Red Hot Chili Peppers: Anthony Kiedis in via di guarigione dopo il ricovero. E Flea spiega perché il rock è morto con loro (e coi Pearl Jam)

Red Hot Chili Peppers: Anthony Kiedis in via di guarigione dopo il ricovero. E Flea spiega perché il rock è morto con loro (e coi Pearl Jam)

Si sono praticamente ristabilite le condizioni di salute di Anthony Kiedis, frontman della band prossima a tornare sulle scene con il nuovo album "The getaway" che esattamente una settimana fa era stata costretta a interrompere le proprie attività dal vivo a causa del ricovero del proprio cantante: a riferirlo è stato lo stesso Kiedis nel corso di un'intervista rilasciata a ET Canada.

"Fortunatamente non si è rivelato niente di grave, per quando doloroso sia stato e ci abbia costretto a cancellare due concerti. E' una cosa che non facciamo mai. Preferisco suonare anche se molto malato che non suonare affatto, ma questa volta ero proprio a terra. Sono stato portato in ospedale, lì mi hanno aiutato, e sto iniziando adesso a rendermi conto di quello che è successo. (...) Ho avuto un'infiammazione all'intestino. Adesso sono in via di guarigione, ma ci vorrà del tempo"

Mentre Kiedis era a colloquio con ET Canada, il suo compagno di gruppo Flea era ospite di Mike McCready nella trasmissione che il chitarrista dei Pearl Jam conduce sul canale del network radiofonico digitale Sirius XM Pearl Jam Radio. Interrogato sullo stato di salute del rock attuale, il bassista ha risposto così:

"All'epoca ricordo di essere davvero entusiasta di suonare dal vivo con i Pearl Jam e gli Smashing Pumpkins, perché pensavo che fosse un bel periodo per il rock. Spesso, e di recente mi è successo più volte, quando guardo al rock vedo una forma di espressione morta. Non è una cosa che ci riguardi, perché credo che la nostra rilevanza [di RHCP e Pearl Jam] sia la conseguenza dell'energia genuina che proviene dai nostri gruppi. Quando ero un ragazzino e dicevo che avrei voluto far parte di una band da grande mi dicevano 'Cazzo, sei pazzo, non troverai mai un lavoro decente in vita tua. Cosa vuoi fare, rovinarti la vita?'. Io mandavo tutti affanculo e dicevo che non me ne importava, era quello che voleva fare, l'unica cosa che avesse valore per me. Sono stato un ragazzino strano, nevrotico e solitario, il classico tipo che alle superiori bollano come frocio, e il punk rock mi ha dato asilo. Se oggi un ragazzino decide di entrare in un gruppo, invece, i grandi gli dicono: 'Bella idea: ti servirà un consulente di immagine, un avvocato e un manager, per vedere cosa si può fare. E' una grande opportunità per fare un po' di soldi, ragazzo...'"

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