Tre album per passare alla storia sono sufficienti. E fra le band che l’hanno fatto ci sono i Rage Against The Machine, gran maestri di cerimonia del rap metal – che hanno in pratica lanciato su scala mondiale, creando una scia di emuli (nessuno che abbia mai raggiunto, però, il loro status). I titoli sono pietre miliari: “Rage Against the Machine” (1992), “Evil Empire” (1996) e “The Battle of Los Angeles” (1999).
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Nati dalle ceneri degli Inside Out – hardcore band di caratura elevatissima, con un solo EP all’attivo, in cui cantava il frontman Zack De La Rocha – e dei rocker Lock Up in cui militava Tom Morello, già dal nome – mutuato dal guru dell’hardcore Kent McClard, che utilizzò l’espressione nella sua storica fanzine “No Answers” nel 1989 – fin dal debutto i RATM uniscono la potenza del punk hardcore, la pesantezza del metal e la forza espressiva del rap... il tutto condito con un messaggio fortemente rivoluzionario.
Fra il 1992 e il 2000 la band infiamma palchi e pubblico di tutto il mondo, lasciando ai posteri veri e propri inni (chi non ha mai cantato a squarciagola il testo di “Killing in the name”, con quella frase iconica che recita “Fuck you, I won't do what you tell me”?); poi un successo enorme e le spire di quel capitalismo contro cui tanti si scagliano nei loro testi, producono un effetto devastante sul gruppo, che viene minato da conflitti interni profondi e una comprensibile crisi di identità.
Ci vogliono sette anni per convincere i RATM a riconciliarsi e a tornare in attività, ma senza alcuna idea di scrivere nuovo materiale. La band è ancora viva e vegeta, ma si limita ad apparizioni live mirate dal 2007 fino al 2011- anno che segna l’ultimo live suonato, ma non lo scioglimento. Come ha detto il bassista Tim Commerford: “Potremmo tornare fra 10 anni o domani. È tipico del modo in cui la band agisce”. In attesa, abbiamo i loro dischi per respirare il mito.