David Gilmour al Circo Massimo di Roma: la recensione del concerto

David Gilmour al Circo Massimo di Roma: la recensione del concerto

David Gilmour torna in Italia con il suo "Rattle That Lock Tour" che sta raccogliendo successi e consensi ovunque, regalando ai fan italiani sei date che lo vedranno protagonista a luglio in tre location d'eccezione, il Circo Massimo (2 e 3) nell'ambito del Rock in Roma, l'affascinante Arena di Verona (10 e 11) fino al clamoroso evento che si consumerà nell'anfiteatro di Pompei (7 e 8).

Ieri sera il settantenne chitarrista inglese non si è risparmiato nonostante il caldo, regalando al pubblico romano quasi tre ore di concerto. La musica batte dunque il calcio senza dover ricorrere ai supplementari; la passione del pubblico pinkfloydiano non si è fermata neanche di fronte alla partita di calcio in calendario negli Europei 2016, che vedeva impegnate in singolar tenzone Italia e Germania.

Il 'Gladiatore', come amano definirlo i suoi fan, propone uno spettacolo che attinge a piene mani tra i classici della discografia dei Pink Floyd, un viaggio colmo di emozioni che abbraccia la storia della band dal primo all'ultimo album. Dalla sua discografia solista Gilmour propone quasi tutto il suo ultimo lavoro in studio, "Rattle that lock", pubblicato lo scorso settembre, con il quale ha toccato il primo posto in classifica in America, Inghilterra e, naturalmente, Italia.

Particolare menzione meritano i tre nuovi arrivati della band, che si affiancano agli storici Guy Pratt al basso e Steve DiStanislao alla batteria. Chester Kamen ha sostituito al meglio l'appannato Phil Manzanera, amico, braccio destro e produttore degli ultimi lavori di David Gilmour e dei Pink Floyd. Il reparto tastiere è stato completamente rinnovato. Sul palco sono arrivati Chuck Leavell (Allman Brothers Band, Rolling Stones, George Harrison), una garanzia per merito dei suoi suoni caldi e fortemente emozionali e Greg Phillinganes (già a lavoro con Toto, Stevie Wonder, Michael Jackson ed Eric Clapton), che si carica anche l'onere di eseguire le parti vocali riservate al compianto Richard Wright durante l'esecuzione di "Time".

 

Si parte con le prime tre canzoni dell'ultimo album. Lo strumentale, "5AM" regala ai presenti le prime emozioni; un fascio di luce rossa illumina Gilmour che fa esplodere il Circo Massimo appena le sue dita si muovono sulle corde della chitarra. La successiva "Rattle that lock" introduce sul palco i tre coristi Bryan Chambers, Louise Clare Marshall e Lucita Jules. Il suono è forte e pulito e gli effetti visivi sono in linea con la tradizione dei Pink Floyd. Al centro del palco campeggia infatti MrScreen, il famoso schermo circolare sul quale venivano proiettati filmati ed effetti luce, introdotto da Waters e compagni dal 1974. La nuova versione è completamente digitale e permette una qualità delle immagini sorprendente. Il terzo brano è "Faces of stone", per il quale Gilmour imbraccia la sua storica chitarra Fender nera. I suoni delicati della fisarmonica di Leavell si incastrano alla perfezione alla voce suadente dell'ex Pink Floyd.

A far cantare i diciottomila presenti è "Wish you were here", con Gilmour e Kamen che duettano spalla a spalla con le loro chitarre acustiche. Il pubblico la canta a memoria, si vedono occhi lucidi, mani che si stringono e coppie che si abbracciano. Da "The Division Bell" (1994) la successiva "What do you want from me", suonata a volume altissimo; Guy Pratt è in serata di grazia ed interagisce con gli altri musicisti quasi come fosse il direttore d'orchestra. "A boat lies waiting", l'omaggio di Gilmour all'amico Richard Wright, regala una intensa e delicata performance vocale, eseguita con trasporto ed emozione. "The blue", dall'album "On an island", riserva attimi di panico tra i musicisti quando all'inizio dell'esecuzione Gilmour si allontana, chiamato nel backstage. Il pubblico salta letteralmente in piedi quando parte "Money", accompagnata dai filmati originali utilizzati dai Pink Floyd negli anni Settanta e caratterizzata da una nuova jam strumentale. Sul palco arriva il sassofonista brasiliano João Mello che non fa rimpiangere Dick Parry e le note suonate sulla versione originale del 1973. Con la delicata "Us and them" è difficile non rivolgere i propri pensieri a Richard Wright, che la aveva scritta in origine per la colonna sonora del film "Zabriskie Point" di Michelangelo Antonioni. Si torna al disco del 2015 e alla splendida "In any tongue", accompagnata da un bellissimo video d'animazione ma soprattutto da un epico assolo in pieno stile floydiano. Chiude la prima parte del concerto "High hopes", in versione fedele ai concerti dell'ultimo tour dei Pink Floyd. Sul finale Gilmour torna alla chitarra acustica e aggiunge una nuovo ed emozionante chiusura ad una canzone che sembrava impossibile riuscire a modificare. Gilmour ringrazia i presenti per aver preferito il concerto alla partita di calcio e saluta per i canonici quindici minuti di pausa.

Giusto il tempo di registrare il boato del pubblico al pareggio dell'Italia – arrivato per fortuna durante la pausa del concerto – che si torna in piena epoca psichedelica con il classico barrettiano "Astronomy Domine", tratto dal primo album dei Pink Floyd del 1967. Le luci stroboscopiche e il pulsare ossessivo della musica mettono a dura prova le coronarie del pubblico. Il tributo a Barrett è completato da "Shine on you crazy diamond". La lunga introduzione strumentale, vissuta dal pubblico in religioso silenzio con gli occhi fissi sul filmato realizzato da Storm Thorgerson nel 1994, è il preludio al testo urlato con amore insieme a Gilmour. Da "Atom heart mother" un altro classico del passato, "Fat old sun", alla quale il chitarrista regala un solo intenso e memorabile. "Coming back to life" (1994) fa ballare tutti, compreso il tecnico delle chitarre Phil Taylor che in un angolo del palco si gusta l'esecuzione mentre continua ad ordinare i preziosi ferri del mestiere del buon David. Una piccola falla nel cantato sull'ultima strofa, l'unica in una serata praticamente perfetta. Si ripete il duetto di chitarre tra Gilmour e Kamen che caratterizza On an island, insieme alle vocalità care a Crosby e Nash, presenti nella versione in studio. Dopo la presentazione della band è la volta di un brano jazzato, "The girl in the yellow dress" al quale si contrappone la potenza strumentale del singolo "Today", notevolmente migliorata rispetto alla versione in studio. Si torna in territorio Pink Floyd con la classica "Sorrow": i suoni bassi fanno vibrare i presenti mentre la chitarra continua a macinare incessantemente note su note. L'Italia ormai è fuori dall'europeo ma i presenti non sembrano preoccuparsene più di tanto.

Alle note introduttive di Run like hell, suonata come da tradizione con gli occhiali scuri, tutti decidono che è ora di alzarsi per ballare e battere le mani e si avvicinano al palco. La band contraccambia suonando al massimo fino all'esplosione finale che fa letteralmente tremare i monumenti del Circo Massimo. La band saluta e abbandona il palco ma è solo scena, i musicisti tornano alle loro postazioni.

Il ticchettio di "Time" viene accolto da un boato, le parole sono cantate a memoria e con gli occhi chiusi per godersi le emozioni di una canzone senza tempo. "Breathe (reprise)" ha il compito di placare gli animi, l'attesa cresce e gli occhi dei fan sono tutti su quella Fender nera che ha fatto la storia della musica. Gilmour non si risparmia, dà fondo alle sue energie e conclude il concerto con l'epica "Comfortably numb", un concentrato di emozioni e di bravura impossibili da descrivere. I musicisti suonano e guardano il loro leader come se fosse lì con lui per la prima volta, rapiti e ammirati dalla sua immensa bravura. Eccoli lì i laser, capaci di aggiungere visivamente all'esecuzione momenti memorabili.

Un concerto si può definire perfetto quando sia la band che i fan tornano a casa felici. Quello del Circo Massimo è stato uno show perfetto, forse uno dei migliori di David Gilmour in terra italica.

Stasera si replica a Roma prima dell'appuntamento con la storia nell'anfiteatro di Pompei della prossima settimana.

(Nino Gatti)

 

SET LIST

5AM
Rattle that lock
Faces of stone

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