Cuore di metallo: System Of A Down

Cuore di metallo: System Of A Down

Stati Uniti e Armenia: due mondi agli antipodi che trovano una sintesi – praticamente come per magia – nella musica dei System Of A Down, quartetto con base a Glendale (California), ma fondato da musicisti con radici e discendenze armene. I nomi, del resto, sono più che eloquenti: Serj Tankian (voce, tastiere, chitarra), Daron Malakian (chitarra e voce), Shavo Odadjian (basso, cori), John Dolmayan (batteria).

Attivi dal 1994 – il nome della band deriva da una poesia scritta da Malakian – i SOAD sono dei veri campioni, per non dire la band più rappresentativa, del genere nu-metal/groove metal: un insieme di sonorità che ebbe un momento di grande esposizione a metà degli anni Novanta, per poi scomparire o quasi dalle mappe. Ma non i System Of A Down che, grazie a personalità e stile superiori, hanno trasceso la ciclicità di mode e sensazioni del momento... e infatti sono ancora vitali e creativi, perseguendo il proprio stile.

I SYSTEM OF A DOWN SONO PROTAGONISTI DI METAL FOR THE MASSES: SCOPRI IL CATALOGO SONY MUSIC CENTURY MEDIA A PREZZO SPECIALE

Il debutto di Tankian e soci – l’omonimo album del 1998 – è ancora oggi una pietra miliare del metal, oltre a rappresentare un disco che cambiò lo scenario e la prospettiva di molti fan, in pratica portando a compimento e maturazione totale gli spunti di quello che tutti conoscono come nu-metal.
Intransigenti, cupi, capaci di repentini cambi d’atmosfera senza il minimo calo di tensione emotiva... all’epoca del loro debutto qualcuno li descrisse come un mix far il thrash-death degli Slayer più feroci e gli scenari genialoidi, imprevedibili, evocati dai Faith No More al top... una combinazione che sulla carta potrebbe sembrare indigesta, ma che fan e mercato erano più che vogliosi di sperimentare. E lo testimoniano i 12 milioni circa di copie vendute del loro secondo album – l’altrettanto mitico “Toxicity” (2001) – così come i due dischi del 2005, “Mezmerize” e “Hypnotize”, che schizzarono dritti in cima alle classifiche statunitensi all’uscita.

Grandissimi, quindi. Ma anche speciali. Tanto che all’apice della loro popolarità – nel 2006 – decisero di prendersi una pausa di ben quattro anni, per lavorare a progetti solisti e seguire collaborazioni con altri artisti. Un modo per prendere respiro e distaccarsi da un meccanismo che schiaccia tante band, incapaci di gestire il peso successo – tanto che il ritorno del 2010 è stato all’insegna di una ancor maggiore consapevolezza e caratterizzato dall’assoluta mancanza di fretta nel consegnare al mercato nuova musica: i SOAD seguono i propri ritmi e danno la precedenza al messaggio (soprattutto quello legato a temi sociali, politici e alla questione del genocidio del popolo armeno da parte della Turchia).

Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.