Diciotto estati senza Bruno Martino - VIDEO (1 / 11)

“Ognuno deve avere una sua ferita per poter cantare quella canzone e deve esserne anche avviato alla guarigione per poterla cantare in pubblico, e non a una persona sola”. (Vinicio Capossela)

C’è un’Italia lontana la cui musica risuona ancora. C’è un nome importante intorno al quale rimbomba troppo silenzio. E c’è una ricorrenza che ci piace ricordare. L’Italia è quella degli anni ‘60, fatta di canzoni balneari, sì, ma anche di musica confidenziale, come quella del compositore, musicista e cantante Bruno Martino. Un gigante. Senz’altro per me, che gli ho dedicato un libro qualche anno fa (“Odio l’estate”, Donzelli Editore, 2010), spinta da quel silenzio insopportabile che lo ha circondato in vita e in morte. Fortunatamente a fare rumore ci hanno sempre pensato le sue canzoni, eleganti eppure popolari, alcune giunte sino a noi persino con un’aurea d’immortalità, come “Estate” (nata e nota come “Odio l’estate”, privata dell’odio da Joao Gilberto, che nel 1977 ne fece un successo internazionale) e “E la chiamano estate”. E pensare che fu proprio l’estate che stava per giungere a portarci via questo grande talento: era il 12 giugno del 2000. Dicevamo ricorrenze, appunto. In questi 17 anni la notorietà delle sue canzoni non si è arrestata e in tanti, in tutto il mondo, si sono cimentanti con la sua “Estate”, divenuta così un vero standard jazz. Scritta nel 1960 da Bruno Martino e dal musicista e autore Bruno Brighetti, “Estate” nacque in modo bizzarro, visto che Brighetti ne scrisse il testo in preda a un’intossicazione di frutti di mare, e fu accolta tiepidamente da un pubblico troppo desideroso di musica vacanziera. Sarà solo l’incisione di Gilberto, molti anni dopo, a trainarla verso un destino decisamente migliore. Arduo stilare una lista delle versioni esistenti, per il crescente numero - e ve lo dice chi ci ha provato - più agevole forse soffermarsi sulle versioni degne di nota. Noi ve ne proponiamo qualcuna, in ricordo dell’uomo Bruno Martino, che, come sottolineò il suo amico Sandro Ciotti, si rifiutò sempre di diventare un personaggio per rimanere una persona.

(Paola De Simone)

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