Eurovision, proteste e minacce dalla Russia

Eurovision, proteste e minacce dalla Russia

La vittoria dell’Ucraina con Jamala all'Eurovision Song Contest ha generato strascichi diplomatici, confermando la dimensione "geopolitica" della manifestazione.

La canzone vincitrice, “1944”, raccontava della deportazione dei Tatari in Crimea del 1944, con riferimenti impliciti  alla terra contesa con la Russia dal 2014.  Oggi si sono fatte sentire forti le voci della Russia (che è arrivata invece terza).

La prima protesta è stata del vicepresidente della commissione Difesa e Sicurezza del Consiglio della Federazione Russa Franz Klintsevich, che ha chiesto il boicottaggio da parte della sua nazione alla prossima edizione.

Il primo ministro Dmitry Rogozin ha scritto su Twitter "La prossima volta manderemo Sergey Shnurov. Il messaggio sarà chiaro", riferendosi ad un cantante noto per le proprie prese di posizioni nazionaliste. Il capo ufficio stampa del dipartimento dell'informazione del Ministero degli Eesteri Maria Zakharova ha ipotizzato di mandare un cantante "pro-Assad" alla prossima edizione, che sostenga il controverso presidente della Siria, alleato russo.

Sono solo alcuni esempi, i più rilevanti, delle reazioni da parti di esponenti politici alla vittoria dell'Ucraina. Per non parlare di quelle dei media: diverse testate russe hanno teorizzato un complotto per far vincere l'Ucraina, dichiarando Sergey Lazarev, il cantante locale in gara con "You Are the Only One", il trionfatore morale della manifestazione.

 

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