Da cosa nasce cosa. E dall’abbandono dei Carcass da parte di Michael Amott è nata una formazione che – con un lavoro umile, appassionato e mirato – è divenuta una delle più importanti e rappresentative della scena melodic death metal contemporanea. Gli Arch Enemy.
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Nel 1996 la band muove i suoi primi passi, con Amott, il suo fratello minore Cristopher e l’ex cantante dei Carnage, Johan Liiva. I passi divengono sempre più lunghi e sicuri, segnati da un death melodico e aggressivo al tempo stesso, capace di attirare i fan della musica più estrema e quelli del metallo più classico. Questo è il punto di forza intrinseco della band, ovvero la capacità di fare da ponte e trait d’union fra due mondi inizialmente percepiti come antitetici e contrapposti... ed è proprio grazie a questa dote che da side-project gli Arch Enemy si evolvono e divengono una band a tutti gli effetti.
Ma la loro vita non è semplice: nel 2000, infatti, dopo ben tre album, Liiva viene cacciato per supposta incapacità di rendere al top dal vivo; al suo posto arriva Angela Gossow, dalla Germania, che diviene in pratica ben presto la frontwoman/immagine del gruppo. Una metal girl potente, determinata, forte e senza peli sulla lingua, che fino al 2014 (e per ben cinque album) resta saldamente in prima linea, divenendo anche un modello da imitare per molte donne del metal. Poi, dopo lunghe riflessioni, proprio nel 2014 Angela compie una scelta radicale: decide di abbandonare il palco, per continuare a essere invece la manager del gruppo. Resta in famiglia, quindi, ma lavora nelle retrovie.
Al suo posto entra in formazione Alissa White-Glutz, vocalist canadese che ha militato nei The Agonist e che di Angela era già una buona amica. Un passaggio di testimone, insomma, che i fan inizialmente accolgono con sorpresa, sgomento e diffidenza. Ma l’album che la band incide con Alissa fuga ogni dubbio: gli Arch Enemy hanno trovato una nuova cantante all’altezza di Angela Gossow e capace di portare il gruppo verso un nuovo, esaltante, corso.