Jane's Addiction, la recensione del concerto di Milano

Jane's Addiction, la recensione del concerto di Milano

“Juana’s Adicción!”

Quando risuonano le parole finali dell’intro in spagnolo di “Ritual de lo habitual”, il pubblico del Fabrique è già in delirio. I Jane's Addiction entrano sul palco, nel locale risuonano le prime note di “Stop!”, e dietro di me una donna urla come se fosse ad un concerto degli One Direction. Un uomo in giacca e camicia, di fronte a me, balla e canta la canzone a memoria. In mezzo al locale si scatena il pogo, e tutt'attorno vedo il pubblico in estasi.
Il tempo è passato, dalla “alternative nation” degli anni ’90. Non c’è neanche nessun anniversario particolare per celebrare quello storico album, che la band promette di suonare per intero. Ma il tempo sembra non essere passato per Dave Navarro: fisico tatuassimo e asciutto, con i pettorali scolpiti in vista sotto un gilè, ciuffo nero carbone e pizzetto. Perry Farrell è magrissimo, vestito con un completo rosa pallido e un cappello. Anche lui mostra decisamente meno dei 57 anni anagrafici.

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L’esecuzione completa di un album dal vivo è materia controversa: c’è chi ama la formula, e c’è chi la odia. Ma “Ritual de lo habitual” ha segnato le vite di molte persone, e si vede dalle reazioni in platea. La band lo esegue alla perfezione, con un suono potente e impeccabile, sia nei pezzi più tirati, che in quelli più rarefatti (“Classic girl”) che in quelli più psichedelici (“Of course”).

Convince meno la messa in scena che attornia la band: ragazze seminude che ballano, mimano, si svestono e si rivestono, sia di fianco al cantante che su un impalcatura sullo sfondo. “Nothing’s shocking”, come cantava la band, ma nel 1988, quando uscì il primo disco era un’affermazione reale, oggi qualche balletto ammiccante, più che scioccare, fa sorridere (o un po’ di tristezza).

Più inquietante, e a suo modo davvero scioccante, è invece lo spettacolo durante “Ted, just admit it…”, proprio la canzone in cui Farrell declama “Nothing’s shocking”, appunto. Entrano sul palco due ragazze che si esibiscono in una performance di “body suspension”, volteggiando sopra il palco appese a dei ganci ancorati sulla pelle della schiena (fate una ricerca in rete, se non siete impressionabili).

Il Perry Farrell del 2016 è quello che dice: “Che bello tornare in Italia dopo tanto tempo, questa volta mi sono fatto accompagnare da mio figlio e gli ho fatto mangiare la pizza”, e due secondi dopo è circondato da ragazze fetish e spettacoli di arte e performance estrema. Padre di famiglia e provocatore.

Ma alla fine è la musica quella che conta. I Jane’s Additiction non fanno dischi da 5 anni, ne hanno pubblicati solo 2 dopo la reunion ad inizio anni zero. Non hanno niente di nuovo da dire, ma non importa: hanno canzoni storiche. hanno segnato un’era, e le suonano da Dio: pochi bis, una cover di Bowie in apertura (una “Rebel rebel” calligrafica) e poi un 1-2-3 con “Mountain song”, “Just because” (unica concessione in scaletta ai dischi post-2000), “Ted, just admit it…”, quindi l’unico bis con la sempre emozionante “Jane says”.

Un’ora e mezza di concerto, per celebrare gli anni ’80 e ’90, un suono che ha cambiato il rock, e un album immortale. Niente di più ma neanche niente di meno: nella sua dimensione retromaniaca, un gran concerto.

(Gianni Sibilla)

 

SETLIST

Stop!
No One's Leaving
Ain't No Right
Obvious
Been Caught Stealing
Three Days
Then She Did...
Of Course
Classic Girl


Rebel Rebel
Mountain Song
Just Because
Ted, Just Admit It...

BIS
Jane Says

 

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