La sagra strapaesana di Vinicio Capossela: la recensione del concerto di Milano

La sagra strapaesana di Vinicio Capossela: la recensione del concerto di Milano

Si sta seduti per i primi cinque minuti. Poi, quando incalzano le note di “La bestia nel grano”, ci si alza in piedi perché alla festa di paese solo i più vecchi e i più tristi stanno incollati alle seggiole a guardare gli altri divertirsi. Il concerto di ieri sera di Vinicio Capossela al Market Sound di Milano è stata una sagra strapaesana da ballare e cantare, un 15 d’agosto in piazza dominato dalle nuove “Canzoni della cupa”. Un concerto radicale, l’ha chiamato il cantautore milanese, e in un certo senso lo è. Gli arrangiamenti sono scarnificati, i timbri primitivi: le cupa cupa e le percussioni della coppia Agostino Cortese-Antonio Vizzuso; i cori, la viella, gli aulofoni e i tamburi di Enza Pagliara e Giovannangelo de Gennaro; la chitarra blues del bravissimo “gaucho esoterico” Victor Herrero; poi i fiati mariachi di Sergio Palencia e Angelo Mancini; il contrabbasso di Glauco Zuppiroli; la batteria e il Mellotron di Mirco Mariani. Si sta in una terra di nessuno, in luogo immaginario fra Calitri e Tucson, un po’ folk nostrano e un po’ tex-mex.

https://cdnrockol-rockolcomsrl.netdna-ssl.com/TV6_4glAmQRpJ1CjW6F7hvSYS3s=/700x0/smart/http%3A%2F%2Fwww.rockol.it%2Fimg%2Ffoto%2Fupload%2Fvinicio-capossela-20160629-205808-k2a4675.jpg

Microfoni e strumenti spuntano da spighe e sterpaglie, luminarie a festa stanno appese, un cranio d’animale e due altoparlanti dominano il palco da un palo. Capossela sbuca da un velo, come provenisse da un’altra dimensione. “Siamo venuti nella città delle polveri sottili e delle polveri da naso per far alzare la polvere della terra”, dice. Il tour di chiama Polvere, come il primo dei due cd delle “Canzoni della cupa” ed è un tema evocato dalla scenografia più che dalle canzoni, composte nella prima parte per lo più da ritratti di femminili. I musicisti cambiano strumenti, entrano ed escono di scena a seconda delle necessità, e nei momenti migliori producono un suono apparentemente rozzo, in realtà sofisticato, basato sugli intrecci fra canti, back up di chitarra, l’incessante pompaggio delle cupa cupa. Siamo all’inizio del tour e qualche incertezza c’è: un attacco vocale sbagliato di “Zompa la rondinella”, il testo dimenticato di “Franceschina la Calitrana”, l’amalgama vocale imperfetto di “Lu furastiero”. Poco importa. Il pubblico salta e balla sui pezzi strapaesani, sulle filastrocche, sulle accelerazioni, ma è in quelli in quelli più blues che la band offre le performance migliori.

Il finale è pura festa. “Lo sposalizio di Maloservizio” viene introdotta come parte di una trilogia che comprende funerale e risuscitazione. Capossela cade a terra stecchito e parte “Marcia del camposanto”, per poi finire tutti “Al veglione”. Abbandonate “Le canzoni della cupa”, arrivano i pezzi di repertorio che meglio s’accordano all’atmosfera di festa come “Marajà” con chitarra twangy e organo traballante e “Che coss’è l’amor” in versione esoticheggiante. “In feste così si sfiora la morte per dissipazione”, dice Capossela prima di “L’uomo vivo”, la più acclamata e vissuta della serata, e “Il ballo di San Vito”, un sabba dai colori scurissimi che sconfina nel caos. Si finisce dopo due ore e venti con un’incerta “La golondrina”, che stava nella colonna sonora del film di Sam Peckinpah “Il mucchio selvaggio” e che viene dedicata alla memoria Bud Spencer, e con la preghiera di “Ovunque proteggi”.

https://cdnrockol-rockolcomsrl.netdna-ssl.com/0AcSwuOURzxZJTcU08BJYi9XE2c=/700x0/smart/http%3A%2F%2Fwww.rockol.it%2Fimg%2Ffoto%2Fupload%2Fvinicio-capossela-20160629-204445-k2a4439.jpg

Alla vigilia del tour estivo – ce ne sarà uno autunnale, legato al tema dell’Ombra – Capossela andava dicendo che “la sostanza della Polvere sarà di timbri forti, marcati e netti che uniscano in forma di quadri, anzi di stasimi, come nella tragedia greca, i blocchi di cui è costituita la materia emotiva del concerto: e cioè l’ancestrale, l’arcaico, il folk, la serenata, la ballata, la frontiera, la fiesta y feria, e la mitologia”. La mitologia resta sul palco, evocata da maschere e abbigliamento. In platea è decisamente fiesta y feria. È roba da sagra strapaesana dove si suda, si eccede, ci si consuma in piccoli atti di gioiosa anarchia. Si celebra la vita. Fra tutte “Le canzoni della cupa” la più apprezzata è “Nachecici”, dal repertorio di Matteo Salvatore, quella che fa “Chi muore muore, chi campa campa e nu’ piatto di maccaruni cu’ la carna”. Tutto quel che abbiamo snobbato da giovani, le musiche da feste del paese che ci facevano sembrare piccoli e provinciali, quel sapore d’Italia contadina da lasciarsi alle spalle per sentirsi moderni, emancipati ed europei, tutto questo Capossela ce lo restituisce, e con gli interessi. La gente balla, agita i cappelli, salta, ondeggia. Sentire migliaia di persone intonare quella frase, “Chi muore muore, chi campa campa e nu’ piatto di maccaruni cu’ la carna”, è uno spettacolo di esistenzialismo paesano, una prova d’arcitalianità.

(Claudio Todesco)

 

SET LIST:

La bestia nel grano

Femmine

La padrona mia

Dagarola del carpato

L’acqua chiara alla fontana

Zompa la rondinella

Franceschina la Calitrana

Componidori

Scorza di mulo

La notte di San Giovanni

Il bene mio

Lu furastiero

Nachecici

Pettarossa

Lo sposalizio di Maloservizio

Marcia del camposanto

Al veglione

Marajà

Pena de l’alma

L’uomo vivo (Inno alla gioia)

Il ballo di San Vito

Camminante

Il treno

La golondrina

Ovunque proteggi

 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale
27 feb
Scopri tutte le date

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.