice. Perciò ai concerti nelle Vallate Occitane del Piemonte, in cui il gruppo anima centinaia e centinaia di feste da ballo e si sente in patria, si affiancano le performance dal vivo nel resto d’Italia e all’estero, soprattutto nell'Occitania francese. Nel contempo i Lou Dalfin partecipano al "Mercat de musica viva" di Vic vicino a Barcellona in Catalogna nel 1993, ad "Arezzo Wave" nel 1994, e al "Printemps De Bourges" di Cher in Francia nel 1995. Nel luglio 2002 sono al noto festival di "Saint Chartier", tempio della musica tradizionale europea, dove riscuotono un enorme successo di pubblico. Sei i dischi incisi: “W Jan d' l'eiretto” - 1992, Ed. Ousitanio Vivo; “Gibous, Bagase e Bandí” - 1995, Ed. Baracca e Burattini/Sony; “Radio Ousitania libra live” con il gruppo basco Sustraia - 1997, Ed. Baracca e Burattini/Sony; “Lo viatge” - 1998, Ed. Noys; “La flor de lo dalfin” - 2001, UPRFolkRock/Peones edizioni musicali; “Sem encar ici” - singolo registrato e mixato nel febbraio 2003 da Madaski e M. Tavella ma mai distribuito nei negozi; e infine “L’òste dal Diau” - maggio 2004, Ed. Tarantanius, distribuzione Venus.
E’ difficile definire cosa siano i Lou Dalfin. Innanzitutto non si tratta semplicemente di un gruppo musicale, o almeno, non solo. Nelle vallate occitane del Piemonte la band di Sergio Berardo è diventata un fenomeno di costume che ha letteralmente modificato le abitudini di divertimento della gente. Sono infatti i Lou Dalfin ad aver reso la musica occitana contemporanea, facendola uscire dai ristretti circoli di appassionati perché divenisse fenomeno di massa. Il successo è stato tale che fin dagli esordi è stata creata una volta all’anno la “Festa de Lou Dalfin”, sorta di ritrovo per tutti gli appassionati filo-occitani, e negli ultimi anni frequentata da migliaia di persone provenienti dal Piemonte, da tutta Italia e dall’Occitania transalpina.
Il gruppo non si è fermato qui: proprio per dare ufficialità a questo carattere “globale” nel 2001 si è costituita l”Associazione Culturale Lou Dalfin, diventata un laboratorio che collabora attivamente con gli enti locali su svariati fronti. Sono attivi da anni infatti i corsi di musica tenuti da Sergio Berardo e Dino Tron ed i corsi di danza di Daniela Mandrie. Ogni inverno, durante la festa ufficiale del gruppo, si svolge la mostra mercato di liuteria ed artigianato con la presenza dei migliori liutai d’Italia e Francia. E’ stato organizzato in collaborazione con l’Ecomuseo della Pastorizia e della Comunità Montana Valle Stura, una mostra degli strumenti tradizionali di tutta l’area occitana. E’ nata poi una collana di musica tradizionale intitolata “Viva qui Sona” di cui sono usciti i primi tre volumi. E infine attualmente è in cantiere la creazione di un conservatorio di arti e tradizioni popolari che metta a disposizione una biblioteca sonora degli strumenti tradizionali, corsi di musica, corsi di liuteria…
All’esterno dell’area occitana Lou Dalfin è stato un anello di congiunzione tra realtà diverse: la pianura piemontese e l’Italia da una parte, le vallate e l’area transalpina dall’altra. Con Lou Dalfin le valli d’Oc non sono più l’estremo lembo di una cultura asettica ma hanno riacquistato la loro funzione storica tradizionale: l’essere ponte. Come gli antichi trovatori hanno svolto la funzione di ambasciatori della prima cultura europea, il gruppo si è mosso sugli stessi sentieri per cantare in lingua d’Oc e portare in giro per il mondo la cultura occitana. L’ispirazione viene dall’epopea dei commercianti e suonatori di ghironda ambulanti che crearono dei mestieri legati alla strada, “La Rota”.
MASSIMO BUBOLA
Nasce a Terrazzo di Legnago (Vr) il 15 marzo 1954, e l’influenza dell’amato Veneto rimane sempre presente e costante nella sua scrittura. Nastro giallo rappresenta il suo esordio, un disco pregno di intuizioni e di un modo di scrivere canzoni già di grande qualità. Spalle dolci e Canzone di maggio sono piccole gemme di sfavillante bellezza, che non sfuggono ad una delle figure più importanti ed influenti della scena musicale del nostro paese, Fabrizio De Andrè. Da questa collaborazione nasce un lavoro che sfocerà nell’album Rimini. L’unione fra i due dà luogo a brani come Andrea o alla rilettura di un noto pezzo di Bob Dylan, quella Avventura a Durango, rivisitazione di Romance in Durango, che frutterà i complimenti dello stesso Dylan. E poi la splendida Sally, altra canzone divenuta un piccolo classico. Il suo secondo album, Marabel è un grande e deciso passo avanti sulla via del rock d’autore. Contiene alcuni grandi classici come Cocis, Ferida e Maria che ci consola. Nel 1981 scrive con De Andrè Una storia sbagliata, dedicata a Pasolini e pubblica L’indiano un album contenente Franziska e Quello che non ho. Poi Fiume Sand Creek e Hotel Supramonte. Canzoni memorabili tanto da essere ormai parte importante della canzone d’autore italiana. Nel 1981, inoltre, Massimo ritorna ad una prova solista con l’album Tre Rose che vede presenti lo stesso De Andrè, come produttore artistico, col figlio Cristiano e Dori Ghezzi ai cori, oltre a Mauro Pagani al flauto. L’album contiene brani come Carmelina, Encantado signorina, la splendida Tiro un’arancia in cielo e Senza famiglia. Passa un anno e Massimo dà alle stampe Massimo Bubola, album che lo vede tra l’altro, impegnato nella rivisitazione di due grandi autori del miglior rock, Willie Nile e Willy deVille, dei quali ripropone Billi Billi, cover di Baby love me like you did before di deVille, e di Vieni alla finestra che nella versione originale era Vagabond Moon di Nile. Ma il disco non si limita a questo. Spezzacuori è divenuta un classico, così come Treno di mezzanotte, Giorni dispari e Tu angelo tu. Nel 1989 esce Vita, morte e miracoli. Anche in questo disco troviamo grandi canzoni come Sandy, o la bellissima Praga. Massimo inizia una serie impressionante di collaborazioni. Da Cristiano De Andrè a Milva, a Mauro Pagani, The Gang, Kaballà, con lo splendido Petra lavica, fino a Fiorella Mannoia per cui Massimo scrive la ormai celebre Il cielo d’Irlanda. Poi scrive Don Raffaè, di nuovo con Fabrizio De Andrè, per Le nuvole. Quando si è ormai propensi a pensare che Massimo abbia optato per una carriera al “servizio” degli altri, ecco arrivare uno dei dischi più amati dai suoi ammiratori: Doppio lungo addio (1994), divenuto un must nella sua discografia. Ricordiamo Un sogno di più e la title track, divenuta imprescindibile nei suoi live show, o Alì Zazà e Un uomo ridicolo. E come non citare le meravigliose Niente passa invano o Dostoevskji, la profetica Tutti assolti, la sua Il cielo d’Irlanda. Amore & Guerra (1995) vede Massimo riproporre tutte le sue più grandi canzoni nella versione registrata in studio con la Wha Wha Band del chitarrista Giorgio Cordini. Marabel, Fiume Sand Creek, Quello che non ho, Sally, Spezzacuori, Andrea, Eurialo e Niso, Camicie Rosse e Don Raffaè sono lo splendido contenuto di questa grandissima antologia. Ad ottobre del 1997 appare nei negozi Mon Trésor, un album che contiene, grandi canzoni quali, Cuori ribelli, Rosso su verde, Mio capitano, Dino Campana, dedicata al grande e misconosciuto poeta autore dei meravigliosi Canti Orfici. Nel 1999 Diavoli & Farfalle ripropone la figura di Massimo Bubola all’attenzione generale. Ballate scure, avvolgenti, ipnotiche come Emmylou, Capelli Rossi, la sulfurea Blues di Re Teodorico che prende spunto dalla leggenda di questo grande re ostrogoto, grandi affreschi come La ballata dei luminosi giorni. O la suadente Tina, dedicata alla indimenticabile Tina Modotti, fotografa e passionaria friulana immigrata in America e poi in Messico ai primi del ‘900. Contiene inoltre toccanti ballate come Innocente e Se questo è un uomo, tratta del romanzo di Primo Levi. Nel 2001 la ristampa del disco del 1982 con titolo Giorni Dispari a cui vengono aggiunte tre bonus tracks, Il pendolo, Colline nere (seguito di Fiume Sand Creek) e Se non ora, quando? E nel giugno 2001, dopo 25 anni di attività e oltre 200 canzonipubblicate esce il primo doppio album live Il cavaliere elettrico – vol. I & II (Eccher Music). Il doppio album, frutto di sei registrazioni effettuate tra il marzo 1997 e il dicembre 2000, contiene 20 canzoni tra cui alcune storiche scritte da Massimo come Il cielo d’Irlanda, Marabel, Cocis, Corvi, altre scritte con Fabrizio De Andrè, Fiume Sand Creek, Franziska, Andrea…e ancora Dove scendono le strade scritta con i fratelli Severini (Gang). Al disco è stato accluso un inedito in due versioni, Innolento e Slowsong, che è stato adottato da Slow Food come proprio inno. Nell’aprile 2002 viene editato Il cavaliere elettrico – vol.III / Storie scure contenente 11 canzoni tra cui Rimini, Alì Zazà, Don Raffaè, Rosso su verde, Niente passa invano e l’inedito Piove col sole, inquietante ballata sulla distorsione dei riferimenti e dei valori nella comunicazione di massa. Ed ecco sul finire del 2002 la sintesi anticipata dei quattro album de Il cavaliere elettrico contenente la bonus track Cinque monete d’oro, che si lega in qualche modo alle precedenti canzoni firmate da Massimo Voltalacarta e Il cielo d’Irlanda.Nel Febbraio 2004 esce, coprodotto con Michele Gazich, il nuovo album di studio di Massimo Bubola: Segreti Trasparenti. Si tratta di un lavoro che sintetizza tutta la carriera di Bubola, caratterizzato da sontuose ballate di matrice tradizionale come La sposa del diavolo, da canzoni di grande forza introspettiva, come Stai con me, sulla scia di Niente passa invano, e dalla presenza di un nuovo inno folk: La Fontana. Si segnala inoltre la canzone conclusiva, Tornano i Santi, arricchita anche dalla presenza di Mark Olson (fondatore dei Jayhawks) e di Victoria Williams, una tra le più sensibili e stimate cantautrici contemporanee: chi non ricorda la sua Crazy Mary eseguita dai Pearl Jam? Tutte le 11 canzoni di Segreti Trasparenti andrebbero enumerate; in questa sede piace ricordare anche la delicatissima Jetta ‘a luna, scritta in lingua partenopea. Segreti Trasparenti, infine, è tra i primi album, in Italia e nel mondo, ad uscire nell’innovativo formato Hybrid Super Audio CD, leggibile sia come un CD normale sia con il sistema 5.1.
GRUPPO SPONTANEO DI MUSICA MODERNA
Sono in cinque ed arrivano da lontano, inteso come luogo più ideale che geografico, dal profondo nord delle valli cuneesi. Dopo una decennale gavetta testimoniata da diversi demo, e da partecipazioni e piazzamenti in concorsi musicali nazionali (Rock Targato Italia, Arezzo Wave, Indipendenti etc.), nell’ottobre del 2000 incidono un mini-cd pubblicato dall’etichetta torinese Toast Records. Il lavoro viene più volte segnalato dalla stampa nazionale e ottiene recensioni molto positive. Nella primavera del 2001 si esibiscono al Festival “Tavagnasco Rock” e prendono parte all’omonima compilation. Segue un tour che li porta a calcare i più importanti palchi dei club della penisola, culminato con l’esibizione al M.E.I di Faenza. Nel novembre del 2002 partecipano alla compilation “Not in my name”, pubblicata dal quotidiano Liberazione, con un brano di Fabrizio De Andrè (La ballata dell’eroe) e in quell’occasione iniziano a collaborare con Fabrizio Barale (chitarrista degli Yo Yo Mundi). Questa collaborazione che porterà il gruppo a registrare il disco loro disco d’esordio “Fino a mai dire basta” con Fabrizio Barale produttore artistico del progetto. 2004: “Fino a mai dire basta” Il disco viene interamente registrato presso l’ex confraternita di Vernante (CN) sotto la direzione artistica di Fabrizio Barale. Dieci canzoni, dieci momenti diversi, eppure complementari. Quello del “Gruppo Spontaneo di Musica Moderna” è un approccio musicale originale e trasversale, dove l’attitudine più “rock” si fonde a suoni evocativi ed alla poesia tipica della tradizione cantautorale italiana. Il CD è arricchito da una traccia video, relativa al brano “Per l’eternità” : non il solito video clip, ma un vero e proprio “mini film” musicato ed interpretato dal gruppo e diretto dal brillante regista Paolo Cristiani.
LA TALVERA
Nata intorno alla figura carismatica di Daniel Loddo, La Talvera lavora da oltre venticinque anni alla riscoperta e valorizzazione delle musiche di un'area molto vasta, dai dintorni di Albi fino ai rilievi del Quercy e del Rouergue, a nord di Tolosa. La denominazione del gruppo deriva da un verso del poeta occitano Jean Boudou, "Es sus la talvera qu'es la libertat". Sul margine del campo coltivato (la talvera, appunto) si svolgono delle attività libere, meno vincolate dai rigidi ritmi del lavoro agricolo: vi può pascolare il piccolo bestiame, i contadini vi si fermano per mangiare nei momenti di pausa, i veicoli agricoli vi fanno manovra … L'idea è quello di un spazio ristretto, ma aperto, dove fare esercizio di libertà e sperimentare nuove idee, senza preconcetti. Intorno a questa intuizione si sviluppa l'attività del gruppo, che nel 1979 si struttura in associazione costituendo il G.E.M.P. (Groupament d'Etnòmusicòlògia en Miègjorn Pireneàs), con sede a Gaillac, ad ovest di Albi, che sviluppa un'attività di ricerca capillare ed intensa, integrata da interventi di animazione e di formazione musicale. Nel luglio 1995 l'Associazione si trasferisce nella cittadina medioevale di Cordes, a nord-ovest di Albi, per aprire un Centro Occitano di Ricerca, Documentazione ed Animazione Etnografica (C.O.R.D.A.E, la nuova denominazione): il progetto si consolida e si traduce nel 2001 nell'apertura di una Mediateca occitana, ampliamento della Mediathèque du Pays Cordais, che mette a disposizione dell'utenza oltre 5.000 ore di registrazioni sul campo, migliaia di foto digitalizzate, numerosi documentari, e materiale vario sulla cultura occitana, raccolto in anni di ricerca. L'Associazione C.O.R.D.A.E./La Talvera amplia progressivamente il proprio raggio di azione, operando a tutto campo al servizio della cultura occitana: il suo catalogo di pubblicazioni si articola ora in quattro sezioni: "Mémoires Sonores", registrazioni sul campo, spesso accompagnate da un testo approfondito di ricerca, non necessariamente legati alla cultura occitana, ma aperti anche alle comunità di immigrati presenti sul territorio e con campagne di ricerca all'estero, in Portogallo e Brasile, ad esempio, che conta ormai una sessantina di titoli, "Cosina nostra", ricettari sulla gastronomia occitana, "Virolet", racconti musicali per bambini, "Actes de colloques", la trascrizione degli incontri culturali organizzati dall'Associazione su tematiche di interesse locale, oltre alle incisioni di riproposta del gruppo musicale. La Talvera presenta così in tutta la sua varietà un repertorio tradizionale di eccezionale rilievo, ampliato dalle composizioni di Daniel Loddo, che introducono temi di attualità e riflettono le preoccupazioni di un militante occitano, secondo uno stile espressivo fortemente legato alle radici contadine del territorio, irruente e spontaneo, semplice, ma non banale: quella de La Talvera è sicuramente una delle voci più autentiche dell'attuale panorama occitano, quella che con maggiore efficacia ha saputo coniugare il rispetto della tradizione con l'apertura all'attualità, intesa sia come capacità di riflettere sulla realtà socio-culturale di oggi, nei testi graffianti ed irriverenti di Daniel, sia come attenzione verso forme espressive contemporanee, come dimostra la collaborazione con Massilia Sound System, gruppo d'avanguardia della scena rock marsigliese, con cui da tempo La Talvera opera uno scambio alla pari, coronato nell'incisione del CD "Pampaligòssa", dove le radici della musica locale sono vivificate dalle nuove sonorità dub, senza che lo stile originale del gruppo ne risulti snaturato. La Talvera presenta uno spettacolo di grande vitalità, segnato dalla voce espressiva e penetrante di Céline Ricard, moglie di Daniel, dalle sonorità degli strumenti a fiato tipici della zona (la craba e la cabreta, differenti tipi di cornamusa, lo graile e lo fifre, sorta di oboi popolari), e dalla grande ricchezza degli strumenti percussivi utilizzati da Thierry Rougier, spesso ricreati da oggetti d'uso comune. Al centro della riproposta del gruppo sta comunque la voce, come veicolo di un lingua musicale, di cui si sfruttano al meglio le potenzialità espressive, con testi che spesso si innestano su melodie popolari e partono da stilemi tradizionali, reinventandoli liberamente.
LA COIXINERA
La Coixinera propone un ballo di piazza, singolo o collettivo, individuale o in gruppo con in mano una birra, una “ratafia” o un po’ d’acqua, liscia o corretta…un repertorio fresco e dinamico che ruota intorno a pezzi d’autore, ballate e canzoni popolari della Catalogna. La Coixinera (nome di un tipo di cornamusa catalana), la ghironda, il flauto, i tamburi, l’organetto diatonico, le chitarre, il basso elettrico e la batteria sono gli strumenti che rendono possibile la reinterpretazione libera di una serie di melodie e ritmi tradizionali che, combinati con la forza di uno stile XXI secolo, portano come risultato una proposta fresca e ballabile.
DJ PAOLONE AKA
Paolo Ferrari, in consolle con il nickname Paolone a.k.a., ha girato da poco la boa dei 45 anni, vissuti a 45 giri. Dj storico del reggae e della black music sotto la mole, ha fatto parte della torino posse e ha suonato in decine di club, centri sociali, bar, tram e palasport italiani. Dj e speaker radiofonico e televisivo (radiorai, radio flash, radio torino popolare, raisat), scrive di musica per rumore, la stampa, il manifesto e superfly. A Vernante porta in valigia jamaica, nuova europa, elettro latino, rap e combat rock.
DJ POLO
Fan dei Massilia Sound System, con i quali ha collaborato all’inizio degli anni ’90 (Roker Promotion ed accompagnamento nelle tournée e nei concerti) Polo anima le sue prime trasmissioni in radio (Galère, 88.4, Marseille) e organizza dei “Dance Hall Parties” alla “Maison Hantée” (Marseille) con dei membri dei Massilia come invitati ma anche altri mc’s della regione (Black Lions/Vitrolles, Poupa Claudio/Toulon) e dell’Occitania (Don Choa/Toulouse, etc.). Dal ’92 al ’94 conduce una trasmissione su Radio Grenouille (88.8, Marseille) sotto il nome di “Daddy Polo”: si tratta di una programmazione “ragga-fadoli” con essenzialmente musiche giamaicane: dallo ska al raggamuffin internazionale ma anche ragga-hip hop, jungle… Andato a Parigi per impegni professionali smette ogni attività musicale ma ascolta molto materiale e si apre a nuove influenze: techno, world, house…non dimenticando, naturalmente, il rap ed il reggae. Di ritorno a Marsiglia la scena “dance hall” si è ingrandita e Polo fa degli incontri interessanti e suona in locali come “Le Balthasar”, “L’Ache de Cuba” e “L’intermediaire”.
XIV FESTA DE LOU DALFIN (VERNANTE 22, 23 E 24 OTTOBRE 2004)
Da venerdì 22 a domenica 24 ottobre 2004 si svolgerà, presso il Palazzetto Polivalente di Vernante (Cn), la quattordicesima edizione della “Festa de Lou Dalfin”. Oltre al ricco programma musicale è prevista anche la “Mostra Mercato di Liuteria ed Artigianato”, aperta nei giorni di sabato e domenica, il “Torneo di Pilo” la domenica pomeriggio e l’incontro amichevole di “balon a 5” (calcetto) tra la rappresentativa della Linguadoca e quella delle Valli Occitane il sabato pomeriggio. L’evento, organizzato dall ”Associazione Culturale Lou Dalfin” in collaborazione con la “Consulta Giovanile” di Vernante è patrocinato dalla Regione Piemonte e dal Comune di Vernante.
UN PO’ DI STORIA
La festa è diventata ormai un classico appuntamento delle Valli Cuneesi, sicuramente il più importante raduno musicale di tutta l’area occitano-italiana.
Durante tutti questi anni l’evento ha spaziato in tutta la zona occitana d’Italia, con Vernante e Caraglio come luoghi preferiti. Alcune edizioni sono diventate indimenticabili: su tutte quella del 1994 a Vernante, con ospiti i Massilia Sound System, gruppo sovrano del Raggamuffin occitano d’oltralpe, oppure quella del 2000 a Caraglio con Vincenzo Zitello (uno dei più famosi arpisti italiani, collaboratore di Franco Battiato, Ivano Fossati, Alan Stivell, Allen Ginsberg…) e Massimo Bubola (autore di alcune tra le più conosciute canzoni di De André e Fiorella Mannoia – “Fiume Sand Creek”, “Volta La Carta”, “Il Cielo d’Irlanda”…- nonché cantautore stimato e conosciuto in tutta Italia) che quest’anno calcherà nuovamente il palco della Festa.
A partire dall’edizione 2002 gli organizzatori hanno introdotto alcune novità a contorno degli spettacoli musicali: la mostra-mercato di liuteria e artigianato ed il torneo italiano di “Pilo”. Per quanto riguarda l’evento espositivo il successo del 2002 si è ripetuto nel 2003: grande interesse del pubblico, molte presenze da fuori regione e dalla Francia, l’opportunità – rara, diciamolo pure! – di vedere da vicino le tecniche di alcuni tra i liutai più conosciuti in Europa; erano presenti, tra gli altri: Jean Claude Boudet (ghironde), i F.lli Castagnari (organetti e fisarmoniche), Robert Matta (cornamuse), Marc Boluda (chitarre, bouzoukis, mandolini, cetre), Bruno Salenson (cornamuse, oboi, galoubets), Paolo Simonazzi (percussioni), Maurizio Verde di Camoletto (fisarmoniche), Squillari (flauti), Bertrand Gaillard (organetti), Richard Stoitzner (percussioni). Ottima risposta del pubblico anche per il “Pilo”, gioco “nazionale” nizzardo: le regole base di questa disciplina sono semplici: due squadre formate da due giocatori, ed una palla costruita con una moneta bucata ed un volano inserito nel buco. Lo scopo è mettere la palla a terra nel campo avversario, effettuando più palleggi possibili. Ogni giocatore ha a disposizione un proprio campo circolare dalla dimensione di un metro di diametro (per maggiori informazioni si può consultare il sito internet www.chez.com/pilonet).
L’iniziativa è sempre stata organizzata grazie all’aiuto della Federazione Ufficiale del “Pilo” e dell’Associazione Nizzarda “Testador”, i cui rappresentanti si sono attivati organizzando gli stages prima del torneo vero e proprio.
L’EDIZIONE 2004
Anche per l’edizione 2004 gli organizzatori dell’Associazione Culturale Lou Dalfin hanno pensato in grande: la Festa sarà inaugurata venerdì 22: la serata – con inizio previsto verso le 21,30 - vedrà alternarsi sul palco il Gruppo Spontaneo di Musica Moderna portacolori della Val Vermenagna, ed il cantautore di fama internazionale Massimo Bubola: le intenzioni sono quelle di riunire un’entità locale che si sta imponendo all’attenzione del pubblico grazie ad un raffinato pop fatto di atmosfere sussurrate e postmoderne ed un mostro sacro della canzone italiana. Tutti e due gli artisti sono freschi di uscita discografica: “Fino a mai dire basta” (Sciopero/Sony) il disco dei primi, “Segreti Trasparenti” (Eccher Music) il lavoro di Bubola.
Durante il cambio palco e dopo il concerto è prevista l’esibizione di alcuni suonatori della Val Vermenagna che proporranno agli ascoltatori le arie e le danze tipiche di questa parte di Occitania. Il sabato proporrà un programma ancora più ricco: si partirà presto, alle 16, con la partita amichevole di calcio a 5 tra la rappresentativa occitana del Lengadoc e quella delle Valli. Dopo questa introduzione sportiva si passerà alla parte “ludica” con gli aperitivi nei bar di Vernante accompagnati da esibizioni di musicisti tradizionali: l’intento è quello di coinvolgere tutto il paese, portando nei vari locali alcuni degli artisti impegnati nella tre giorni musicale. La serata inizierà verso le 21 con le Trobairitz d’Oc, duo vocale tutto al femminile che propone brani del repertorio tradizionale. Dopo di loro saliranno sul palco La Talvera, celebre gruppo occitano d’oltralpe che da più di 25 anni lavora alla riscoperta ed al rinnovamento delle tradizioni musicali della terra d’Oc, e La Coixinera, band catalana di Saraus che fonde le sonorità tradizionali della sua terra (ghironda, flauti, organetto, tamburini, cornamusa) con gli strumenti moderni (chitarra, basso e batteria). Spetterà naturalmente ai festeggiati “Lou Dalfin” il compito di continuare la serata presentando i brani della loro nuova fatica discografica “L’òste del Diau” uscita nello scorso giugno. Infine è prevista una “festa nella festa” che continuerà fino a notte inoltrata e vedrà alternarsi in consolle alcuni DJ provenienti da tutta l’Occitania e non solo, tra cui DJ Polo (Marsiglia), abituale collaboratore dei Massilia Sound System e DJ Paolone AKA, storico animatore delle notti torinesi nonché giornalista affermato a livello nazionale.
L’ultimo giorno di Festa, la domenica, vedrà protagoniste anche le attività collaterali alla musica, senza tuttavia dimenticare quest’ultima: a partire dalle 15 si ripeterà il Grande Torneo di “Pilo”, che quest’anno sarà ingrandito e proporrà numerosi premi in più rispetto alla scorsa edizione; l’intera giornata vedrà sicuramente un notevole afflusso di visitatori alla mostra-mercato di liuteria e artigianato che sarà allestita a partire da sabato pomeriggio in uno stand riscaldato adiacente al palazzetto; si è infatti deciso di cambiare rispetto alle passate edizioni e di separare l’esposizione dall’area concerti: in questo modo gli interessati potranno osservare e provare gli strumenti senza essere disturbati dalla musica e dalle danze degli spettatori. La maggiore area deputata alla mostra permetterà altresì di invitare un maggior numero di liutai e di ampliare la presenza anche ai numerosi artigiani presenti nelle limitrofe Valli, il cui lavoro sul territorio è troppo spesso dimenticato.
A fare da accompagnamento sonoro a queste attività vi saranno tre gruppi di giovani musicisti delle valli, La Chardouso, i Charé Moulâ e i Sadral, ed il rodatissimo Lou Giari d’Oc. Come nelle precedenti edizioni in tutti i tre giorni di festa verrà allestito, naturalmente, un servizio bar che quest’anno proporrà una serie di birre esclusivamente artigianali fornite dal Birrificio Troll di Vernante: i partecipanti potranno così degustare la Dorina (bionda), la Shangri-la (rossa), la Dahu (stagionale chiara) e la Palanfrina (stagionale alle castagne). Questa scelta di proporre delle birre prodotte in terra occitana va naturalmente nella direzione di un rapporto privilegiato con il territorio che è da sempre una delle colonne portanti dell’Associazione Lou Dalfin.
È notizia dell’ultim’ora che Sergio Berardo & Co si sono aggiudicati il Premio Tenco per il miglior album dialettale del 2004. Questo importantissimo riconoscimento verrà consegnato al gruppo sul palco del Teatro Ariston di Sanremo il 28 o 29 ottobre. La festa sarà dunque l’occasione per festeggiare insieme un traguardo che non è solo di Lou Dalfin, ma di tutto il popolo occitano.
Info line: +393381391915 [email protected] www.loudalfin.it
LOU DALFIN
Fondato da Sergio Berardo, il gruppo dei LOU DALFIN nasce nel 1982 col obbiettivo di rivisitare la musica tradizionale occitana. Una "line-up" acustica (ghironda, fisarmoniche, violino, plettri, clarinetto, flauti) e un repertorio di brani storici e popolari – sia strumentali che vocali - caratterizzano il percorso artistico della formazione originaria. Con quest'approccio vengono registrati due LP: "En franso i ero de grando guero" nel 1982 (ormai esaurito e recentemente riedito in cassetta) e "L'aze d'alegre" nel 1984. Nel 1985 il gruppo si scioglie per lasciare spazio ad altri progetti musicali: L'Arp, La Ciapa Rusa e Lou Nouvè de l'Argentiera tra i più noti.
Lou Dalfin "resuscita" nell'autunno del 1990: Sergio riunisce attorno a sé vari musicisti delle più diverse estrazioni musicali - folk, jazz e rock. L'inizio di questa seconda esperienza ha rappresentato il naturale momento di transizione del gruppo dalla formula acustica a quella attuale. Accanto agli strumenti più tipici della tradizione - vioulo, pivo, armoni a semitoun, pinfre, arebebo, viouloun, ecc. – sono introdotti basso, batteria, chitarra e tastiere. E’ il nuovo suono dei Lou Dalfin. Un’ideale e un fine esplicito ne indicano la direzione: rendere la tradizione occitana fruibile dal maggior numero di persone possibili. La sfida viene lanciata: dalle etichette folk a quelle rock e pop, dalla musica di nicchia a quella popolare. Perché le radici culturali di pochi divengano patrimonio di tutti. Non si rinnega la propria storia – anzi - ma la si rende molteplice. Perciò ai concerti nelle Vallate Occitane del Piemonte, in cui il gruppo anima centinaia e centinaia di feste da ballo e si sente in patria, si affiancano le performance dal vivo nel resto d’Italia e all’estero, soprattutto nell'Occitania francese. Nel contempo i Lou Dalfin partecipano al "Mercat de musica viva" di Vic vicino a Barcellona in Catalogna nel 1993, ad "Arezzo Wave" nel 1994, e al "Printemps De Bourges" di Cher in Francia nel 1995. Nel luglio 2002 sono al noto festival di "Saint Chartier", tempio della musica tradizionale europea, dove riscuotono un enorme successo di pubblico. Sei i dischi incisi: “W Jan d' l'eiretto” - 1992, Ed. Ousitanio Vivo; “Gibous, Bagase e Bandí” - 1995, Ed. Baracca e Burattini/Sony; “Radio Ousitania libra live” con il gruppo basco Sustraia - 1997, Ed. Baracca e Burattini/Sony; “Lo viatge” - 1998, Ed. Noys; “La flor de lo dalfin” - 2001, UPRFolkRock/Peones edizioni musicali; “Sem encar ici” - singolo registrato e mixato nel febbraio 2003 da Madaski e M. Tavella ma mai distribuito nei negozi; e infine “L’òste dal Diau” - maggio 2004, Ed. Tarantanius, distribuzione Venus.
E’ difficile definire cosa siano i Lou Dalfin. Innanzitutto non si tratta semplicemente di un gruppo musicale, o almeno, non solo. Nelle vallate occitane del Piemonte la band di Sergio Berardo è diventata un fenomeno di costume che ha letteralmente modificato le abitudini di divertimento della gente. Sono infatti i Lou Dalfin ad aver reso la musica occitana contemporanea, facendola uscire dai ristretti circoli di appassionati perché divenisse fenomeno di massa. Il successo è stato tale che fin dagli esordi è stata creata una volta all’anno la “Festa de Lou Dalfin”, sorta di ritrovo per tutti gli appassionati filo-occitani, e negli ultimi anni frequentata da migliaia di persone provenienti dal Piemonte, da tutta Italia e dall’Occitania transalpina.
Il gruppo non si è fermato qui: proprio per dare ufficialità a questo carattere “globale” nel 2001 si è costituita l”Associazione Culturale Lou Dalfin, diventata un laboratorio che collabora attivamente con gli enti locali su svariati fronti. Sono attivi da anni infatti i corsi di musica tenuti da Sergio Berardo e Dino Tron ed i corsi di danza di Daniela Mandrie. Ogni inverno, durante la festa ufficiale del gruppo, si svolge la mostra mercato di liuteria ed artigianato con la presenza dei migliori liutai d’Italia e Francia. E’ stato organizzato in collaborazione con l’Ecomuseo della Pastorizia e della Comunità Montana Valle Stura, una mostra degli strumenti tradizionali di tutta l’area occitana. E’ nata poi una collana di musica tradizionale intitolata “Viva qui Sona” di cui sono usciti i primi tre volumi. E infine attualmente è in cantiere la creazione di un conservatorio di arti e tradizioni popolari che metta a disposizione una biblioteca sonora degli strumenti tradizionali, corsi di musica, corsi di liuteria…
All’esterno dell’area occitana Lou Dalfin è stato un anello di congiunzione tra realtà diverse: la pianura piemontese e l’Italia da una parte, le vallate e l’area transalpina dall’altra. Con Lou Dalfin le valli d’Oc non sono più l’estremo lembo di una cultura asettica ma hanno riacquistato la loro funzione storica tradizionale: l’essere ponte. Come gli antichi trovatori hanno svolto la funzione di ambasciatori della prima cultura europea, il gruppo si è mosso sugli stessi sentieri per cantare in lingua d’Oc e portare in giro per il mondo la cultura occitana. L’ispirazione viene dall’epopea dei commercianti e suonatori di ghironda ambulanti che crearono dei mestieri legati alla strada, “La Rota”.
MASSIMO BUBOLA
Nasce a Terrazzo di Legnago (Vr) il 15 marzo 1954, e l’influenza dell’amato Veneto rimane sempre presente e costante nella sua scrittura. Nastro giallo rappresenta il suo esordio, un disco pregno di intuizioni e di un modo di scrivere canzoni già di grande qualità. Spalle dolci e Canzone di maggio sono piccole gemme di sfavillante bellezza, che non sfuggono ad una delle figure più importanti ed influenti della scena musicale del nostro paese, Fabrizio De Andrè. Da questa collaborazione nasce un lavoro che sfocerà nell’album Rimini. L’unione fra i due dà luogo a brani come Andrea o alla rilettura di un noto pezzo di Bob Dylan, quella Avventura a Durango, rivisitazione di Romance in Durango, che frutterà i complimenti dello stesso Dylan. E poi la splendida Sally, altra canzone divenuta un piccolo classico. Il suo secondo album, Marabel è un grande e deciso passo avanti sulla via del rock d’autore. Contiene alcuni grandi classici come Cocis, Ferida e Maria che ci consola. Nel 1981 scrive con De Andrè Una storia sbagliata, dedicata a Pasolini e pubblica L’indiano un album contenente Franziska e Quello che non ho. Poi Fiume Sand Creek e Hotel Supramonte. Canzoni memorabili tanto da essere ormai parte importante della canzone d’autore italiana. Nel 1981, inoltre, Massimo ritorna ad una prova solista con l’album Tre Rose che vede presenti lo stesso De Andrè, come produttore artistico, col figlio Cristiano e Dori Ghezzi ai cori, oltre a Mauro Pagani al flauto. L’album contiene brani come Carmelina, Encantado signorina, la splendida Tiro un’arancia in cielo e Senza famiglia. Passa un anno e Massimo dà alle stampe Massimo Bubola, album che lo vede tra l’altro, impegnato nella rivisitazione di due grandi autori del miglior rock, Willie Nile e Willy deVille, dei quali ripropone Billi Billi, cover di Baby love me like you did before di deVille, e di Vieni alla finestra che nella versione originale era Vagabond Moon di Nile. Ma il disco non si limita a questo. Spezzacuori è divenuta un classico, così come Treno di mezzanotte, Giorni dispari e Tu angelo tu. Nel 1989 esce Vita, morte e miracoli. Anche in questo disco troviamo grandi canzoni come Sandy, o la bellissima Praga. Massimo inizia una serie impressionante di collaborazioni. Da Cristiano De Andrè a Milva, a Mauro Pagani, The Gang, Kaballà, con lo splendido Petra lavica, fino a Fiorella Mannoia per cui Massimo scrive la ormai celebre Il cielo d’Irlanda. Poi scrive Don Raffaè, di nuovo con Fabrizio De Andrè, per Le nuvole. Quando si è ormai propensi a pensare che Massimo abbia optato per una carriera al “servizio” degli altri, ecco arrivare uno dei dischi più amati dai suoi ammiratori: Doppio lungo addio (1994), divenuto un must nella sua discografia. Ricordiamo Un sogno di più e la title track, divenuta imprescindibile nei suoi live show, o Alì Zazà e Un uomo ridicolo. E come non citare le meravigliose Niente passa invano o Dostoevskji, la profetica Tutti assolti, la sua Il cielo d’Irlanda. Amore & Guerra (1995) vede Massimo riproporre tutte le sue più grandi canzoni nella versione registrata in studio con la Wha Wha Band del chitarrista Giorgio Cordini. Marabel, Fiume Sand Creek, Quello che non ho, Sally, Spezzacuori, Andrea, Eurialo e Niso, Camicie Rosse e Don Raffaè sono lo splendido contenuto di questa grandissima antologia. Ad ottobre del 1997 appare nei negozi Mon Trésor, un album che contiene, grandi canzoni quali, Cuori ribelli, Rosso su verde, Mio capitano, Dino Campana, dedicata al grande e misconosciuto poeta autore dei meravigliosi Canti Orfici. Nel 1999 Diavoli & Farfalle ripropone la figura di Massimo Bubola all’attenzione generale. Ballate scure, avvolgenti, ipnotiche come Emmylou, Capelli Rossi, la sulfurea Blues di Re Teodorico che prende spunto dalla leggenda di questo grande re ostrogoto, grandi affreschi come La ballata dei luminosi giorni. O la suadente Tina, dedicata alla indimenticabile Tina Modotti, fotografa e passionaria friulana immigrata in America e poi in Messico ai primi del ‘900. Contiene inoltre toccanti ballate come Innocente e Se questo è un uomo, tratta del romanzo di Primo Levi. Nel 2001 la ristampa del disco del 1982 con titolo Giorni Dispari a cui vengono aggiunte tre bonus tracks, Il pendolo, Colline nere (seguito di Fiume Sand Creek) e Se non ora, quando? E nel giugno 2001, dopo 25 anni di attività e oltre 200 canzonipubblicate esce il primo doppio album live Il cavaliere elettrico – vol. I & II (Eccher Music). Il doppio album, frutto di sei registrazioni effettuate tra il marzo 1997 e il dicembre 2000, contiene 20 canzoni tra cui alcune storiche scritte da Massimo come Il cielo d’Irlanda, Marabel, Cocis, Corvi, altre scritte con Fabrizio De Andrè, Fiume Sand Creek, Franziska, Andrea…e ancora Dove scendono le strade scritta con i fratelli Severini (Gang). Al disco è stato accluso un inedito in due versioni, Innolento e Slowsong, che è stato adottato da Slow Food come proprio inno. Nell’aprile 2002 viene editato Il cavaliere elettrico – vol.III / Storie scure contenente 11 canzoni tra cui Rimini, Alì Zazà, Don Raffaè, Rosso su verde, Niente passa invano e l’inedito Piove col sole, inquietante ballata sulla distorsione dei riferimenti e dei valori nella comunicazione di massa. Ed ecco sul finire del 2002 la sintesi anticipata dei quattro album de Il cavaliere elettrico contenente la bonus track Cinque monete d’oro, che si lega in qualche modo alle precedenti canzoni firmate da Massimo Voltalacarta e Il cielo d’Irlanda.Nel Febbraio 2004 esce, coprodotto con Michele Gazich, il nuovo album di studio di Massimo Bubola: Segreti Trasparenti. Si tratta di un lavoro che sintetizza tutta la carriera di Bubola, caratterizzato da sontuose ballate di matrice tradizionale come La sposa del diavolo, da canzoni di grande forza introspettiva, come Stai con me, sulla scia di Niente passa invano, e dalla presenza di un nuovo inno folk: La Fontana. Si segnala inoltre la canzone conclusiva, Tornano i Santi, arricchita anche dalla presenza di Mark Olson (fondatore dei Jayhawks) e di Victoria Williams, una tra le più sensibili e stimate cantautrici contemporanee: chi non ricorda la sua Crazy Mary eseguita dai Pearl Jam? Tutte le 11 canzoni di Segreti Trasparenti andrebbero enumerate; in questa sede piace ricordare anche la delicatissima Jetta ‘a luna, scritta in lingua partenopea. Segreti Trasparenti, infine, è tra i primi album, in Italia e nel mondo, ad uscire nell’innovativo formato Hybrid Super Audio CD, leggibile sia come un CD normale sia con il sistema 5.1.
GRUPPO SPONTANEO DI MUSICA MODERNA
Sono in cinque ed arrivano da lontano, inteso come luogo più ideale che geografico, dal profondo nord delle valli cuneesi. Dopo una decennale gavetta testimoniata da diversi demo, e da partecipazioni e piazzamenti in concorsi musicali nazionali (Rock Targato Italia, Arezzo Wave, Indipendenti etc.), nell’ottobre del 2000 incidono un mini-cd pubblicato dall’etichetta torinese Toast Records. Il lavoro viene più volte segnalato dalla stampa nazionale e ottiene recensioni molto positive. Nella primavera del 2001 si esibiscono al Festival “Tavagnasco Rock” e prendono parte all’omonima compilation. Segue un tour che li porta a calcare i più importanti palchi dei club della penisola, culminato con l’esibizione al M.E.I di Faenza. Nel novembre del 2002 partecipano alla compilation “Not in my name”, pubblicata dal quotidiano Liberazione, con un brano di Fabrizio De Andrè (La ballata dell’eroe) e in quell’occasione iniziano a collaborare con Fabrizio Barale (chitarrista degli Yo Yo Mundi). Questa collaborazione che porterà il gruppo a registrare il disco loro disco d’esordio “Fino a mai dire basta” con Fabrizio Barale produttore artistico del progetto. 2004: “Fino a mai dire basta” Il disco viene interamente registrato presso l’ex confraternita di Vernante (CN) sotto la direzione artistica di Fabrizio Barale. Dieci canzoni, dieci momenti diversi, eppure complementari. Quello del “Gruppo Spontaneo di Musica Moderna” è un approccio musicale originale e trasversale, dove l’attitudine più “rock” si fonde a suoni evocativi ed alla poesia tipica della tradizione cantautorale italiana. Il CD è arricchito da una traccia video, relativa al brano “Per l’eternità” : non il solito video clip, ma un vero e proprio “mini film” musicato ed interpretato dal gruppo e diretto dal brillante regista Paolo Cristiani.
LA TALVERA
Nata intorno alla figura carismatica di Daniel Loddo, La Talvera lavora da oltre venticinque anni alla riscoperta e valorizzazione delle musiche di un'area molto vasta, dai dintorni di Albi fino ai rilievi del Quercy e del Rouergue, a nord di Tolosa. La denominazione del gruppo deriva da un verso del poeta occitano Jean Boudou, "Es sus la talvera qu'es la libertat". Sul margine del campo coltivato (la talvera, appunto) si svolgono delle attività libere, meno vincolate dai rigidi ritmi del lavoro agricolo: vi può pascolare il piccolo bestiame, i contadini vi si fermano per mangiare nei momenti di pausa, i veicoli agricoli vi fanno manovra … L'idea è quello di un spazio ristretto, ma aperto, dove fare esercizio di libertà e sperimentare nuove idee, senza preconcetti. Intorno a questa intuizione si sviluppa l'attività del gruppo, che nel 1979 si struttura in associazione costituendo il G.E.M.P. (Groupament d'Etnòmusicòlògia en Miègjorn Pireneàs), con sede a Gaillac, ad ovest di Albi, che sviluppa un'attività di ricerca capillare ed intensa, integrata da interventi di animazione e di formazione musicale. Nel luglio 1995 l'Associazione si trasferisce nella cittadina medioevale di Cordes, a nord-ovest di Albi, per aprire un Centro Occitano di Ricerca, Documentazione ed Animazione Etnografica (C.O.R.D.A.E, la nuova denominazione): il progetto si consolida e si traduce nel 2001 nell'apertura di una Mediateca occitana, ampliamento della Mediathèque du Pays Cordais, che mette a disposizione dell'utenza oltre 5.000 ore di registrazioni sul campo, migliaia di foto digitalizzate, numerosi documentari, e materiale vario sulla cultura occitana, raccolto in anni di ricerca. L'Associazione C.O.R.D.A.E./La Talvera amplia progressivamente il proprio raggio di azione, operando a tutto campo al servizio della cultura occitana: il suo catalogo di pubblicazioni si articola ora in quattro sezioni: "Mémoires Sonores", registrazioni sul campo, spesso accompagnate da un testo approfondito di ricerca, non necessariamente legati alla cultura occitana, ma aperti anche alle comunità di immigrati presenti sul territorio e con campagne di ricerca all'estero, in Portogallo e Brasile, ad esempio, che conta ormai una sessantina di titoli, "Cosina nostra", ricettari sulla gastronomia occitana, "Virolet", racconti musicali per bambini, "Actes de colloques", la trascrizione degli incontri culturali organizzati dall'Associazione su tematiche di interesse locale, oltre alle incisioni di riproposta del gruppo musicale. La Talvera presenta così in tutta la sua varietà un repertorio tradizionale di eccezionale rilievo, ampliato dalle composizioni di Daniel Loddo, che introducono temi di attualità e riflettono le preoccupazioni di un militante occitano, secondo uno stile espressivo fortemente legato alle radici contadine del territorio, irruente e spontaneo, semplice, ma non banale: quella de La Talvera è sicuramente una delle voci più autentiche dell'attuale panorama occitano, quella che con maggiore efficacia ha saputo coniugare il rispetto della tradizione con l'apertura all'attualità, intesa sia come capacità di riflettere sulla realtà socio-culturale di oggi, nei testi graffianti ed irriverenti di Daniel, sia come attenzione verso forme espressive contemporanee, come dimostra la collaborazione con Massilia Sound System, gruppo d'avanguardia della scena rock marsigliese, con cui da tempo La Talvera opera uno scambio alla pari, coronato nell'incisione del CD "Pampaligòssa", dove le radici della musica locale sono vivificate dalle nuove sonorità dub, senza che lo stile originale del gruppo ne risulti snaturato. La Talvera presenta uno spettacolo di grande vitalità, segnato dalla voce espressiva e penetrante di Céline Ricard, moglie di Daniel, dalle sonorità degli strumenti a fiato tipici della zona (la craba e la cabreta, differenti tipi di cornamusa, lo graile e lo fifre, sorta di oboi popolari), e dalla grande ricchezza degli strumenti percussivi utilizzati da Thierry Rougier, spesso ricreati da oggetti d'uso comune. Al centro della riproposta del gruppo sta comunque la voce, come veicolo di un lingua musicale, di cui si sfruttano al meglio le potenzialità espressive, con testi che spesso si innestano su melodie popolari e partono da stilemi tradizionali, reinventandoli liberamente.
LA COIXINERA
La Coixinera propone un ballo di piazza, singolo o collettivo, individuale o in gruppo con in mano una birra, una “ratafia” o un po’ d’acqua, liscia o corretta…un repertorio fresco e dinamico che ruota intorno a pezzi d’autore, ballate e canzoni popolari della Catalogna. La Coixinera (nome di un tipo di cornamusa catalana), la ghironda, il flauto, i tamburi, l’organetto diatonico, le chitarre, il basso elettrico e la batteria sono gli strumenti che rendono possibile la reinterpretazione libera di una serie di melodie e ritmi tradizionali che, combinati con la forza di uno stile XXI secolo, portano come risultato una proposta fresca e ballabile.
DJ PAOLONE AKA
Paolo Ferrari, in consolle con il nickname Paolone a.k.a., ha girato da poco la boa dei 45 anni, vissuti a 45 giri. Dj storico del reggae e della black music sotto la mole, ha fatto parte della torino posse e ha suonato in decine di club, centri sociali, bar, tram e palasport italiani. Dj e speaker radiofonico e televisivo (radiorai, radio flash, radio torino popolare, raisat), scrive di musica per rumore, la stampa, il manifesto e superfly. A Vernante porta in valigia jamaica, nuova europa, elettro latino, rap e combat rock.
DJ POLO
Fan dei Massilia Sound System, con i quali ha collaborato all’inizio degli anni ’90 (Roker Promotion ed accompagnamento nelle tournée e nei concerti) Polo anima le sue prime trasmissioni in radio (Galère, 88.4, Marseille) e organizza dei “Dance Hall Parties” alla “Maison Hantée” (Marseille) con dei membri dei Massilia come invitati ma anche altri mc’s della regione (Black Lions/Vitrolles, Poupa Claudio/Toulon) e dell’Occitania (Don Choa/Toulouse, etc.). Dal ’92 al ’94 conduce una trasmissione su Radio Grenouille (88.8, Marseille) sotto il nome di “Daddy Polo”: si tratta di una programmazione “ragga-fadoli” con essenzialmente musiche giamaicane: dallo ska al raggamuffin internazionale ma anche ragga-hip hop, jungle… Andato a Parigi per impegni professionali smette ogni attività musicale ma ascolta molto materiale e si apre a nuove influenze: techno, world, house…non dimenticando, naturalmente, il rap ed il reggae. Di ritorno a Marsiglia la scena “dance hall” si è ingrandita e Polo fa degli incontri interessanti e suona in locali come “Le Balthasar”, “L’Ache de Cuba” e “L’intermediaire”.