Bridgend, Galles, 1998: i Jeff Killed John muovono i primi passi, abbracciando anima e corpo il nuovo filone groove metal/nu-metal che impazza e arriva dagli USA. Dopo cinque anni e due EP, però, la band implode praticamente sulla soglia dello studio in cui sta per entrare a incidere un terzo EP. E, come spesso accade, dalla fine di un progetto ne nasce uno nuovo e più focalizzato. È così che si formano i Bullet For My Valentine: cambio di nome, cambio di prospettiva musicale... dal nu-metal, ben eseguito ma formulaico, si arriva a un heavy personale, che miscela e ottimizza diverse influenze per creare quella che il frontman Matthew Tuck ha definito “musica metal con armonie chitarristiche e cori angelici” e “hard rock con forti influenze metal”. Se proprio vogliamo dare una definizione, l’essenza dei BFMV è un metalcore melodico, ricco di spunti radiofonici, molto energico, basato su un incessante duellare di chitarre e una voce spesso pulitissima.
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Nel 2005 il debutto del gruppo, con l’album “The Poison”, è un successo: i Bullet for My Valentine attirano l’attenzione di fan e critica, ottenendo anche ottimi ingaggi live – fra cui un tour in apertura ai Metallica, uno ai Guns N’ Roses, il palco del Vans Warped Tour. L’ascesa è rapida e porta all’uscita di cinque album in 10 anni (fra il 2005 e il 2015): ognuno è una storia a sé, con accenti differenti – i primi due sono leggermente più aggressivi – ma l’impronta è sempre quella dei BFMV.
E, come spiega Tuck, la band ha trovato il proprio equilibrio ideale fin dal primo momento, tanto che a oltre 10 anni dal debutto può permettersi di dire: “Avevamo una lista di desideri che pensavamo di non poter mai esaudire. L’abbiamo fatto invece. [...] E ora siamo arrivati a un punto in cui siamo soddisfatti: è una cosa che rende molto più facile fare ciò che facciamo”.